Rea domina ancora: analisi dell'ultimo test SBK 2019 a Jerez

Test Jerez: Rea, sempre Rea! Il "cannibale" anticipa un 2020 senza speranza per gli avversari? L'attesa per Redding-Ducati

Spenti i motori ieri a Jerez con l’ultimo test 2019, la Sbk li riaccenderà presto dopo una breve pausa invernale di una cinquantina di giorni, tornando proprio sul circuito dell’Andalusia il 21 gennaio in vista del primo round 2020 a Losail, il 28 febbraio/1 marzo. Assenti da questa ultima due giorni in Spagna i due team Honda (ad Aragon per prove a porte chiuse) poco è cambiato del solito andazzo già visto nel WSBK. Anzi! Saltato il primo obiettivo. Quale? Ha un nome, ed è quello di Scott Redding. Sul 27enne pilota britannico neo acquisto Ducati si puntava – si punta – per raggiungere due risultati: il primo, quello di ridare linfa alla Casa di Borgo Panigale battendo finalmente il binomio Rea-Kawasaki, incontrastato dominatore degli ultimi cinque (5!) mondiali. Saltato (per ora) il secondo obiettivo, quello di rilanciare l’immagine di una Sbk in crisi di identità e di appeal, con scarso seguito sui circuiti e davanti alla tv, non andando oltre lo zoccolo duro degli aficionados. Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, con questi ultimi test anticipatori della stagione 2020, la “nuova” Sbk non s’annuncia limpida e carica, cioè capace di invertire una tendenza tutt’altro che entusiasmante.

Sul piano tecnico-agonistico la musica non è cambiata, con Rea-Kawasaki dominatori sul passo (sotto l’1’39.0) e sul giro veloce. La sberla finale del “cannibale” sul giro secco con gomma soft (1’38.397) parla da sola: davvero un tempone con queste temperature e senza la “spinta” di vere qualifiche, a soli 50 millesimi dal giro veloce di Jerez stabilito sempre dal 5 volte iridato nella Superpole dello scorso giugno, tempo da top ten nella stessa MotoGP, davanti a Rossi e a Dovizioso 2019, tanto per dire, con una Kawasaki assai più pesante delle più blasonate moto della “classe regina” e con oltre 50 CV in meno, prive di freni in carbonio e di altre diavolerie ultra sofisticate e costose. L’atteso campione del BSB, debuttante nel WSBK sulla Rossa V4 ufficiale di Borgo Panigale, ha girato tanto in cerca di messa a punto e feeling, ma alla fine il quinto tempo con un secondo di gap (+1.069) da Rea – pur da prendere con le pinza - fa capire l’aria che tira. Per carità, non mettiamo il carro davanti ai buoi, sono solo le “prime” prove: fatto sta che le danze ricominciano come si erano concluse, cioè con il binomio Rea-Kawasaki una spanna su tutti. Sperando di essere smentiti, pur se la frase: “In questi test Ducati si è nascosta”, l’abbiamo già sentita: un refrain che non ha mai portato bene.

E il secondo obiettivo del rilancio dell’immagine del WSBK? Saltato, per ora, anche quello. Ripetiamo fino alla noia che siamo solo agli inizi e che l’appetito vien mangiando. Però… Però, anche questi ultimi (importanti) test di Jerez, quale interesse mediatico hanno suscitato oltre la ristretta cerchia, per lo più “interessata” e “lecacculista”, del settore? Chi si è accorto dell’arrivo del tanto atteso Scott Redding, presentato come “castigamatti” di Rea&C, il carismatico campione-show-man capace di riportare la luce in un campionato nella penombra ridestandone gli interessi e gli entusiasmi sopiti? Ad majora! E gli italiani? Sarà dura, dopo l’epopea di Biaggi e anche dopo il tempo di Melandri. Lasciando da parte Pirro, impegnato da Ducati su più fronti, la pattuglia “tricolore” si presenta scarsa quantitativamente e difficilmente in grado di battersi per la prima fila in gara, figurarsi per il podio in campionato. In bocca al lupo a Lorenzo Savadori, Niccolò Canepa, Federico Caricasulo, Andrea Locatelli, Federico Fuligni. Ci sarà da soffrire. Il resto in cronaca.

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