Paolo Simoncelli: "Marquez è come il mio Sic"

A pochi giorni dal secondo anniversario della scomparsa del pilota e alla vigilia del cruciale week end di Phillip Island, il padre del Sic dice la sua su Marc Marquez.

Il 23 ottobre saranno due anni e Paolo Simoncelli, il baffuto e silenzioso padre del Sic, si appresta a celebrare il doloroso secondo anniversario dalla scomparsa del figlio Marco. Il sig. Simoncelli è uno che conosce bene le moto, i circuiti, i piloti e non è certo solito spararle grosse. In una recente intervista a Eurosport ha paragonato Marc Marquez, che domenica prossima potrebbe laurearsi Campione Mondiale della MotoGP, al figlio Marco. Ma non come talento.

Simoncelli vede il rookie della Honda affine al figlio per la sua spontaneità, l'irruenza, la grinta: qualità che portano a fare errori (e Marco ne commetteva parecchi) ma che dimostrano una passione sconfinata per le due ruote. Il tentato sorpasso di Marquez ai danni di Pedrosa ad Aragon, che tanto ha fatto discutere nelle ultime settimane sarebbe da assolvere senza mezzi termini:

“I discorsi delle ultime settimane hanno stancato. E il sorpasso all’interno e la staccata troppo lunga e la spallata... Tutte balle. In gara si deve fare di tutto per vincere e se c’è anche un minimo spazio libero bisogna infilarsi e dare gas. Se continuiamo così tra un po’ allora montiamo anche le frecce sulle moto e diciamo che i sorpassi si possono fare solamente quando la luce è accesa come in autostrada."

Marquez come il Sic, un pilota guascone, senza paura, che fa divertire e applaudire il pubblico. Queste sono le gare, per Paolo Simoncelli:

"Io penso che Marquez, per come ho avuto modo di conoscerlo quando frequentavo il paddock e per come ne parlano i media, sia uno della stessa pasta del Sic. Uno che si diverte, prende la vita col sorriso e quando scende in pista corre per vincere e va dritto al punto fregandosene di tutti i discorsi e di tutti i rompiballe”.

Non è passato inosservato l'omaggio di Valentino Rossi al Sic, con il pesarese che a Sepang è sceso in pista sventolando una bandiera con il numero 58 a ricordare l'amico:

“Quel gesto mi ha commosso. Vale è un signore, si sta comportando esattamente allo stesso modo in cui si sarebbe comportato Marco se questa tragedia fosse a parti invertite”.

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