L’arte di correre in motocicletta. La preparazione psico-fisica. Piloti “tirati” come Agostini, Biaggi e Rossi e piloti con la sigaretta in bocca come Pasolini e Sheene

MotoGP 2015 - L'importanza della preparazione fisica per i piloti. Differenze tra atleti di oggi e quelli del passato...

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Nel suo bellissimo libro scritto nel 1963 con il suo amico giornalista Murray Walker “L’arte di correre in motocicletta” Mike Hailwood dedica molte pagine su come il pilota deve prepararsi al meglio sul piano psico-fisico per una gara, per un campionato, per fare una bella carriera.

Hailwood indicava con puntiglio il valore della preparazione atletica e psicologica del pilota ma andava ben oltre il perimetro tecnico-scientifico della questione in oggetto dando alle corse uno spessore “culturale”, per cui correre diventava (diventa) un’arte, con il corridore protagonista principale, nelle vesti di “artista”. Ma non tutti col pennello in mano sono Giotto o Raffaello. E, come diceva Don Abbondio: “Se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare”, così anche nel motociclismo, se uno non ha la “stoffa” non sfonda e tanto meno entra nel firmamento delle stelle del motomondiale.

Ma il giusto approccio alle corse e la giusta applicazione, se non possono sostituire la mancanza del talento naturale, possono contribuire a raggiungere risultati comunque positivi. Nel libro Mike, oltre alla parte del pilota “tecnico” al lavoro sul proprio mezzo, spiega meticolosamente ogni cosa per tenersi in forma: come non farsi arrugginire nel lungo inverno, ma anche quanto zucchero mettere nel caffelatte la mattina di una gara e come condire gli spaghetti alle 11 quando la corsa inizia alle 14.

Chi come l’estensore di queste brevi note ha conosciuto (da vicino) il fuoriclasse inglese sa bene che poi, almeno sul piano … alimentare, Mike the Bike non era così scrupoloso e attento, tutt’altro, esibendosi sovente a … gomito alzato, in veri e propri “fuorigiri”. Ceri eccessi però non lo hanno limitato nella sua carriera, tanto da vincere 9 titoli mondiali ed essere definito dai più (il sottoscritto è fra questi) il “number one” del motociclismo di tutti i tempi, al pari di Tazio Nuvolari.

Oggi quasi tutti i piloti – anche nel letargo invernale - seguono una preparazione atletica programmata, articolata e curata nei minimi particolari, affidandosi per lo più alle cure di esperti alla pari dei campioni di altri sport quali calcio, basket, ciclismo, sci, atletica, automobilismo ecc., ovviamente con la specificità richiesta dal motociclismo, sport con un mezzo a motore, sport complesso e pericoloso. Da Marquez, Rossi, Lorenzo, Pedrosa, giù giù fino ai piloti della Moto 2 e della Moto 3, tutti si presentano nella miglior condizione psicofisica, addirittura con fasi di concentrazione ad hoc e di riscaldamento nella mattina delle gare, fino a pochi minuti dallo schieramento di partenza. Ciò vale anche per i piloti dei campionati nazionali e addirittura per i trofei con pilotini sotto i 14 anni.

Oggi è così, con la logica del professionismo in ogni segmento delle corse, a cominciare, appunto, dalla condizione psico-fisica del pilota. Ma è sempre stato così? No. A parte qualche sprazzo di alcuni grandi piloti inglesi (Goffrey Duke, John Surtees maniaci della forma psico-fisica a differenza di altri più … disinvolti quali Lomas, McIntyre, Amm, Hocking, Ivy, Read su su fino a John Kocinsky ecc. ), in Italia la svolta è stata data da Giacomo Agostini, consapevole sin dall’inizio della sua straordinaria carriera di quanto poteva incidere la preparazione personale per gestire lo sforzo fisico (si pensi al TT inglese con gare di oltre 300 Km) e lo stress mentale. Ago è stato il primo a programmare – inverno compreso – e a gestire il proprio stato di forma anche se poi va riconosciuta a Kenny Roberts l’idea di estendere a 360 gradi la preparazione, fondando in California il “Ranch” e anticipando di oltre 40 anni quanto fatto oggi egregiamente da Valentino Rossi.

Passeranno anni prima di ritrovare lo stesso livello di professionalità nella preparazione (una positiva eccezione è stato Luca Cadalora) e sarà ancora un italiano, Max Biaggi ad eccellere con il supporto instancabile di un professionista “fiosioterapista-psicologo” quale Marino Laghi. Il fuoriclasse romano curava (cura) i tre aspetti fondamentali quali la preparazione fisica, quella psicologica e quella nutrizionale (preparazione invernale e preparazione pre gara) e lo fa egregiamente, come dimostra il suo ultimo titolo mondiale Sbk all’età di 40 anni!

Valentino Rossi, oltre al gran lavoro sul proprio fisico, si focalizza sulla preparazione psicologica (concentrazione, motivazione, aggressività in corsa e fuori corsa ecc.) ben sapendo quanto vale la “forza mentale” - il carattere - nella bagarre della MotoGP e nell’affermazione della leadership in pista e … fuori. Il pesarese 9 volte campione del mondo, grande comunicatore e grande improvvisatore (anche di battute) è l’esempio di come si gestisce oggi un atleta protagonista a livello mondiale. Dice Rossi: “In palestra, l’allenamento è standard, con i pesi, poi mi alleno in moto, motocross e supermotard alla “cava”, per non perdere il feeling e la manualità con i comandi della moto”.

Insomma, talento e manico (naturale), fisico (bestiale) con forza, agilità, elasticità, e (grande) testa sono il mix vincente senza i quali è inutile avere la moto di .. Marc Marquez. Esempi significativi ci furono anche negli anni ’60, ad esempio la Benelli “invitava” i propri piloti a eseguire gli allenamenti invernali insieme ai pugili (sì, i boxeur!) della omonima scuderia del leoncino con esercizi in palestra, footing sul monte San Bartolo e in riva all’Adriatico ecc.

C’erano anche piloti con idee … extra, come quelle del 3 volte iridato Eugenio Lazzarini (meticolosissimo su ogni particolare, dalla moto a se stesso …) che nelle lunghe serate invernali si stendeva sotto la carenatura di una moto di … legno (dalle dimensioni del bolide con cui avrebbe gareggiato in primavera) piazzata a ridosso del letto e davanti allo specchio dell’armadio per migliorare il proprio stile e la propria impostazione aerodinamica.

Alcuni piloti (Renzo Pasolini e tanti altri) si impegnavano con il motocross, altri con la bicicletta, i più con la… forchetta a tavola con il risultato di arrivare il 19 marzo alla prima corsa stagionale di Modena con il … fiatone e la … pancetta. Da ottobre a marzo nessun pilota saliva su una moto da corsa in circuito e le poche eccezioni (alcuni piloti inglesi impegnati nelle corse in Sud Africa) confermano la regola.

Oggi nessun pilota (e Mattia Pasini?) fuma sigarette, ma chi non ricorda Renzo Pasolini, Barry Sheene, Bill Ivy, Jack Findlay, Paolo Campanelli e tanti altri giungere in moto sulla linea di partenza con la sigaretta in bocca, accesa? Oggi, siamo in un altro mondo. Un esempio? Viene dal sedicenne riminese Enea Bastianini, appassionato di ginnastica artistica. “Mi piace e mi torna anche molto utile per correre in moto. La mia preparazione si divide quindi fra gli esercizi di ginnastica artistica - tre giorni a settimana - e la palestra - due giorni. Mi alleno a Riccione, assieme ad un altro gruppetto di ragazzi, e i miei esercizi spaziano dalle parallele agli anelli, fino allo stretching e al volteggio a corpo libero. Evito soltanto la trave, che è un po’ pericolosa e potrebbe farmi incorrere in qualche infortunio…”. Capito?

Sono, questi, solo pochi esempi per una riflessione su un tema – quello della preparazione del pilota – poco conosciuto ma estremamente importante per il risultato. Non è stata la preparazione fisica sbagliata la causa della stagione 2014 al di sotto delle aspettative di Jorge Lorenzo?

In questi anni (almeno da due decenni) si deve alla Clinica Mobile del Dottor Claudio Costa e dei suoi straordinari collaboratori (in partnership con Dorna, Fim e Fmi ecc.) quel salto di qualità che ha permesso e permette ai piloti di correre nel migliore stato di forma, tassello fondamentale anche per la sicurezza. Concludendo, la cura della messa “a punto” del pilota sul piano fisico e mentale deve essere allo stesso livello della messa “a punto” della moto da corsa. Oggi, ancor più di ieri, nel motociclismo agonistico non c’è spazio per l’improvvisazione e l’impreparazione.

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