Pneumatici del futuro: la rivoluzione 3D firmata Hankook e Michelin

Hankook e Michelin presentano concept di pneumatici prodotti con stampa 3D, materiali riciclati e soluzioni airless con sensori, cambiando produzione e servizio.

Pneumatici del futuro: la rivoluzione 3D firmata Hankook e Michelin
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Massimiliano Vetrone
Pubblicato il 13 gen 2026

La stampa 3D sta rapidamente emergendo come la nuova frontiera dell’innovazione nel settore degli pneumatici, portando con sé una rivoluzione che va ben oltre la semplice evoluzione tecnologica. Non si tratta solo di migliorare le performance su strada, ma di ripensare completamente il modo in cui questi prodotti vengono progettati, realizzati e distribuiti. In prima linea troviamo due giganti del settore: Hankook e Michelin, che stanno ridefinendo i confini del possibile attraverso soluzioni che promettono sostenibilità, efficienza e una personalizzazione senza precedenti. Tuttavia, questa rivoluzione si accompagna a nuove sfide, sia sul fronte normativo che su quello della sicurezza e dei costi.

Hankook ha presentato il suo innovativo Sustainable Concept Tire, frutto di una collaborazione strategica con Harvestance. Questo progetto sfrutta le potenzialità della stampa 3D per creare uno pneumatico stratificato, la cui struttura trae ispirazione dall’efficienza dei processi naturali. Al cuore di questa soluzione vi è l’utilizzo di materiali riciclati e risorse rinnovabili, che permettono di ottenere una gomma leggera, resistente e, soprattutto, sostenibile. La tecnologia additiva consente inoltre di ottimizzare la disposizione dei materiali all’interno dello pneumatico, garantendo una distribuzione del peso più equilibrata e una maggiore durabilità, riducendo al minimo gli sprechi produttivi.

Sul fronte opposto, Michelin ha svelato il suo concept Vision, una vera e propria rivoluzione: si tratta di uno pneumatico airless, cioè privo di camera d’aria, capace di eliminare il rischio di forature e di garantire una sicurezza costante anche in condizioni critiche. Il Vision si distingue per la sua struttura connessa, che integra sensori digitali in grado di monitorare in tempo reale le condizioni della gomma e di fornire dati diagnostici fondamentali sia ai conducenti che ai gestori di flotte. Questo pneumatico, realizzato anch’esso con componenti biodegradabili e materiali riciclati, rappresenta una risposta concreta alle esigenze di sostenibilità e manutenzione predittiva, due temi sempre più centrali nel panorama automobilistico contemporaneo.

L’introduzione della stampa 3D nella filiera produttiva degli pneumatici apre scenari del tutto nuovi anche dal punto di vista della produzione e della logistica. Grazie all’additive manufacturing, le aziende possono accelerare i processi di prototipazione e sviluppo, passando rapidamente dall’idea al prodotto finito. Questo consente di adottare un modello produttivo locale e su richiesta, riducendo la necessità di mantenere grandi scorte a magazzino e abbattendo le emissioni legate alla logistica. I consumatori, a loro volta, potranno beneficiare di una personalizzazione estrema: sarà possibile ordinare pneumatici con mescole e disegni del battistrada su misura, adattati alle specifiche esigenze di guida, di clima e di utilizzo. Per i gestori di flotte, la possibilità di ricevere dati in tempo reale sulla salute degli pneumatici si tradurrà in una manutenzione più efficiente e in una riduzione dei costi operativi.

Nonostante le promesse di questa rivoluzione, le criticità non mancano. La sicurezza degli pneumatici realizzati tramite stampa 3D richiede rigorosi test e investimenti significativi per garantire prestazioni affidabili in ogni condizione. La reale sostenibilità ambientale dipende dalla qualità e dalla tracciabilità della filiera dei materiali riciclati, un aspetto che deve essere monitorato con attenzione per evitare il rischio di greenwashing. Un ulteriore ostacolo è rappresentato dalla velocità di produzione: sebbene la tecnologia additiva sia ideale per la prototipazione e le piccole serie, i tempi necessari per la produzione di massa restano ancora elevati rispetto ai processi tradizionali, incidendo sui costi e sulla competitività sul mercato.

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