Motomondiale, quando Biaggi sentenziava: ”Nessuno dopo di me e Rossi”

Il Corsaro era pessimista sul futuro dei nostri giovani leoni: “ Non vedo nessuno in grado di fare la differenza”.

Motomondiale, quando Biaggi sentenziava: ”Nessuno dopo di me e Rossi”

Proprio ieri, analizzando la situazione dei piloti ancora “a piedi” alla vigilia del nuovo campionato, si riproponeva lo stato di salute del motociclismo, in primis riferito ai piloti italiani. Una realtà double-face: se vista con l’ottica del bicchiere mezzo pieno c’è da essere ottimisti, se vista con l’ottica del bicchiere mezzo vuoto prevale il pessimismo.

Qui ci limitiamo al Motomondiale 2019, quindi l’iceberg delle corse sul piano tecnico e agonistico. Prendiamo come riferimento gli iscritti delle tre classi in quanto a questi livelli la questione non è “quantitativa” bensì “qualitativa” nel senso che chi corre nel Motomondiale lo deve alle proprie qualità, non alla valigia che porta. Ovvio che non mancano le eccezioni che tali, però, restano.
In MotoGP su 22 iscritti ci sono 6 italiani (Dovizioso, Petrucci, Morbidelli, Iannone, Rossi, Bagnaia) tutti in grado di lottare per il podio, almeno la metà di battersi per la vittoria di gara, forse non più di uno, al massimo due, con possibilità di puntare al titolo.

In Moto2 su 32 piloti ci sono 9 italiani (Locatelli, Baldassarri, Marini, Bulega, Di Giannantonio, Corsi, Bastianini, Manzi, Bezzecchi) anche qui tutti piloti da podio, almeno la metà in grado di vincere gare, due o tre con possibilità di lottare per il titolo.

In Moto3 su 30 piloti ci sono 8 italiani (Foggia, Vietti, Arbolino, Migno, Antonelli, Dalla Porta, Rossi, Fenati), tutti in corsa per il podio, almeno la metà per la vittoria di gara, altrettanti in grado di battersi per il titolo.

Dal 2009 (poi si capirà perché prendiamo questa data come riferimento) in MotoGP nessun pilota italiano ha più vinto il titolo iridato. In Moto2 gli italiani campioni del Mondo sono stati Morbidelli (2017) e Bagnaia (2018). In Moto3 nessun italiano ha ancora conquistato il titolo.

Perché scriviamo tutto ciò? Perché abbiamo riletto su Motoblog ciò che diceva Max Biaggi nel 2011 a proposito dei corridori italiani. Il Corsaro era pessimista sul futuro dei nostri giovani leoni: “ Non vedo nessuno in grado di fare la differenza”.

Quindi, dopo Rossi e Biaggi il deserto? “Se si guarda la classifica di ogni gara e del campionato della 125, per decenni base di lancio per le categorie superiori, non c’è dubbio che siamo all’anno zero. Oggi nel motomondiale c’è un “buco”, che non è colmato da qualche sprazzo dei nostri in Moto 2”.

Biaggi, almeno otto anni fa,non credeva nei “vivai”, o meglio, sul “come” venivano (e vengono?) individuati e coltivati i piloti potenzialmente campioni. Non fa male ripetere che la differenza con il passato è enorme perché tutto – o quasi – è cambiato. Prendiamo l’Italia, da sempre una grande realtà del motociclismo internazionale.

Per decenni le Case italiane “seminavano” direttamente partecipando alle gare di gran fondo (Giro d’Italia, Milano-Taranto) e ai campionati juniores. Da quelle corse sono usciti i grandi campioni italiani vincitori poi dei mondiali. Giacomo Agostini corre (e vince) in seconda categoria con la Morini 175 Settebello e il Comm. Alfonso lo lancia “da juniores” nell’agone mondiale al GP di Monza (1963) con la 250 bialbero, dopo pochi giri di prova.

La differenza? I criteri: classe, voglia di vincere, possibilmente senza cadere, senza rompere il motore. Allora le Case sceglievano il giovane pilota che dimostrava talento. Tutto il resto non contava. Le regole del marketing hanno un valore di cui tenere conto, ma se a quelle regole tutto si sacrifica, non ci si può lamentare se, pur in presenza oggi di ottimi piloti, Rossi e Biaggi non avranno eredi …. degni di loro. O quei “degni eredi” sono già qui pronti a superare i … maestri?

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