SBK: Redding e Rivola, “confronto-scontro” a distanza. Il campionato è lontano ma le micce si accendono

SBK, il campionato 2020 è lontano ma le micce sono già accese. Meglio così


A metà degli anni ’60, una bella e azzeccata campagna pubblicitaria della Benelli era incentrata su una frase: “Le corse migliorano la razza”. In effetti le gare di moto sono un “confronto” su circuito fra piloti e moto. Ciò vale anche per il confronto più in generale che, quando è alla luce del sole e tende a costruire o a migliorare quel che già c’è e non a distruggere o a peggiorare l’esistente, è sempre apprezzabile e utile. Qui ci riferiamo al “dialogo” sullo stato e sul ruolo del mondiale SBK, un dialogo per lo più fra sordi, incentrato su polemiche e strumentalizzazioni di parte, comunque poco o nulla considerato da chi – in questo caso la Dorna – gestisce un campionato da tempo oramai sul crinale della crisi, senza identità, di fatto, rispetto alla MotoGP “gallina dalle uova d’oro” per chi ha in mano i mondiali, una categoria e un campionato di serie “B”. Questa è la realtà. Nascondere la testa sotto la sabbia può portare, alla fine, brutte sorprese. Quindi ben venga ogni riflessione e ogni proposta che metta il dito nella piaga e indichi una ripresa del WSBK, campionato che mantiene la sua ragion d’essere tecnico-agonistica e un suo zoccolo duro di appassionati, ovunque. L’ultimo a intervenire sulla questione, per ora, è … l’ultimo arrivato nel WSBK, Scott Redding, il pilota dominatore del British Superbike su cui Ducati punta nel mondiale 2020 delle derivate di serie in sostituzione di Alvaro Bautista passato in Honda. Redding è anche il pilota che per le sue caratteristiche di show-rider è visto da Dorna come il campione carismatico capace di innovare l’immagine della Sbk e di riaccendere gli entusiasmi del tempo che fu.

Sarà così? I dubbi sono legittimi perché non sarà automatico che l’arrivo di un pilota sulla Rossa V4 Casa – corridore peraltro non certo così noto fuori dal giro della Sbk – pur bravo in pista e capace di comunicare fuori possa sic et simpliciter sciogliere i nodi che stringono il WSBK. Recentemente in una intervista a Speedweek, il 28enne asso britannico, dopo aver fatto opportunamente autocritica per quanto maldestramente e ingenuamente detto in passato sulla SBK e su chi ogni giorni fa il proprio dovere lavorando: “Non gareggerò mai con le derivate perchè è peggio che lavorare al McDonald” prende atto che: “La Sbk è cambiata, con moto tecnicamente avanzatissime, autentiche moto da corsa”. Ecco. E qui c’è l’altra faccia della medaglia che, all’opposto, critica e accusa questa SBK iper tecnologica. Ci riferiamo al gran capo Aprilia corse, Massimo Rivola, l’ex manager Ferrari F1 chiamato quest’anno a rilanciare in MotoGP la Casa di Noale che su “Motorsport-Total.com” ipotizza un ritorno in SBK delle moto vicentine ma: “solo se cambieranno le regole” perché “Questa SBK va in una direzione sbagliata”. Rivola insiste: “E’ un campionato che dovrebbe essere orientato alla produzione. Non è così. La SBK si presenta come un’alternativa alla MotoGP. Invece dovrebbe essere una moto Superstock che porta solo il nome Superbike, perché suona bene, il campionato Superstock è stato comunque sepolto. Dovrebbero essere gare a lunga distanza, in cui gli spettatori vedono l’affidabilità delle motociclette. Per le gare sprint abbiamo la MotoGP, che è la classe regina”. Infine una stoccata sulla Casa di Borgo Panigale: “Ducati ha un motore MotoGP”. Bene. Bene il confronto anche aspro. Il campionato 2020 è lontano ma le micce sono già accese.

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