MotoGP, PETRONAS: a tu per tu con i responsabili del team

Abbiamo fatto due chiacchiere con Andrea Dolfi e Wilko Zeelenberg, tirando le somme di questa esperienza in dirittura d’arrivo

Un’esperienza fantastica durata tre anni, con un finale che in qualche modo resterà nelle pagine di storia del motociclismo. Potremmo riassumerlo così questo tempo che PETRONAS ha trascorso in MotoGP, iniziando questo straordinario viaggio con due giovani talenti come Fabio Quartararo (contendente al titolo nel 2020 e ad un passo dal mondiale 2021) e Franco Morbidelli – entrambi passati poi in Yamaha Ufficiale – e affrontando gli ultimi mesi di questa avventura con in squadra due big (italiani) del motociclismo mondiale: Valentino Rossi e Andrea Dovizioso (appena arrivato).

Verrebbe da chiedersi perché lasciare proprio adesso…ma PETRONAS ha raggiunto il suo obiettivo strategico e porta a casa un importante bagaglio di esperienza. Queste sono state infatti le parole del capo della comunicazione Datin Anita Azrina Abdul Aziz: “Siamo entrati in questa partnership con SIC (Sepang International Circuit) per mostrare le nostre capacità di ricerca e sviluppo e siamo orgogliosi che PETRONAS Fluid Technology Solutions sia stata determinante per stabilire lo status della squadra come contendente al campionato. Insieme, abbiamo creato alcuni momenti straordinari nello sport e abbiamo raggiunto ciò che ci eravamo prefissati di fare”.

E ce lo ha ovviamente confermato – in occasione di una round table riservata a pochi – anche Andrea Dolfi, Head of R&D Fluid Technology Solutions at PETRONAS Lubricants International (PLI), ribadendo che “Come si evince dai comunicati stampa diffusi, Petronas finirà la sua esperienza in MotoGP nel 2021”, non lasciando dunque spazio ad eventuali aperture.

Che tipo di sfida è stata per PETRONAS?

“È stata una bella sfida. Quando siamo arrivati in MotoGP e abbiamo iniziato la collaborazione con Yamaha, non conoscevamo nessuno. Per fortuna non si trattava per noi della prima esperienza in ambito racing, avendo più di 35 anni di esperienza di gara, tra F1, DTM e Dakar. Così sono andato ad Iwata a parlare con gli ingegneri Yamaha dei nostri oli e dei nostri programmi. E siamo andati per gradi. E vi spiego perché. Avendo la Yamaha M1 il cambio separato dal motore, ci sono oli diversi.

Quindi inizialmente siamo partiti solo con l’olio della trasmissione, area dove solitamente i problemi sono inferiori perché non si raggiungono temperature molto elevate, si superano di poco i 100 gradi centigradi, a differenza del pistone dove si superano i 300 gradi. Va detto che il cambio è un componente molto delicato, per cui non bisognava sottovalutare nulla e lavorare comunque al massimo; pensate a cosa possa succedere in caso di grippaggio a 300 km/h. Per questo in Yamaha smontano il cambio dopo tutte le gare, a differenza del motore.

Così dopo che abbiamo dimostrato come l’olio lavorasse bene all’interno del cambio, abbiamo sviluppato una soluzione anche per l’olio motore e, dopo l’ok degli ingegneri di Iwata (poco prima del GP di Assen), abbiamo iniziato ad utilizzare sempre il nostro olio, senza mai avere problemi. E Quartararo ad Assen fece podio”, ci ha spiegato Dolfi.

“Quando siamo arrivati, siamo stati umili e abbiamo lavorato a testa bassa con precisi obiettivi. Ovviamente dovevamo quantomeno replicare le prestazioni dell’olio che Yamaha già utilizzava, che sviluppava internamente. E in questo possiamo ritenerci più che soddisfatti. Abbiamo anche provato a fare meglio e in alcune aree siamo spesso risultati migliori del riferimento e la cosa ci ha reso molto felici del lavoro svolto”.

Che differenze ci sono tra gli oli utilizzati in una competizione come la MotoGP e quelli che utilizziamo sulle nostre comuni moto stradali?

“Riassumerei così: gli ingredienti sono pressoché gli stessi, sono solo cucinati in maniera differente, proprio come il sarto che con gli stessi materiali di un vestito da vetrina ne realizza uno su misura, che in questo caso rappresenta per noi la MotoGP. Strada e pista non sono cose separate, il lavoro che svolgi per la pista te lo ritrovi poi per la strada. La MotoGP per noi è stata un banco di prova per sperimentare, innovare, cercare sempre soluzioni più performanti. A quel punto le basi e gli additivi poi diventano parte integrante dei normali olii che utilizziamo per le moto stradali. Quando un motore arriva a 20.000 giri ci troviamo di fronte a sollecitazioni grandissime, con un lavoro enorme che il motore richiede all’olio. Ci si focalizza dunque su fattori come la riduzione dell’attrito tra le parti in movimento, che è la cosa più importante, prevenzione dell’usura e dissipazione del calore”, ha concluso Andrea Dolfi.

A Wilco Zeelenberg, Team manager at PETRONAS Yamaha SRT, abbiamo chiesto come è stata per lui questa esperienza e come è stata la gestione dei suoi piloti.

“Per me arrivare in MotoGP con PETRONAS è stato molto importante, è stata una grande opportunità. Avevo già avuto esperienza in Moto2 e Moto3 ma la classe regina mi mancava. E devo dire che c’è stata grande fiducia in me, anche nella scelta dei piloti. Sono stati anni fantastici, perché i risultati sono stati migliori delle aspettative e quindi non possiamo che essere felici di quanto insieme siamo riusciti a portare a casa in questi anni. Gli oli hanno funzionato benissimo, pensate che dopo lo stop dovuto al Covid-19 abbiamo fatto più chilometri con ogni motore, con una percorrenza finale migliore di quella prevista, anche rispetto ad alcuni competitor”, ci ha detto Zeelenberg.

E come è stato lavorare con Valentino Rossi, che proprio con voi chiuderà la sua carriera come pilota?

“Beh sicuramente posso dire che lavorare con Valentino è una cosa speciale. Attorno a lui c’è una speciale atmosfera da sempre, che si muove insieme a lui, si sente in ogni momento e non è una cosa gonfiata dalla stampa. È circondato da un affetto incredibile. È un grande professionista, lavora meticolosamente e dà sempre il massimo, anche a costo di cadere. Purtroppo i risultati non sono quelli che ci piacerebbe vedere, ma d’altronde oggi il livello della MotoGP è davvero altissimo e si possono avere risultati diversi e altalenanti in funzione della pista”, ha concluso il Team manager di PETRONAS Yamaha SRT.

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