Amarcord: Kawasaki KLR 600

Negli anni Ottanta a contendersi lo scettro tra le enduro monocilindriche c’erano Yamaha, con la sua XT600, e Honda, prima con la XL600 e poi con la Dominator. Questo non significa che case giapponesi come Suzuki e Kawasaki restassero a guardare. Se la Casa di Hamamatsu nel 1981 propose la sua DR500, che divenne 600 nel 1984 (declinata anche in versione Djebel a partire dal 1986) e 650 nel 1990, Kawasaki dal canto suo nel 1984 presentò la sua enduro stradale KLR600.

La Kawasaki da enduro degli anni Ottanta, contraddistinta dal motore raffreddato a liquido

Dotata di un monocilindrico da 564 cc (96 X 78 mm le misure di alesaggio e corsa) alimentato da un carburatore Keihin CV da 40 mm, con 42 CV (30,9 kW) a 7.000 giri e 4,7 Kgm a 5.500 giri, si differenziava dalla concorrenza per la particolarità del raffreddamento a liquido, all’epoca una vera rarità sui mono enduro, oltre che per la distribuzione a doppio albero, altra rarità. Nonostante questa raffinatezza, il KLR aveva un prezzo leggermente inferiore alla concorrenza (5.792.000 lire) e riscosse un certo successo tra un pubblico di intenditori.

A livello ciclistico la Kawasaki presentava altre raffinatezze: il telaio era un monotrave sdoppiato davanti al carter con culla imbullonata ma la parte posteriore smontabile era in lega d’alluminio con tubi a sezione quadra. La forcella da 38 mm e il monoammortizzatore erano Kayaba, quest’ultimo su leveraggio Uni-Trak. I cerchi erano da 21 e 17 pollici, montavano pneumatici da 3.00 e 5.10 pollici, freno a disco anteriore da 250 mm e posteriore a tamburo da 130 mm.

A proposito del telaietto, era davvero un particolare esclusivo per l’epoca. Si pensi solo che il telaio costava come pezzo di ricambio 427.000 lire, mentre solo il telaietto ne costava 640.000. Con una luce a terra di 280 mm, un’altezza sella di 890 mm, un peso a secco dichiarato di 130 kg (che diventavano 145 in ordine di marcia), un serbatoio da 11,5 litri, una velocità massima di quasi 160 km/h, aveva i numeri per essere un’ottima moto da enduro adatta tanto al fuoristrada quanto ai viaggi di media percorrenza.

La Kawasaki da enduro degli anni Ottanta, contraddistinta dal motore raffreddato a liquido
La Kawasaki da enduro degli anni Ottanta, contraddistinta dal motore raffreddato a liquido
La Kawasaki da enduro degli anni Ottanta, contraddistinta dal motore raffreddato a liquido
La Kawasaki da enduro degli anni Ottanta, contraddistinta dal motore raffreddato a liquido

Nel 1985 uscì la KLR600E, presentata come “la prima Enduro 600 con l’avviamento elettrico”, che in effetti all’epoca era opzionale su molte concorrenti, anche se arrivò presto sia sulle Honda XL600LM e RM, sia sulle Yamaha XT e Tènèrè. I puristi di questa moto storsero il naso nel 1987 quando uscì la KLR650. Al contrario di quanto fece Suzuki alcuni anni dopo, che con l’aumento di cilindrata mantenne la versione Djebel a parafango alto, affiancandola a quelle carenate, Kawasaki rinnovò l’estetica della 600, proponendo una versione che era una via di mezzo tra le carenate con parafango e basso e la precedente KLR con mascherina e parafango alto.

La 650 infatti risultava un po’ appesantita all’avantreno, con una mascherina più avvolgente ai lati, ampi fianchetti al serbatoio e parafango alto. Anche per questo motivo Kawasaki quasi contemporaneamente mise sul mercato la KLR570, in pratica una versione economica della vecchia 600.

La sigla 570 era più fedele alla cilindrata effettiva di 564 cc, la stessa della 600. Non aveva neanche l’avviamento elettrico ma costava meno dei fatidici 6 milioni: 5.989.000 lire, quando la 650 ne costava 7.390.000, prezzo per altro allineato a quello delle concorrenti.

La Kawasaki da enduro degli anni Ottanta, contraddistinta dal motore raffreddato a liquido
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Il nuovo motore da 651 cc aveva misure totalmente differenti rispetto al precedente (100 X 83 mm l’alesaggio e la corsa) e sviluppava 48 CV a 6.500 giri, con una coppia di 5,6 Kgm a 5.500 giri. La ciclistica vantava ora il disco posteriore, confermando le sospensioni Kayaba con escursione su entrambe le ruote di 230 mm. Il peso saliva a 163 kg, ma anche la capacità del serbatoio, cresciuta a 23 litri in perfetto stile dakariano.

Nel 1989 uscì la prima vera enduro carenata Kawasaki, la KLR650 Tengai, che adottava le stessa meccanica della 650. Altrettando discutibile esteticamente, con quella carenatura squadrata, disegnata dallo stilista italiano Roberto Maccioni e quel faro altrettanto quadrato, si rivelò comunque un’ottima ed economica moto da turismo. A livello ciclistico rispetto alla 650 si differenziava per una escursione della ruota posteriore limitata a 200 mm.

Contemporaneamente Kawasaki presentò la KLR600S che in pratica sostituiva le precedenti versioni 570 e 600 con un’estetica rinnovata che puntava comunque sul look originario mascherina/parafango alto. L’essenzialità rimase uno dei suo punti di forza, visto che ciclisticamente non si differenziava molto dalla sua antenata, a partire dal freno a tamburo posteriore. Venne prodotta fino al 1995.

La Kawasaki da enduro degli anni Ottanta, contraddistinta dal motore raffreddato a liquido
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Nel 1993 invece arrivò la seconda seria della KLR650 che confermò la meccanica e la ciclistica del modello vecchio, rinnovandone l’estetica, ora più leggera e filante. Nello stesso anni andò definitivamente in pensione il modello Tengai, mentre nel 2004 uscì di produzione anche la KLR650, almeno in Europa.

Rispetto alle concorrenti, la Kawasaki pagò forse qualcosa in termini d’immagine. All’epoca infatti era un buon traino per le vendita l’affermazione nelle competizioni rallystiche, in particolare la Dakar. Le uniche partecipazioni della KLR alla maratona africana furono limitate ad alcune apparizioni alle Dakar dell’87, dell’89 e del ’90, con dei mezzi approntati da Kawasaki France.

Su alcuni mercati, come quello americano, dopo essere stata venduta fino al 2007 con un’estetica praticamente immutata, a partire dal 2008 la KLR650 è stata rinnovata ed esiste ancora. Certo ancora una volta l’estetica non è il suo punto di forza, ma per 6.499 dollari si rivela un ottimo acquisto. Dotata dello stesso motore da 651 cc, sempre alimentato a carburatore, presenta una ciclistica più moderna, con freni a disco da 280 e 240 mm e forcella da 41 mm.

La Kawasaki da enduro degli anni Ottanta, contraddistinta dal motore raffreddato a liquido
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Non verrà forse ricordata per il so look ma la Kawasaki KLR ha rappresentato comunque una scomoda concorrente per le best seller nipponiche dell’epoca, rispetto alle quali poteva vantare un costo d’acquisto più basso e, nonostante la sua essenzialità, soluzioni tecniche più avanzate, che le consentirono di rimanere praticamente immutata nel corso della sua esistenza. Se volete approfondire un po’ di più vi consigliamo una visita al sito klr.it.

La Kawasaki da enduro degli anni Ottanta, contraddistinta dal motore raffreddato a liquido
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