MotoGP, l’addio “amaro” di Jorge Lorenzo

L’annuncio dell’addio alle corse di Jorge Lorenzo era nell’aria ma scuote ugualmente il motociclismo e lo sport internazionale

L’annuncio dell’addio alle corse dato oggi da Jorge Lorenzo alla vigilia dell’ultimo GP stagionale MotoGP di Valencia era nell’aria ma scuote ugualmente il motociclismo e lo sport internazionale per la statura del campione cinque volte iridato e anche per la sua dimensione umana, controversa quanto apprezzabile per un personaggio sensibile, schietto e sincero, ricco di interessi e passioni anche oltre lo sport. Lorenzo sarà in pista in questo week end a Valencia per l’ultima volta in una gara del Motomondiale. La decisione del maiorchino di “addio alle armi”, pienamente legittima, lascia però interrogativi e strascichi polemici per come e quando il forfait dalle competizioni è avvenuto. Per i campioni dello sport e specificatamente per quelli del motociclismo, per i rischi di una disciplina complessa quanto pericolosa, la scelta dell’abbandono è sempre stata ed è difficile e sofferta, di solito legata all’età che avanza o per causa maggiore dovuta alle conseguenze di incidenti. Dopo il biennio in chiaroscuro sulla Rossa di Borgo Panigale, questa stagione agonistica del maiorchino sulla Honda ufficiale RC213V (la stessa moto con cui Marquez ha dominato il campionato) è stata disastrosa, senza possibilità di recupero specie dopo la caduta ad Assen con la conseguente frattura delle vertebre che ha segnato il fisico già provato dai precedenti e pesanti incidenti e anche il morale intaccandone la “mentalità” combattente e della ricerca del limite del campione, senza la quale in pista si fa solo numero.

Così, gara dopo gara, il “Magnifico” è stato sempre più l’ombra di se stesso, “irriconoscibile”, trascinandosi in una interminabile via crucis che se non intacca il suo luminoso passato mette però in discussione la sua lucidità e la sua capacità di analisi nel non aver fatto già da tempo una scelta dolorosa quanto necessaria. Jorge ha bruciato il capitale fondamentale per correre da protagonisti, quello degli “stimoli” che rendono unico il campione, la “molla” a vita persa che spinge a superare gli altri migliorando se stessi, mai paghi. Senza voler fare rapporti sempre difficili fra i vari piloti, qui ricordiamo una figura mitica e, possiamo dire, fuori dal tempo e dalla storia: Tazio Nuvolari, il pilota più grande del motociclismo e dell’automobilismo. Il “mantovano volante”, a Enzo Ferrari che gli chiedeva perché continuasse a correre in età avanzata (cinquantenne), rispondeva che ancora non aveva trovato il proprio limite, che ancora non aveva consumata tutta la sua passione per le corse e tutta la sua voglia di primeggiare sugli altri. Ecco. Forse Jorge era già arrivato al capolinea, bruciando, se non l’amore per le corse, l’anelito per la vittoria. La Honda ha lasciato a Jorge la decisione del se e quando staccare la spina, dimostrando piena comprensione per il calvario del suo pilota. Quante Case e quanti team del passato e di oggi si sarebbero comportate così? Tutto il resto, compreso chi lo sostituisce (Zarco o Crutchlow) in Honda-HRC nel 2020, viene dopo. Adesso resta il rammarico per non poter ammirare più in gara un fuoriclasse di grande talento, tignoso e superbo stilista che a 32 anni abbandona il campo, sì a testa alta, ma non “da vincente”, disarmato e ferito dentro e fuori, soprattutto non del tutto appagato. Comunque, grazie Jorge. E’ un “grazie Jorge!” da ripetere ad alta voce, tutti insieme appassionati di motociclismo fuori dalla logica dei fan. Togliendoci il cappello.

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