MotoGP, il calo degli ascolti Tv segnale di crisi del motociclismo “partigiano” e dei clan

Il calo degli ascolti Tv della MotoGP ad Aragon è un chiaro segnale di crisi del motociclismo “partigiano” e dei clan

Più si alza il tono partigiano e gossiparo dei commentatori televisivi, più calano gli ascolti MotoGP, ad Aragon “solo” 3,4 milioni ed il 17,75% di share. Stavolta non ci sono neppure più neppure i tentativi di arrampicarsi sugli specchi cercando scuse relative al meteo (troppo caldo o troppo freddo), al fuso orario (in Spagna l’orologio batte la stessa ora dell’Italia), alla festa concomitante del santo patrono di paese. La MotoGP (idem per Moto 2 e Moto 3) ha una curva discendente di telespettatori – pochissime le eccezioni che confermano la tendenza – nonché un calo di spettatori in quasi tutti gli autodromi e nessuno pare interessato, tanto meno allarmato.

I numeri parlano da soli: ad Aragon solamente 3.481.100 telespettatori pari al 17,75% contro 4,6 milioni dell’ultimo Gran Premio di San Marino-Riviera di Rimini a Misano, una perdita di oltre un milione e 200 mila persone sul totale sotto i 5 milioni! Una debacle che in qualsiasi azienda in un mercato libero porterebbe a una analisi generale (sullo stato del motociclismo) e a una analisi interna (su come si è impostato e si impostano e si conducono la telecronaca e i programmi di approfondimento) con le conseguenti e opportune decisioni. Perché niente di tutto ciò avviene?

Perché c’è un vero e proprio terrore di intaccare il castello costruito in tutti questi anni dove tutto è stato incentrato e tutto ruota attorno a un’unica star (Valentino Rossi) e a un motomondiale ridotto a luna park “ad invito”, dopo aver passato un durissimo colpo di spugna su 60 anni di storia, sulle Case (in primis quelle italiane), sugli appassionati, su tutti gli altri piloti meno uno. Si è fatta terra bruciata per dare il massimo della luce a un’unica impostazione, a un unico pilota, a un unico team di cortigiani, con la mono musica dettata totalmente dalla Dorna padrona assoluta di tutto quel che è rimasto delle corse motociclistiche importanti.

E con la FIM e la FMI ridotte a soprammobili impolverati e inutili. E’ addirittura scandaloso che anche rispetto ai giovanissimi piloti italiani “emergenti” nel motomondiale (e non solo) fanno notizia solo quelli che passano per il “ranch” di Tavullia e si inventano “fenomeni” addirittura perché parenti stretti della star number one. Si possono fare mille esempi e non è detto che piano piano non li facciamo. C’è nel paddok e zone limitrofe uno sgomitare pari a quello della politica Made in Italy per entrare nell’hospitality giusta, dove se ti va male, esci a stomaco pieno e con un cappellino in testa.

Il tarlo della partigianeria e della cortigianeria, nonché del pressapochismo e della mancanza di cultura (delle corse), sta corrodendo le corse, in pista e nell’intero ambiente. Di questo passo del grande motociclismo resterà solo un bel ricordo.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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