Aprilia RSV4 Factory Test: "che moto!"

RSV4 Factory Test Misano

"Che moto!": questa la frase ricorrente che ho sentito in giro per il (bagnato) paddock del circuito di Misano. E questo è stato pure il mio pensiero (ricorrente) dopo i primi 30 minuti in sella ad una delle quanto mai sexy RSV4 Factory che gli uomini Aprilia ci avevano messo gentilmente a disposizione. Tanto che l'unica cosa che mi dispiace è potervelo raccontare solo parole, perchè quello che si respirava nel paddock di Misano era un entusiasmo generale quasi d'altri tempi. Un po' come a voler dimenticare tutti la crisi.

E lasciarci così cullare da un sano ottimismo condito da quel pizzico di follia che solo progetti come questo del V4 made in Noale possono avere. Ma che l'occasione fosse di quelle veramente speciali non ci è voluto molto perchè me ne rendessi conto: nonostante la crisi pare aver tolto (l'inutile) vezzo del viaggio su piste lontane del mondo, il Press launch della super sportiva Aprilia ha visto in pratica tutta l'azienda presente in Pompa Magna, reparto corse ovviamente compreso.

Ma lasciamo da parte il contesto e anche la giornata in parte segnata dalla sfiga (da leggersi come meteo decisamente bagnato, almeno fino all'ultimo "troppocortoetroppoveloce turno del pomeriggio") e torniamo a quell'entusiasmo di cui parlavamo. Che era tanto e motivato, nonostante le aspettative fossero già alte. Perchè dalle parti di Noale non sono nuovi ad operazioni di questo tipo, specie quando c'è da giocare da duri - come nel Mondiale Superbike - e non si tratta solo di stupire il motociclista medio con effetti speciali come un gas elettronico.

RSV4 Factory Test Misano
RSV4 Factory Test Misano
RSV4 Factory Test Misano


E le cose serie in Aprilia le sanno fare molto bene. Ecco perchè:

La prova
Della RSV4 Factory vi abbiamo già parlato in lungo ed in largo, a partire dalla tecnica per finire con il progetto e perfino del suo sound pauroso: bene ora cercherò di raccontarvi come va. E anche se la cosa non è così facile - 3 turni da 30 minuti su una pista per il 70% bagnata sono maledettamente pochi - questi primi passi insieme a lei sono stati un qualcosa di molto profondo.

RSV4 Factory Test Misano
RSV4 Factory Test Misano
RSV4 Factory Test Misano

L'approccio è il classico, ti avvicini a lei e intanto la guardi. E pensi: "cavolo, l'hanno fatta proprio bella!" Ma man mano che mi avvicino e scopro che il motore è già acceso, l'attenzione va tutto al suo suono, che è un qualcosa di completamente nuovo. Non c'è nulla del 4 in linea, ma allo stesso tempo neanche del bicilindrico, almeno come ne sentiamo su questa terra. Di sicuro mi rendo conto che "pistona", e fa capire che di steroidi ne ha presi a volontà.

Rompo gli indugi, mi siedo in sella ed il deja vu chiamato RSV1000 mi sfiora soltanto. La RSV4 è molto più corta, stretta, compatta e solo nell'altezza non aggiunge un altro più (e questo è un bene). Non c'è tempo di guardarsi troppo intorno e si parte. Metto la prima e sfioro il gas che trasmette non so quante migliaia di impulsi ad una centralina che a sua volta parla con l'iniezione, con i due iniettori per cilindro, la valvola parzializzatrice allo scarico e tutto il resto: ci sarebbe da farsi venire il mal di testa, ma io non me ne accorgo di tutti questi passaggi. Buon segno.

In compenso appena allungo un poco la seconda un brivido mi corre lungo la schiena. Il primo giro è come il primo ballo alla festa di scuola con la vostra compagna preferita: un bellissimo mix di emozioni ed una certa riverenza, conditi solo da qualche brutto pensiero dedicato alla maledetta pioggia. Ma non per questo posso dire oggi di non averne dei ricordi indelebili. E quello della RSV4 ha fatto si recuperassi il file quasi cancellato dedicato alla possibilità che un rettilineo possa essere divertente: seconda, terza, quarta... "merda...merda..merda meglio che freno che è bagnato!"

Il tempo di ristabilire la calma è mi chiedo dove è il trucco. Perché i 4 cilindri 1000 in linea sono dei missili lanciati a briglia sciolta, i bicilindrici pompati sono dei pallettoni sparati da fucili potentissimi, ma i V4 da "corsa" da oggi so che sono come Superman che prende il volo. Non ti strappa ne stupisce con effetti speciali, ma semplicemente parte e non si ferma più: progressivo, costante, fin quasi dolce quando le cifre del contagiri sono ancora basse e sempre più teso e fin quasi inarrestabile all'avvicinarsi della zona rossa.

Prendete una delle più grandi dighe del mondo, spaccate di botto la sua parete principale e guardate l'acqua che esce: ecco, questa è l'erogazione del nuovo V4 della RSV4. Non un fiume in piena, ma la piena dei fiumi più gonfi e carichi d'acqua che possiate immaginare. Non c'è un buco, un incertezza, tanto che sulle prime ci si chiede se i 180cv ci sono tutti. Ma il gusto di spingerlo fa cadere di qualsiasi interesse il dubbio: va come un dannato.

E non è una questione di mappature - comandabili tramite il tasto "start" a motore acceso schiacciando la frizione - perchè se la "Road" non la ho provata, posso dire che la "Sport" fa paura e la "Track" fa spavento: nel primo caso le prime 3 marce sono "limitate", nel secondo son 180cv sempre lì. Dannatamente pronti a venire fuori nonostante manchi il filo. Questo vuol dire che se con una 1000 "jap" si apre il gas con una certa cautela in curva, con la RSV4 ci si pensa proprio su: "morirò se lo apro ora? aspetto ancora un metro?" E pensieri così insomma...

Ma poi la verità è che se non avete il cuore ed il coraggio di Biaggi o Nakano - doti che io non ho di sicuro - la RSV4 asseconda comunque. Tanto girate la manopola e tanto lei vi darà. E se lo dice uno che ha sempre odiato quel sistema che si chiama "drive by wire" un pochino almeno dovete fidarvi. Non ha la risposta del filo, quella forse non la avrà mai e magari la rimpiangeremo sempre - in certi transitori uno "zac" di scalino sembra rimanere - ma se gas elettronico deve essere allora che sia come questo messo a punto a Noale.

RSV4 Factory Test Misano
RSV4 Factory Test Misano
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Un insieme perfetto
Ma a parte delle meritatissime sviolinate su tanto motore, il pezzo forte deve ancora arrivare: l'insieme. La RSV4 è figlia di un progetto unico, amalgamato e studiato con designer, ingegneri, motoristi e anche accessoristi tutti appassionatamente a braccetto. E la cosa si vede e si sente come in poche moto: la V4 di Noale è un meraviglioso tutt'uno di motore, telaio, sospensioni e freni.

Lo percepisco ai primi abbozzi di staccata seria - quando dopo che hai divorato qualsiasi rettilineo - freni ed avantreno ti rallentano esattamente come lo vorresti. Tutto è sotto controllo, anche il posteriore (che tende a scaricarsi un po' troppo, complici i settaggi di serie e il passo molto corto) ma che non scappa mai. Si muove un po', ti fa sentire pilota vero, ma non arriva mai a spaventare.

E poi entro in curva e capisco che qualcuno ha messo un solco sulla mia ruota anteriore e la ha anche assicurata con un lucchetto in quel preciso punto: entra con un fulmine la RSV4, e da lì non si sposta. Senza ombra di dubbio è questa la sua dote dinamica più bella e riuscita, perchè invece in'uscita di curva tra lo schiaffo dei cavalli e il retrotreno che si siede un poco, c' è da lavorare di più.

Tanto da vedere anche qualche accenno di sbacchettata, visto che con quei cavalli attaccarmi al manubrio viene fin troppo naturale, che solo la solita ciclistica sana quieta rapidamente. Che è poi il "classico" comportamento di quelle moto che non hanno targa e fanali:la RSV4 è un qualcosa di molto serio. E di vermente molto vicino ad una moto da corsa. Molto.

Difetti? Trovarli è una mezza caccia al tesoro, ma un progetto così bello invoglia ad essere critichi anche per le più piccole cose: come la leva del cambio, molto corta e vicina alla pedana e che ogni tanto mi incasinava un po', complice il piedone 45 che non la faceva tornare perfettamente nella posizione di riposo.

E se dopo il primo turno avrei detto anche lo spazio a bordo, nonostante le dimensioni da modellina, la RSV4 alla fine dei fatti accoglie bene anche gli spilungoni come me. C'è spazio per mettersi in carena, le pedane non spaccano le ginocchia e soprattutto i semimanubri sono abbastanza larghi come piace a me.

E non ultimo quell'aria sempre un po' troppo plasticosa di certe Aprilia sembra un lontano ricordo. Si percepisce la qualità tanto in sella che vedendola: le grafiche sono della Grafiche degne di questo nome, la componentistica è, come al solito, ai massimi livelli così come le carere, piacevoli anche al tatto.

E oggi c'è un qualcosa in più che nessuno ha: un'anima, e relativi modi di fare, modernissima come ci hanno insegnato le moto del Sol Levante, e mescolata alla perfezione con quel carattere "Factory 100%" che solo poche moto dal passaporto italiano hanno dimostrato di poter avere. Le sono bastati 90 minuti a dimostrarmelo, se non già quel primo giro umido.

20.000 euro sono tanti? Pochi? A voi deciderlo, io dico che non avreste molti modi più intelligenti di spenderli...


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