Galbusera Toyo V8: torna a vivere la moto italiana a 8 cilindri
La Galbusera Toyo V8 del 1938 torna a funzionare grazie a una ricostruzione durata quasi 11 anni: motore V8 due tempi, 500 cc, compressore e 28 CV.
Otto cilindri, 500 cc, motore a due tempi e sovralimentazione. Letta così potrebbe sembrare la scheda tecnica di un prototipo nato per dimostrare fino a dove può spingersi la meccanica. La parte sorprendente è un’altra: la Galbusera Toyo V8 venne presentata nel 1938. Quasi novant’anni dopo, una ricostruzione portata avanti dall’artigiano italiano Mirco Snaidero ha permesso di far funzionare nuovamente questo incredibile progetto.
La moto originale non arrivò mai alla produzione e nel corso degli anni se ne persero anche le tracce. Per molto tempo la sua storia è sopravvissuta soprattutto attraverso fotografie e pochi documenti. Snaidero ha iniziato il lavoro nel 2015 e ha impiegato quasi 11 anni per ricostruire telaio e meccanica partendo dal limitato materiale storico disponibile.
Il risultato permette oggi di osservare, e soprattutto ascoltare nuovamente in funzione, uno dei progetti motociclistici italiani più insoliti degli anni Trenta.
Galbusera Toyo V8: otto cilindri in appena 500 cc
Per capire quanto fosse particolare questa moto bisogna partire dal suo motore.
L’idea nacque dal lavoro di Plinio Galbusera e Marama Toyo. Toyo aveva sviluppato un V4 a due tempi da 250 cc. Il passo successivo fu decisamente più ambizioso: combinare concettualmente due di questi propulsori per arrivare a un V8 a due tempi di circa 500 cc.
Il risultato era una configurazione praticamente fuori scala rispetto alla cilindrata. Oggi siamo abituati ad associare un motore a otto cilindri a cilindrate automobilistiche importanti. Qui ogni cilindro doveva gestire, in media, poco più di 60 cc.
Ma il numero dei cilindri era soltanto l’inizio.
Il propulsore utilizzava due alberi a gomiti controrotanti, soluzione pensata per affrontare le vibrazioni prodotte da un’architettura così complessa. A completare il progetto c’erano un cambio a quattro rapporti e un sistema di sovralimentazione.
Le prestazioni dichiarate all’epoca erano altrettanto interessanti. La Galbusera Toyo V8 avrebbe sviluppato 28 CV a 8.000 giri/minuto, con una velocità massima nell’ordine dei 150 km/h.
Numeri che vanno naturalmente letti nel loro contesto storico: stiamo parlando di una 500 progettata alla fine degli anni Trenta.
E soprattutto non era una moto di produzione regolare, ma un progetto estremamente sofisticato che rimase allo stadio di prototipo.
Perché servivano due alberi motore e un compressore
Mettere otto cilindri su una moto non era soltanto una dimostrazione di capacità tecnica. Farli lavorare correttamente rappresentava la vera difficoltà.
In un motore a due tempi aspirazione, compressione, combustione e scarico vengono gestiti con una sequenza differente rispetto a un quattro tempi. Lo scambio dei gas e il corretto riempimento del cilindro sono quindi aspetti fondamentali.
Moltiplicare tutto per otto rendeva la situazione decisamente più complicata.
Per questo il progetto prevedeva un compressore volumetrico, utilizzato per favorire l’alimentazione e il riempimento del motore. A questo si aggiungeva il sistema formato dai due alberi motore controrotanti e dagli ingranaggi necessari a sincronizzarne il funzionamento.
Il risultato era un insieme meccanico estremamente elaborato, soprattutto considerando il periodo storico.
Ed è proprio qui che emerge anche il limite della Galbusera Toyo V8. Una soluzione così sofisticata sarebbe stata inevitabilmente difficile da costruire, mettere a punto e mantenere. Trasformare un simile prototipo in una moto realmente producibile su scala commerciale avrebbe richiesto ulteriori sviluppi.
Sviluppi che non arrivarono.
La moto venne mostrata al Salone del Motociclo di Milano del 1938, ma lo scenario europeo stava rapidamente cambiando. L’arrivo della Seconda Guerra Mondiale interruppe il progetto e la V8 non superò la fase sperimentale.
Nel dopoguerra Galbusera tornò a produrre motociclette, scegliendo però soluzioni decisamente più convenzionali. La V8 venne accantonata e, con il passare degli anni, anche il prototipo originale scomparve.
Quasi 11 anni per riportare in vita una moto scomparsa
È qui che la storia compie un salto di diversi decenni.
Nel 2015 Mirco Snaidero ha iniziato in Friuli un progetto estremamente ambizioso: ricostruire la Galbusera Toyo V8.
Il problema principale era evidente. Non bastava restaurare una moto esistente perché, di fatto, non c’era più una moto completa da restaurare.
La ricostruzione doveva partire dalle poche testimonianze sopravvissute.
Il materiale disponibile comprendeva un numero molto limitato di vecchie fotografie e documenti. Le ricostruzioni storiche non concordano neppure perfettamente sul numero iniziale di immagini utilizzate: vengono citate tre fotografie scattate al Salone di Milano del 1938 oppure quattro immagini storiche complessive come riferimenti fondamentali.
Successivamente è stato possibile recuperare ulteriore materiale. Anche la famiglia Galbusera ha fornito documenti e disegni originali, utili per verificare alcuni particolari della ricostruzione.
Il lavoro è così proseguito componente dopo componente, arrivando alla realizzazione del telaio e soprattutto del complesso V8.
Non si trattava soltanto di ottenere una replica esteticamente credibile. L’obiettivo più difficile era ricostruire una meccanica capace di funzionare realmente.
Ed è proprio questo l’aspetto che rende particolare il risultato raggiunto dopo quasi 11 anni.
La Galbusera Toyo V8 non è più soltanto una curiosità visibile nelle fotografie in bianco e nero del 1938. Il suo motore è tornato a girare, restituendo una dimensione concreta a un progetto che per decenni sembrava destinato a esistere soltanto nei libri di storia.
La sua scheda tecnica rimane sorprendente ancora oggi: V8, due tempi, circa 500 cc, due alberi a gomiti controrotanti, compressore volumetrico, cambio a quattro marce e 28 CV dichiarati a 8.000 giri.
A tutto questo si aggiungeva una velocità indicata all’epoca in circa 150 km/h.
La Galbusera Toyo V8 non cambiò il mercato e non entrò mai in produzione. Proprio per questo il suo ritorno è particolarmente interessante: permette di vedere cosa erano riusciti a immaginare alcuni progettisti italiani nel 1938, prima che la guerra interrompesse bruscamente lo sviluppo.
Quasi nove decenni dopo, quell’esperimento meccanico ha ricominciato a ruggire.