MotoGP, Rossi dà il benservito al “mago” Burgess?

Il binomio Valentino Rossi e Jeremy Burgess al copolinea? Tutti i dettagli della separazione


Da giorni il tam-tam del ristretto giro di Valentino Rossi ripeteva lo stesso segnale relativo a forti crepe nel rapporto fra il fuoriclasse pesarese e il “mago” australiano Geremy Burgess.

Poi i segnali di fumo si trasformano in una notizia pubblica con la “bomba” lanciata nella tarda serata di ieri dalla sempre bene informata Radio Tavullia: “Il rapporto di Vale con Jeremy si è guastato”. Tradotto, suona come il benservito del nove campione del mondo al suo capo tecnico storico, se non una richiesta secca di licenziamento, di certo la fine di uno storico idillio.

Succede nelle corse di moto e di auto, dove tutto fila sempre liscio quando podi e vittorie si susseguono ma poi tutto si incrina quando i risultati non arrivano. Anche qui contano i rapporti di forza fra i protagonisti: quando il pilota è in auge è lui a dettar legge e a prendersi i maggiori meriti dei successi mentre quando a vincere sono gli avversari, allora il pilota cerca di difendersi incolpando la moto o il team o la sfortuna.

Qui siamo di fronte a giganti, un pilota nove volte campione del mondo e un super tecnico pluri titolato con gente dal calibro di Mamola, Spencer, Gardner, Doohan e, appunto, Rossi. Giganti da 12 anni insieme da vincenti, almeno fino alla fallimentare stagione in Ducati (“Arriviamo noi è mettiamo a posto le Rosse in un baleno”…) e poi la non esaltante stagione 2013, con uno zoppicante ritorno in Yamaha, moto iridata in carica e tutt’ora in lizza per il titolo, moto spesso vincente con Jorge Lorenzo e in affanno con Valentino.

Da qui i primi visi lunghi, i primi silenzi, le prime parole di troppo nel retro box e dintorni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso – si dice – sta in una intervista che Burgess ha rilasciato al quotidiano spagnolo Marca il 13 giugno di quest’anno – “Valentino inizia a sentire il peso dell’età, il tempo passa e se dovesse vincere un altro mondiale sarebbe un miracolo”. Non bastasse, Burgess ribadiva che le responsabilità dell'andamento di una gara vanno all'80% al pilota e al 20% alla moto.

Quindi i risultati non arrivano e le responsabilità maggiori stanno nel pilota. Come dire, Rossi non è più Rossi, non è più un vincente. Valentino, oltre che gran manico, ha molte qualità, ma in pista e fuori non gradisce chi osa solamente sfiorare il dubbio che lui non sia più il number one. Quando poi, come pare in questo caso, la crepa viene dai vertici del suo team, addirittura dal suo capo tecnico, non rimane che la cesoia: zac! Un taglio netto.

Con l’ultimo round mondiale fra poche ore, non servono smentite. Pare proprio che il 60enne Geremy scelga presto la via di un meritato riposo, comunque impegni fuori dalla mischia diretta in pista. Poi, se il 2014 sarà la fotocopia del 2013, toccherà a Rossi. La ruota gira.

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