Vale “sempreverde” spegne 37 candeline puntando al 10° titolo

Valentino Rossi “sempreverde” soffia sulle 37 candeline puntando al titolo iridato numero 10

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Domani a Phillip Island la MotoGP è impegnata nel secondo round dei test ufficiali 2016 con uno dei suoi protagonisti, ancora il più atteso, che scende in pista entrando nei 38 anni. Parliamo ovviamente di Valentino Rossi che oggi 16 febbraio 2016 compie 37 anni, più che splendidamente portati, al quale mandiamo come Motoblog i più sinceri auguri: “cento di questi giorni, Vale!”.

In pista Valentino ancora oggi è fra (i pochi) – 4 o 5 - piloti in grado di lottare per il podio in ogni Gran Premio e per il titolo della premier class. Si può anzi dire che (almeno fino al 2015) è il Rossi più forte di sempre capace di portare a sintesi passione, talento, determinazione, tecnica con l’esperienza ineguagliabile di 20 anni di agonismo al top. Nel motociclismo di qualche decennio addietro i 30 anni costituivano per un pilota il crinale, il momento per decidere se continuare o no la carriera di corridore. Il tetto dei 40 anni per i piloti da mondiale era un miraggio sul quale quasi nessuno osava avventurarsi.

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C’è voluto Max Biaggi a rompere – da vincente nel mondiale WSBK - questo tabù, ma appunto è roba dei giorni nostri. Nel motociclismo de: “I giorni del coraggio” non sono stati pochi i grandi campioni che hanno abbandonato la scena attorno ai 30 anni (un esempio il nostro Carlo Ubbiali 9 volte campione del Mondo che diede forfait a fine 1960 non ancora trentunenne), ma tanti altri appesero il casco da centauro al chiodo prima dei 30 anni: Surtees, Duke, Hailwood (alcuni passando alle 4 ruote), molti come Phil Read sui 35 anni, così come il mitico 15 volte iridato Giacomo Agostini disse addio al motomondiale alla stessa età, 35enne.

Per non parlare dei tanti (troppi!) piloti morti prematuramente in pista prima dei 30 anni come Hocking, Herrero, Parlotti, Torras, Ivy, Saarinen o fra i 30 e i 35 come Angelo Bergamonti a 32 anni, Dario Ambrosini a 33, Renzo Pasolini a 34 ecc. Ma torniamo al festeggiato, a Valentino Rossi che, fra i tanti titoli, meriterebbe anche quello di “capitano” di una virtuale squadra azzurra Made in Italy o forse anche quella di “ambasciatore onorario” (in carica) del motomondiale. Fra l’altro, come noto, il “Dottore” – oltre a battagliare in pista e nel …proprio Ranch – riveste magnificamente altri ruoli: il talent scout, il trainer, l’imprenditore, il consulente ecc. Insomma siamo in presenza di un personaggio … non comune, cui il motociclismo (tutto) deve molto.

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Così come non si può sparare sulla Croce Rossa e non si deve sparlare di Garibaldi nel giorno del suo compleanno lustreremo una sola parte della medaglia di Valentino, quella positiva, tralasciando la parte non priva di limiti, come per tutti i mortali. I motivi del successo dell’asso pesarese sono tanti: oltre che fuoriclasse innato e geniale interprete del motociclismo-show, Rossi è un “maniaco” perfezionista, sul piano tecnico, sul piano psicologico e su quello dell’immagine. Il pilota pesarese, nelle varie stagioni, è stato protagonista di forti cambiamenti, specie in queste ultime: ha modificato la propria guida con uno stile più aggressivo lasciando scivolare ancor di più la moto in curva e privilegiando la percorrenza e l’uscita di curva più della staccata ecc.

Dopo un approccio “diplomatico” nei confronti di Lorenzo e Marquez, a fine 2015 Rossi ha incrociato le lame, in pista e fuori, accusando gli spagnoli del famoso controverso complotto. Gli “amici” da “avversari” sono diventati “nemici”, come ai ... “bei tempi andati” con Biaggi, Gibernau, Stoner ecc
Comunque vada in questa nuova stagione 2016 che sta per iniziare, Rossi resta Rossi, non solo per i suoi titoli e le sue vittorie e per quanto ha dato al motociclismo proiettandolo in una dimensione planetaria fuori dagli steccati degli appassionati, ma per ciò che oggi ancora rappresenta.

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Ribadiamo quanto scritto un anno fa su Motoblog: “Il motociclismo ha ancora bisogno di Valentino competitivo in pista: non è ancora pronto al contraccolpo di un forfait che renderebbe orfano l’intero motomondiale. Piaccia o no, è così. Certo, la legge dello sport non perdona: ovvio che Rossi non è più quello di prima, ma ciò non toglie che si possa sopperire con la volontà e l’esperienza, con la raffinatezza tattico-strategica, a una minor aggressività. E’ questa la carta che Valentino giocherà, senza l’ossessione del … risultato. Con la serena consapevolezza di dover compiere semplicemente un … miracolo”.

Ecco, il miracolo del titolo numero dieci. Provaci ancora, Valentino!

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