MotoGP: Ducati-Petrucci, la firma c’è. Ma qual è il ruolo del Petrux?

Borgo Panigale ha deciso che si va avanti così, almeno fino alla chiusura della prossima stagione, confermando i suoi piloti italiani Dovizioso e Petrucci

Con la firma del contratto che lega Danilo Petrucci alla Ducati in MotoGP anche nel 2020 si chiude una storia che stava debordando in un tormentone ma che in effetti era solo un tormentino. Comunque, bene quel che finisce bene. Borgo Panigale ha deciso che si va avanti così, almeno fino alla chiusura della prossima stagione, confermando i suoi piloti italiani Dovizioso e Petrucci.

Una volta si diceva, squadra che vince non si cambia. Qui – escluso l’exploit iridato del 2007 grazie al fenomenale Casey Stoner e al motorone firmato dal geniale Filippo Preziosi – la vittoria è sempre stata annunciata, ma dopo 12 anni è ancora un miraggio. E’ vero, ci si è andati vicini, e c’è stata abbondanza dei titoli di “vice”, non roba da poco anche se – con i capitali investiti e tutto l’ambaradan messo in piedi, compreso l’aiutino Dorna dei nuovi regolamenti, su tutti 3 anni addietro la centralina unica Magneti Marelli già usata da Ducati – in casi come questi vale sempre il monito del Drake di Maranello: “Il secondo è il primo degli sconfitti”. La Rossa sconfitta anche quest’anno? Il Mondiale non è ancora al giro di boa e il Dovi e il Petrux sono secondo e terzo in classifica, pur se Marquez pare imprendibile e fuori tiro mentre si stanno facendo sotto minacciose le Yamaha e persino le Suzuki. Si vedrà.

Ma torniamo alla firma del contratto di Petrucci. Non ci interessano, qui, né le cifre, né l’andazzo della trattativa, né se ci sono stati fra le parti rospi da mandar giù. Tanto meno ci interessano le dichiarazioni ufficiali che dicono tutto per non dire niente. Il contratto adesso c’è, tutti contenti, tutto bene. Ma poteva non esserci? Ducati aveva un’altra scelta? Petrucci aveva un’altra possibilità di pari livello? Evidentemente no. Per entrambi è stata una via “obbligata”, non priva di rischi ma tuttavia rischi minori sia per la Casa sia per il pilota rispetto a un eventuale divorzio. E adesso? Adesso Ducati dovrebbe chiarire il ruolo di Petrucci almeno in questa stagione: per il 2020 si vedrà in funzione dei risultati 2019.

La definizione del ruolo del Petrux non è questione di lana caprina perché l’asso ternano si era guadagnato quest’anno il bolide ufficiale di Borgo Panigale ma quale “gregario” – se pur di lusso – di capitan Dovi. Cioè il ternano chiamato a coprire le spalle dell’amico forlivese. Poi Petrux è cresciuto, podi importanti, GP d’Italia trionfale al Mugello, fino all’ultimo round di Assen dove non si esagera nel dire che il “gregario” si è limitato a esercitare il proprio ruolo altrimenti sarebbe stato in grado di superare capitan Dovi. Da lì musi lunghi e poi la decisione di tagliare la testa al toro certi che il contratto soddisfi il Petrux in tutto e per tutto. La domanda: Petrucci ha carta bianca o no? Può fare la sua corsa o no? Che dice il contratto? Che diceva (e che dice) e che voleva (e che vuole) Dovizioso? A Ducati non servono più i “secondi posti”, serve il titolo. Per questo obiettivo – non avendo in casa un pilota che fa la differenza come Marquez per Honda – alla Rossa serve il gioco di squadra, affinchè il gregario sia un valore aggiunto e non una zavorra. Si vedrà presto, forse sin dal round del Sachsenring, se a Borgo Panigale hanno fatto bingo o se hanno toppato.

  • shares
  • Mail