Moto2, italiani “così così”: nessuno nella top five. Luca Marini il primo dei nostri

Moto2 si "risveglia" grazie al passaggio del neo iridato Marc Marquez in MotoGP nel Team Honda-HRC con il fratello Marc

A campionato finito, la Moto2 ha avuto una impennata di popolarità grazie al passaggio del neo campione del Mondo Alex Marquez in MotoGP nella squadra ufficiale Honda-HRC in compagnia del fratello Marc, otto volte iridato. Questo per dire che la classe definita “intermedia” introdotta nel mondiale nel 2010, pur agonisticamente interessante resta una categoria con scarsa identità: non si può definire propriamente “monomarca” ma comunque una “monomotore” stretta fra la più prestigiosa classe regina e la Moto3, la classe cadetta di ingresso nel Motomondiale, assai combattuta, vivace, con piloti dai 16 anni a poco più che ventenni. Torneremo presto con una analisi tecnica specifica limitandoci qui a riconoscere il passo avanti fatto quest’anno con l’introduzione del motore Triumph 3 cilindri 765 cc vicino ai 150 CV in sostituzione del propulsore Honda 4 cilindri 600 cc. da 125 CV. Il nuovo propulsore, oltre alla maggior potenza ha una coppia più alta e ruvida, in questo meno distante dalle caratteristiche dei ben più potenti motori usati in MotoGP e utile per fare esperienza per il salto di categoria. In dieci stagioni di Moto2 i piloti che hanno vinto il titolo mondiale sono stati tutti promossi in MotoGP anche se solo Marc Marquez è diventato iridato, addirittura per sei volte, le ultime quattro volte (dal 2016 al 2019) una in fila all’altra. Dicevamo di Alex Marquez (già campione del Mondo Moto3 2014) iridato davanti a Brad Binder, Thomas Luthi, Jorge Navarro, Augusto Fernandez, con cinque vittorie, due secondi posti e tre terzi.

Solo Binder ha ottenuto lo stesso numero di vittorie (tre nelle ultime tre gare!) mentre il terzo Luthi ha vinto una sola volta (più tre secondi e tre terzi). Tre vittorie ( a metà stagione) per Fernandez e per Baldassarri (ad inizio stagione); due vittorie (in Thailandia e in Giappone) e un gran secondo posto al Mugello per il sesto Marini, primo degli italiani davanti al settimo Baldassarri, dopo di che nessun altro pilota è salito sul gradino più alto del podio. Va anche detto che dal 12esimo posto di Lecuona (cioè da metà griglia con in totale 25 classificati), tutti gli altri partecipanti raccolgono pochi punti (dagli 81 di Vierge ai 7 punti del 25° Dixon) con distacchi abissali dalla vetta di Marquez: 262 punti. Rispetto al trionfale 2018 con il titolo conquistato magnificamente da Francesco Bagnaia (otto vittorie, un secondo, tre terzi), quest’anno il primo dei nostri “giovani leoni”, come già scritto, è Marini, fuori dalla top five e nella top ten ci sono, oltre al pesarese sesto e all’altro marchigiano di San Severino, Baldassarri, settimo, Fabio Di Giannantonio nono con 108 punti (due secondi posti ecc.) ed Enea Bastianini decimo con 97 punti (un terzo posto ecc.). A seguire, Nicolò Bulega 17esimo con 48 punti; Andrea Locatelli 18esimo con 46 punti; Stefano Manzi 19esimo con 39 punti; Mattia Pasini 20esimo con 35 punti; Marco Bezzecchi 23esimo con 17 punti e Simone Corsi 24esimo con 10 punti. Forse la classifica finale non rispecchia quanto meno l’impegno e la combattività spesso dimostrati dai nostri corridori, non certo aiutati dalla dea bendata. Fatto sta che il bottino 2019 è scarso e che alle roboanti dichiarazioni della vigilia non hanno fatto seguito risultati adeguati. Voltiamo pagina, che è meglio. Già il 20-21 novembre a Jerez la Moto2 è scesa in pista per i primi test (bagnati) in vista di un 2020 d fuoco. Tante le novità, a cominciare dall’ingresso nella categoria intermedia del neo campione del Mondo Moto 3 Lorenzo Dalla Porta e tanti i cambi di casacca. A presto.

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