De Chaos, la custom boardtracker firmata Bernard Mont

De Chaos, il boardtracker artigianale di Bernard Mont: telaio oil-in-frame, motore BSA A65 rivisitato, sterzo hub-center, ruote custom.

De Chaos, la custom boardtracker firmata Bernard Mont
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Marianna Bortevi
Pubblicato il 16 gen 2026

Sei anni di dedizione, un motore iconico, un concept che osa rivoluzionare e la sfida, mai banale, di coniugare la tradizione con la spinta innovativa. Questo è il cuore pulsante di De Chaos, la boardtracker artigianale firmata dall’ingegnere belga Bernard Mont. Un progetto nato nei mesi più difficili della pandemia, capace di tradurre l’inquietudine e la creatività in una motocicletta che non si limita a omaggiare il passato, ma lo rilegge attraverso il filtro della tecnica più audace e contemporanea.

La storia di De Chaos affonda le sue radici nell’esperienza maturata da Bernard Mont con progetti precedenti. L’avventura inizia con la Nowhere Faster, una Ducati Multistrada trasformata con telaio ribassato e sterzo centrale, che rappresenta la base da cui germoglia una nuova consapevolezza progettuale. Le lezioni apprese in pista, grazie a eventi come Glemseck 101 e Sultans of Sprint, alimentano la sete di innovazione, mentre un incontro casuale con l’artista Roland Groteclaes al Luxembourg Motor Show segna l’inizio di una collaborazione che definirà l’identità estetica della moto.

Il cuore meccanico della De Chaos è il leggendario bicilindrico BSA A65, noto agli appassionati come “Power Egg” per la sua caratteristica forma arrotondata. Ma Mont non si è accontentato di una semplice restaurazione: il motore da 650 cc è stato completamente revisionato, dotato di accensione elettronica e carburatori Amal, soluzioni che ne aumentano affidabilità e prestazioni senza intaccare il fascino intramontabile della meccanica britannica. Il telaio, progettato secondo la filosofia oil in frame, non è solo una struttura portante, ma un vero e proprio elemento di design che valorizza il propulsore come protagonista assoluto, pensato specificamente per le competizioni sprint e gli eventi su pista.

Sul fronte ciclistico, la boardtracker si distingue per i suoi cerchi da 21 pollici, realizzati su misura da un’azienda polacca con raggi in acciaio inox. La ruota posteriore monta un mozzo proveniente dal mondo Ducati, mentre l’anteriore è frutto del lavoro sartoriale del costruttore Difazio. Questa scelta tecnica è fondamentale per l’adozione dell’innovativo sistema di hub center steering, una soluzione che separa le forze di sterzata da quelle di sospensione. Se da un lato i sostenitori di questa tecnologia ne esaltano la stabilità in frenata e la precisione su superfici sconnesse, dall’altro non mancano i detrattori che ne evidenziano la complessità costruttiva, i costi elevati e la necessità di regolazioni estremamente accurate.

L’attenzione al dettaglio prosegue nella sagomatura del serbatoio e della sella, affidata a Bart Geerts, vero maestro nella lavorazione della schiuma e dell’alluminio. Ogni componente è modellato a mano, mentre la finitura della seduta, realizzata da Tommy di Rockers Meccanica in pregiato suede, aggiunge un tocco di raffinatezza a un’opera che esalta le saldature a vista e le cromature, simboli di una meccanica esposta e senza compromessi.

Ma De Chaos non si limita a essere un esercizio di stile: rappresenta una piattaforma di ricerca tecnica, una sintesi tra componenti storici e soluzioni d’avanguardia che dialogano tra generazioni. Nel panorama delle custom e delle corse vintage, questo progetto si distingue per la capacità di fondere l’estetica delle boardtracker con una meccanica raffinata, figlia di un lavoro collettivo portato avanti in uno dei periodi più complessi della storia recente.

Completata grazie alla sinergia di specialisti e artigiani, la De Chaos è pronta a calcare le scene delle competizioni sprint, dei raduni internazionali e delle esposizioni più prestigiose, dove il nome di Bernard Mont è già sinonimo di eccellenza e innovazione. Ma il vero interrogativo che questa moto pone al mondo delle custom è uno solo: fino a che punto è possibile spingersi nell’innovazione senza tradire l’essenza della tradizione meccanica britannica? La risposta, forse, si cela proprio tra le linee scolpite e le soluzioni ardite di questa straordinaria creazione.

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