Una MotoGP più "umana": cosa cambierà davvero dal 2027

Le regole MotoGP 2027 riducono la cilindrata a 850cc, vietano dispositivi ride-height/holeshot, impongono carburanti non fossili e condividono i dati GPS per maggiore sicurezza e trasparenza.

Una MotoGP più "umana": cosa cambierà davvero dal 2027
M V
Massimiliano Vetrone
Pubblicato il 16 gen 2026

Il 2027 segnerà una svolta epocale per il mondo della MotoGP, con una serie di innovazioni che promettono di cambiare radicalmente il volto della classe regina delle due ruote. Una trasformazione profonda che mette al centro non solo lo spettacolo e la competizione, ma anche la sicurezza e la sostenibilità ambientale. In questo scenario di grande fermento, le parole di Loris Capirossi, ex campione mondiale e membro della Safety Commission, risuonano come un avvertimento e una promessa: «All’inizio i giri potranno essere più lenti di circa 1,5-2,5 secondi». Un calo temporaneo delle prestazioni che apre la strada a un futuro in cui la sfida sarà più umana, più tattica e più attenta al pianeta.

Al centro di questa rivoluzione c’è la riduzione cilindrata: la cubatura dei motori scenderà dagli attuali 1000cc agli inediti 850cc. Un cambiamento che costringerà i costruttori a rivedere completamente la progettazione dei propulsori. Il diametro massimo dei cilindri verrà ridotto da 81 a 75 millimetri, una modifica apparentemente tecnica ma dalle conseguenze enormi. Gli ingegneri dovranno ripensare la fasatura, la curva di potenza e l’erogazione, reinventando l’architettura dei motori per adattarsi a una cilindrata inferiore e per sfruttare al massimo ogni cavallo disponibile. La gestione elettronica e i rapporti di trasmissione dovranno essere ottimizzati, con l’obiettivo di recuperare il gap prestazionale che inevitabilmente si presenterà nelle prime stagioni.

Ma la rivoluzione non si ferma al cuore pulsante delle moto. Sul fronte della aerodinamica, la nuova normativa impone una significativa limitazione degli elementi che generano carico. L’abolizione dei dispositivi ride-height e holeshot, strumenti che hanno caratterizzato le ultime stagioni, mira a ridurre la tenuta e a rendere la guida più impegnativa e spettacolare. I piloti dovranno adattarsi a moto meno stabili e più nervose, con la necessità di mettere in campo tutto il loro talento per domare mezzi meno assistiti dalla tecnologia. Storicamente, i team hanno sempre dimostrato una straordinaria capacità di adattamento, riuscendo a recuperare il terreno perso nel giro di poche stagioni. Tuttavia, resta la curiosità di vedere quanto tempo sarà necessario per tornare ai livelli prestazionali a cui siamo abituati.

Un altro pilastro della rivoluzione 2027 riguarda la sostenibilità. Dal prossimo regolamento, infatti, sarà obbligatorio l’uso di combustibili non fossili al 100%. Una scelta dal forte valore simbolico e pratico, che impone a costruttori e fornitori di carburante di collaborare in modo ancora più stretto. La sfida sarà duplice: da un lato, garantire l’affidabilità e la compatibilità termica di questi nuovi carburanti; dall’altro, mantenere la durabilità e le prestazioni richieste da un campionato di livello mondiale. Saranno necessari test approfonditi e una costante innovazione per assicurare che la transizione sia efficace e sicura, senza penalizzare lo spettacolo in pista.

Tra le novità più interessanti dal punto di vista organizzativo spicca la condivisione dei dati GPS. Al termine di ogni sessione, tutte le squadre avranno accesso ai tracciati telemetrici degli avversari. Questa misura, pensata per ridurre il divario competitivo tra team con risorse economiche differenti, promette di rendere la battaglia in pista più equilibrata e trasparente. La speranza è che una maggiore apertura possa favorire strategie più sofisticate e una competizione meno condizionata dai budget, riportando al centro la bravura dei piloti e la capacità di adattamento delle squadre.

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