Motociclismo ieri e oggi: la “stecca” per la prima corsa del 19 marzo a Modena

Oggi è il 19 febbraio. Embè, diranno i più. Ai tempi del motociclismo de I giorni del coraggio con il 19 febbraio iniziava la vera conta alla rovescia rispetto al 19 marzo, l’agognato giorno dell’attesissima prima corsa a Modena che apriva la nuova stagione internazionale delle gare di velocità di motociclismo. Insomma, gli appassionati come i militari di leva che facevano la “stecca” tenendo un rigoroso conto dei giorni mancanti alla fine della naja. Adesso, si sa, è tutta un’altra storia. L’8 marzo scatta in Qatar il Motomondiale ricco di 20 GP. Il 25-26 aprile scatta all’autodromo di Misano il primo round del CIV, il campionato “tricolore” di velocità. Con un campionato italiano da anni nemmeno paragonabile per la qualità dei partecipanti e per l’interesse mediatico e di pubblico alle gare tricolori del passato non è facile far comprendere oggi a chi non c’era allora il “valore” di quelle gare ben oltre l’aspetto tecnico e agonistico. In particolare non è facile far capire cosa ha rappresentato per gli appassionati di motociclismo la data mitica del 19 marzo per 15 anni, dal 1961 al 1975. Nel giorno di San Giuseppe, di solito festività infrasettimanale, all’autodromo di Modena – ufficialmente definito “Aerautodromo perché sede dell’aeroporto-  terminava il lungo letargo invernale di almeno cinque mesi, un appuntamento da non perdere perché avviava ufficialmente la nuova stagione delle corse di velocità valide per il campionato italiano seniores ma con l’ambita qualifica “internazionale”, di fatto una gara “premondiale”. I piloti italiani si misuravano quindi con i principali assi stranieri fra cui, a seconda del periodo, Surtees, Hailwood, Saarinen, Read, Ivy, Redman, Taveri, Bryans, Degner, Perris, Andersson, Sheperd, Minter, Torras, Nieto, Findlay, Gould, Lansivuori ecc. Le corse si svolgevano in uno scenario particolare, davvero splendido e maestoso, nello spettacolare autodromo proprio nel cuore della città, all’ombra della stupenda e imponente Ghirlandina: un maxi stadio con vista sull’intero tracciato.

Solo in quel circuito emiliano era possibile osservare l’intero percorso seguendo in tempo reale le battaglie dei propri beniamini, senza perdere neppure un metro. Ciò dava a questo autodromo davvero un tocco magico, con un pubblico sempre numerosissimo ed entusiasta. Una storia indimenticabile con pagine di grandi corse, dalla prima del 1961 con le vittorie di Franco Farnè (Ducati) nelle 125, Provini (Morini 250) e Liberati (Gilera 500). Nel 1962, Francesco Villa (Mondial 125), Provini (Morini 250), Hailwood (MV Agusta 500); nel 1963, Torras (Bultaco 125), Provini (Morini 250), Hailwood (MV Agusta 500); nel 1964, Spaggiari (ultima vittoria MV Agusta 125), Agostini (prima vittoria Morini 250), Venturi (Bianchi 500); nel 1965, Mandolini (Mondial 125), Provini (Benelli 250), Agostini (MV Agusta 500); nel 1966, Bryans (Honda 125), Provini (Benelli 250), Agostini (MV Agusta 500); nel 1967, Walter Villa (Mondial 125, Grassetti (Morini 250), Pasolini (Benelli 500); nel 1969, F. Villa (Honda 50), Walter Villa (Montesa 125), Pasolini (Benelli 250 e 500). Gare da epopea, inserite nella insuperabile cornice della Mototemporada, un funambolico tour con tappe che iniziavano, appunto, il 19 marzo a Modena, proseguivano sui circuiti cittadini e non a Riccione, Rimini, Cesenatico, Cervia Milano Marittima, Imola, Pesaro, Monza, Vallelunga, San Remo Ospedaletti e nei primi anni in molte altre città. Per non parlare dei tanti circuiti cittadini teatro del campionato velocità juniores 125-175-250 e side. La Mototemporada emiliano-romagnola (allargata geograficamente) era – come già scritto - un tour pre-mondiale e, oltre ai piloti big del mondiale (stranieri e italiani), contava sulla forte presenza di Case Made in Italy quali MV Agusta, Benelli, Morini, Bianchi, Aermacchi, Mondial, Ducati, Villa, MotoBi, Paton, Linto, Parilla, Rumi (prima anche Moto Guzzi e Gilera e poi Morbidelli, Minarelli, MBA, Sanvenero, Aprilia): una presenza che garantiva qualità tecnico-agonistica, show e tifo … da stadio, anche se – come abbiamo più volte scritto su Motoblog – non era tutto oro quel che luccicava. Da Pesaro, città natale di chi scrive queste note, si partiva verso la città emiliana verso … mezzanotte, per lo più in comitiva, su camioncini di fortuna, appiccicati dentro la Topolino o la 500 di un amico, o con Vespe, Lambrette e motorini, una … avventura lungo la via Emilia alberata e nebbiosa, quasi deserta.
Malati di nostalgia? Male non fa. Senza memoria non c’è futuro. E si capisce poco anche il presente.

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