Eco or Not: KTM 250 vs Devinci Wilson 29

Una sfida in discesa tra Tommaso Montanari Campione Europeo di Enduro 2018, Francesco Petrucci, Campione Italiano di Downhill: una moto da enduro contro una bici da downhill chi vincerà?

Eco or Not è un format ideato per confrontare mezzi diversi tra loro, alcuni con motorizzazione classica e dall'altro lato mezzi a trazione totalmente green. In questa sfida abbiamo deciso di confrontare una moto ed una bici, in particolare una moto da Enduro, una KTM EXC 250 F 4 tempi guidata dal Campione Europeo di Enduro 2018 Tommaso Montanari e una mountain bike della categoria downhill modello Devinci Wilson 29 del Campione Italiano di Downhill Francesco Petrucci.

La bici da downhill ovviamente potrà sfruttare solo la forza di gravità (oltre ai muscoli del suo pilota) per competere contro il motore della KTM 250, ma il suo peso ridotto risulterà fondamentale in più di una occasione. Insomma una sfida tra due campioni ma anche tra due tipologie di mezzi a due ruote il tutto per capire le loro potenzialità metro per metro, ma, soprattutto, per capire se, in determinate condizioni, un mezzo privo di propulsore possa competere con un mezzo motorizzato a 4 tempi. La prova si è svolta su di un tracciato variegato, molto tecnico e professionale fatto di parti più veloci favorevoli alla moto e di tratti più stretti più congeniali alla bici.

Sedici chilogrammi contro 106, ben 90 kg di differenza compensati in discesa con la tecnica di guida dei due piloti, un percorso tecnico fatto di salti veloci e tanta adrenalina… Teatro della prova lo Swup Bike Park di Campo Felice, sul tracciato Gasoline, il più veloce del bikepark abruzzese che inizia con dei drop impegnativi e finisce con dei velocissimi doppi in discesa, un percorso veramente molto impegnativo.

In moto: Tommaso Montanari


Tommaso Montanari nasce a Terni il 14 agosto 1991. Il padre Mario, ex pilota, a soli 3 anni e mezzo lo mette in sella alla sua prima moto. All’età di 7 anni partecipa alla sua prima gara nel campionato monomarca e monomarcia Mini Trophy Lem. Da 8 a 13 anni è in sella all’85 cc. 2 tempi e corre contemporaneamente nel campionato regionale e in quello italiano di mini cross. Diversi i campionati regionali vinti e dei buoni piazzamenti in quello italiano.

A 14 anni decide di passare ad un’altra disciplina: l’enduro. Montanari si iscrive al campionato regionale e italiano di enduro categoria 50 cc. Il rider trionfa per 2 anni di fila nel regionale e si piazza 10° nell’italiano. A 16 anni passa alla categoria 125 cc. e in sella alla KTM EXC conquista il titolo di Campione Regionale, la coppa Italia e si piazza 8° nel campionato italiano.

Nel 2013 passa nella categoria 250 cc. 4 tempi, sempre in sella alla KTM EXC aggiudicandosi il titolo di campione italiano. Nel 2014 avviene il passaggio alla categoria 250 2 tempi, in sella all’Husqvarna si piazza secondo sia nel campionato italiano sia in quello europeo.

Nel 2015 il pilota ternano debutta nel campionato mondiale di enduro categoria 250 cc 2 tempi in sella alla Beta RR piazzandosi in tredicesima posizione. L’anno successivo nella categoria 300 4t alla guida della giapponese Kawasaki termina il campionato mondiale in undicesima posizione.

Il 2017 è un anno poco fortunato per il rider, una brutta caduta gli causa la frattura della clavicola e altre numerose fratture. Montanari è costretto al ritiro dopo sole due gare di italiano e dopo la prima del campionato mondiale. Nel 2018 Tommaso Montanari conquista il titolo europeo di enduro nella classe 250 quattro tempi con la KTM del team TNT Corse Moto Club Sebino.

In bici: Francesco "Frenkie" Petrucci



Francesco "Frenkie" Petrucci

è uno dei talenti indiscussi del downhill italiano. Nato nel 1991 a Stroncone in provincia di Terni è il fratello del rider della Ducati MotoGP Danilo. Francesco si è laureato Campione Italiano nel 2016, rider della nazionale italiana e del Rogue Racing Extreme Team questo il suo palmares: 2 volte campione Gravity Race Circuit, Campione italiano UISP nel 2010, Vicecampione italiano Downhill FCI nel 2015, Campione Italiano Downhill FCI nel 2016, Vicecampione Italiano Downhill FCI nel 2017.

Cresciuto tra le le montagne umbre, Francesco alla salite ha da sempre preferito scendere i sentieri a tutta velocità in compagnia del fratello, per poi risalire caricando la bici sul furgone di famiglia.

Dopo una fugace carriera da schermidore e aver provato quasi ogni mezzo a ruote e motore è rimasto folgorato per la mountain bike più estrema e veloce di tutte, il downhill. Tre i modelli ai quali il rider si ispira: la passione di Valentino Rossi, lo stile di Andrè Agassi e la tenacia del fratello Danilo.

Il terreno della sfida: lo Swup di Campo Felice


Campo Felice non è solo in comprensorio sciistico di riferimento per l'intero arco appenninico, ma durante i mesi primaverili ed estivi offre agli amanti della mountain bike e del downhill uno dei bikepark più attrezzati d'Italia. Lo Swap Bike Park è composto da sei tracciati di downhill e freeride, tutti situati sul versante della seggiovia Brecciara e adatti sia a biker esperti, sia ai novizi. Come la Cup Line, la pista di downhill interamente costruita con mezzi meccanici e nel 2010 ha ospitato la "Coppa Italia Downhill" la prima competizione di questa disciplina che ha avuto luogo nel centro Italia.

A ridosso della partenza della seggiovia c'è il Bike Point Assistance dove, oltre all'assistenza tecnica, è possibile trovare tutta l'attrezzatura necessaria, dalla bici alle varie protezioni specifiche per affrontare i percorsi in tutta sicurezza. Inoltre è disponibile una guida esperta a disposizione per spiegare i percorsi del bikepark. Non manca poi un bar/ristorante e un'area relax con ombrelloni e sdraio e un Wash Point per la pulizia delle bici insieme ad un centro accoglienza per ragazzi al chiuso attrezzata con tappeti elastici, altalena, scivoli, gonfiabili e giochi. Swup Bikepark

Questi i percorsi disponibili:
1) Percorso di raccordo con partenza dall’arrivo della seggiovia Brecciara.
2) C Line, il tracciato Free Ride adatto a chi ama la tecnica e non solo la velocità.
3) Cup Line, percorso costruito per l'80% da mezzi meccanici, questa caratteristica lo rende largo, scorrevole e pieno di paraboliche, adatto sia per gli amanti della velocità, sia per chi inizia a prendere confidenza con questo sport. Come anticipato, è il percorso che ha ospitato, per la prima volta nel centro Italia, la tappa di "Coppa Italia di Down Hill" 2010.
4) B Line, una pista downhill, la più usata grazie alla sua percorribilità, dedicata anche alle competizioni.
5) Gasoline, la pista scelta per la sfida. Un tracciato ibrido, un incrocio tra downhill e slope style, adatta all’allenamento e per prendere sempre più confidenza questa disciplina, è il fiore all’occhiello del bikepark.
6) Chupa Line, un percorso freeride adatto a tutti, caratterizzato dalla sua ritmicità e dalle sue varianti fornite di rampe e drop.

La sfida nel bosco: Montanari win



Una bici contro una moto, sembra un po' Davide contro Golia, la prima usa solo la forza di gravità per andare più veloce, unita alla forza della gambe del suo pilota, la seconda può invece ruotare il suo acceleratore e scaricare a terra cavalli a volontà. Sulla carta sembrerebbe una sfida senza senso, totalmente a vantaggio della moto, ma nella realtà la sfida è avvincente affatto scontata. Perché se è vero che la moto può aprire l'acceleratore e scaricare cavalli, va ricordato che in discesa dentro il bosco, all'interno di un single track stretto e scivoloso i cavalli servono a poco o a nulla, perché l'80% del tempo sei impegnato a piegare e a far girare la moto oppure sei impegnato e frenare con il posteriore o con l'anteriore e spingere sui manubri per inserire l'anteriore.

Quindi che tu abbia 5 o 30 cavalli conta poco quando il gas rimane chiuso. E così dall'altro versante è vero che la bici non ha un motore, ma quando sei in volo sopra un panettone, o quando il tracciato ha una forte pendenza e la moto è costretta a frenare la bici frenerà molto meno e in quelle fasi il motore è meglio non averlo dal momento che aggiungerebbe solo peso difficile da gestire.

In queste fasi infatti sarà proprio la leggerezza il segreto della sua velocità (come diceva Colin Chapman e prima di lui Gabriele D'Annunzio). Due mezzi diversi e due modi diversi di guidare, più start e stop sulla moto, più scorrevole con una velocità di inserimento e percorrenza di curva pazzesche nel caso della bici. Quando poi a guidarle sono due piloti veloci e esperti come i due campioni della nostra prova il divertimento è assicurato e guardarli dal bordo del bosco danzare tra alberi e tornanti è un'esperienza indimenticabile.

In partenza c'è un tratto in discesa molto stretto, subito sotto la seggiovia che è anche il punto da cui abbiamo dato lo start. La bici si è infilata per prima nel sentiero e guidava la sfida per i primi 50 metri, poi la strada si è aperta sul tratto della pista da sci denominati Brecciara. Il nome Brecciara arriva proprio dal fondo della pista fatto di una distesa di sassi tipo breccia. Qui la pista disegna una serie di "esse" in discesa con curve in appoggio sui bank dove dopo le prime due curve la moto si affianca e supera la bici per allungare sul tratto veloce in discesa che punta verso il bosco.

Qui si entra nel Gasoline, il sentiero nel bosco con alcuni tratti piuttosto verticali. Questo è il punto più difficile e impegnativo. Da brividi il tratto nel bosco quando la moto rischiava di arrivare lunga in tutti i tornanti e faceva fatica a girare tanto che in alcun punti sarebbe servito veramente "fare manovra" se il buon Montanari non avesse usato la tecnica di arrivare di traverso con il posteriore in spazzolata o a volte bloccato e innescando così dei "semi testacoda" che gli permettevano di far girare la moto tra gli alberi su curve che apparivano strette anche per una bici.

Così dopo 5-6 curve nel bosco la bici recupera tutto il suo svantaggio e si porta alla ruota della moto per poi sfruttare il primo punto con passaggio doppio, vale a dire punti in cui il sentiero si sdoppia tra un salto stretto a sinistra e un passaggio più ampio a destra, vista ma moto che preferiva il sentiero con rampa in legno Petrucci si lancia sul salto di sinistra e in un sol boccone si fa gioco del suo sfidante a quattro tempi.

Da li in poi la Devinci Wilson allunga sulla moto ma Montanari visto l'avversario davanti a lui diventa più aggressivo e osa di più cercando di emulare la velocità in ingresso della leggerissima bici da Downhill. Il risultato è che la moto sembra cadere da un momento all'altro viaggiando sempre oltre il limite della aderenza, ma Montanari resta in piedi e alla fine del bosco il distacco resta contenuto in circa 10-12 metri.

Terminato il bosco il percorso procede di nuovo verso la pista da sci che viene tagliata in diagonale e qui la moto si riavvicina alla scia alla bici. Si arriva a questo punto verso una serie di salti, prima su un doppio con una distanza tra punto di stacco e punto di atterraggio di circa 10 metri.

La moto è praticamente alla ruota della bici e nel successivo panettone i due mezzi si affiancano in volo e la moto supera termina la sua rincorsa superando la bici. Da pelle d'oca il momento in cui la bici e la moto volavano appaiate atterrando in velocità e incrociando poi le traiettorie il tutto senza alcun contatto tra i due. L'atterraggio del panettone è tra l'altro molto impegnativo perché bisogna voltare rapidamente e in velocità e inserire la moto e la bici a sinistra dentro l'ultima parte del bosco il tutto senza avere il tempo ne di riallineare i mezzi ne di decelerare.

Ecco vederli girare nel piccolo spazio tra gli alberi pochi metri dopo l'atterraggio è stata forse la parte più avvincente e "ansiogena" della giornata. Questa parte finale del bosco è pero piuttosto breve e scorrevole e la moto mantiene la sua posizione nonostante la bici rosicchia qualcosa portandosi molto vicina alla ruota della KTM, ma Tommaso riesce comunque a tagliare in testa il traguardo con la sfida che termina sulla rampa in legno finale che proietta i due mezzi in volo sulla parte più bassa della vallata con un largo campo battuto che regala un facile atterraggio e contemporaneamente una ottima via di fuga.

Eco or Not, la moto della sfida: KTM EXC-F 250 2018


La KTM EXC 250 F 4 tempi, modello 2018 dal peso di 106 Kg è un vero riferimento per gli appassionati di enduro. La moto usata da Tommaso Montanari durante la sfida è equipaggiata con un motore monocilindrico da 249,91 cc, 4 tempi con raffreddamento a liquido. Molto avanzato il sistema di gestione del motore Keihin con iniezione elettronica con corpo farfallato da 42 mm.

Il motore è dotato di un preciso cambio enduro a 6 marce, molto solido grazie al rivestimento a basso attrito della forcella cambio. La leva del cambio adotta il design "no dirt" che impedisce al fango e allo sporco di accumularsi nello snodo. Tutti i motori a 4 tempi KTM dispongono di un sensore di rapporto che sincronizza la curva di potenza a ciascuna marcia. La KTM 250 EXC-F è dotata di serie di un motorino d’avviamento elettrico realizzato da Mitsuba molto affidabile, soprattutto in condizioni estreme.

La testa cilindro è di ultima generazione e presenta due alberi a camme in testa con bilanciere a dito antiattrito provvisti di rivestimento in DLC duro. La portata dei gas è massimizzata da quattro valvole ultraleggere in titanio e dai condotti ad alto flusso, una soluzione che garantisce una potenza ottimale a qualsiasi regime, fino limite notevole dei 12.800 giri.

La KTM 250 EXC-F utilizza la frizione DDS, Damped Diaphragm Steel, realizzata dalla casa di Mattighofen con campana d’acciaio antiusura, dischi frizione estremamente resistenti alle alte temperature e nuove camicie in acciaio nitrato. Il telaio è in acciaio al cromo-molibdeno leggero e high-tech ed è in grado di garantire grande maneggevolezza, facilità di guida, un comportamento preciso in curva ed un'eccellente stabilità, inoltre mixa sapientemente la massima rigidità longitudinale ad una rigidità torsionale ottimizzata. L'impianto frenante è composto da pistoncini Brembo high-tech abbinati a dischi freno Wave leggeri.

La piastra forcella è stata forgiata con un offset di 22 mm per assicurare una presa sicura della stessa e una guida più precisa con il manubrio che può essere spostato in avanti e indietro in 4 posizioni. La EXC-F 250 monta una forcella a steli rovesciati WP Xplor 48 sdoppiata sviluppata in collaborazione con KTM. È dotata di molle in entrambe le gambe con due diverse funzioni: smorzamento in compressione sul lato sinistro, estensione sul lato destro.

In più, la forcella può essere facilmente regolata in compressione ed estensione tramite una ghiera. Sospensione posteriore PDS, vero tratto distintivo KTM, con l’ammortizzatore collegato direttamente al lato superiore del forcellone realizzato in alluminio pressofuso. Le ruote delle EXC-F si distinguono per l'impiego di mozzi leggeri lavorati a CNC e cerchi Giant di fascia alta, massima stabilità con il minimo peso, pneumatici Maxxis. Infine, serbatoio in polietilene leggero con capienza di 8,5 litri e, per l'impianto di scarico, un silenziatore corto in alluminio di fascia alta, montato il più vicino possibile al motore. Prezzo di 9.675 euro, ma attualmente questo modello è fuori listino.

KTM EXC 250 F 2018: scheda tecnica


Cilindrata: 249.91 cc
Cilindri: monocilindrico
Raffreddamento: liquido
Alimentazione: benzina
Tipo cambio: meccanico
Numero marce: 6
Altezza della sella: 97 cm
Peso: 106 kg
Serbatoio: 9.0 litri
Tipo telaio: doppia culla
Pneumatico anteriore: 90/90 R 21
Pneumatico posteriore: 120/90 R 18
Omologazione: Euro 3
Garanzia: 24 mesi

Eco or Not, la bici della sfida: Devinci Wilson 29


Per sfidare la KTM 250 4 tempi di Tommaso Montanari, Francesco "Frenkie" Petrucci ha sfoderato la sua arma segreta: Devinci Wilson 29. Anteprima del modello 2019, la nuova Wilson da downhill adotta le ruote da 29”. Il triangolo principale è realizzato in alluminio 6066-T6, in contrapposizione ad un carro realizzato invece in carbonio. Il movimento centrale è di tipo filettato, mentre lo schema di sospensione si basa su uno Split-Pivot in grado di separare le forze indotte dalla pedalata da quelle dell’azione frenante.

Questo per garantire un’ammortizzazione più fluida e sensibile agli urti, una maggiore trazione e una pedalata più efficiente. Si tratta di un progetto totalmente nuovo, oltre alle geometrie per permettere l’adozione della ruota da 29”, sono state variate alcune misure dei componenti utilizzati. L’ammortizzatore, rispetto al precedente modello con ruota da 27,5” è diventato metrico con una lunghezza di 250×75 mm, la biella che collega l’ammortizzatore al link è ora più lunga, mentre il mozzo posteriore è diventato da 157 mm.

La nuova Wilson 29 si distingue per uno standover estremamente basso con un baricentro ribassato a favore della massima maneggevolezza. In più, grazie all’impiego di un flip-chip posizionato sull’attacco dell’ammortizzatore è possibile variare alcune quote geometriche come, ad esempio, l’angolo di sterzo, l’angolo di sella e il reach. Tre gli allestimenti previsti dalla Devinci: la Wilson 29 X01 DH disponibile al prezzo di 6.699 euro, la Wilson 29 GX DH, 4.399 euro e, infine, Wilson 29 frameset a 2.399 euro.

Devinci Wilson 29: scheda tecnica


Sospensioni: Rock Shox DH 29 Fork - Super Deluxe WC, 450lb coil
Ruote: Race Face Atlas 29
Gomma posteriore: Maxxis Minion DHR2, 29x2,4wt 3C TR, DH Casing
Gomma anteriore: Maxxis Minion DHR2, 29x5,4wt 3C TR, DH Casing
Freni: Sram Code RSC
Dischi: Sram Centerline 200 mm
Comando cambio: Sram X01DH, 7 velocità
Cassetta pignoni: Sram PG-795, X-Dome 10-24T
Guarnitura: Sram X01DH, 165 mm
Corona: Sram X-Sync 34T
Guidacatena: E.Thirteen LG1r Carbon
Catena: Sram PC-XX1
Reggisella: SDG I-Beam
Sella: SDG I-Fly
Manubrio: Race Face SixC 35, 35 mm, 800 mm width
Attacco manubrio: Race Face Atlas 35 Direct mount
Pedali: HT Components X2
Manopole: Lizard Skins, Lock-On Charger

I bikepark i più belli d’Italia


Il downhill è uno sport in continua ascesa, uno sport alla portata di tutti in quanto non esistono solo percorsi estremi. In alcuni bikepark i tracciati sono adatti anche all'enduro e privilegiano discese più tecniche e meno spericolate.

In più, come accennato prima, in tutte le località sono presenti dei percorsi realizzati appositamente per i principianti con la possibilità di seguire delle giornate di lezione con un maestro per imparare la tecnica di discesa sulle due ruote. Ma quali sono i migliori bikepark in Italia? Ne abbiamo selezionati cinque...

Sauze d'Oulx, Piemonte
Uno dei primi ad essere stati aperti in Italia. Percorsi molto tecnici si snodano tra boschi di larici e prati di montagna per un dislivello complessivo di più di 1.000 metri. La seggiovia Jouvenceaux – Sarnas - Sportinia serve 13 percorsi, 2 facili, 10 medi e 1 difficile dove i rider possono mettere alla prova le proprie capacità di guida lungo single track e toboga con un dislivello notevole da percorrere. Diverse le strutture artificiali in legno, come drop e wall ride e in terra, come table e step up. La parte alta del bikepark invece, da Sportinia fino a Rocce Nere, è dedicata all'enduro, con tre percorsi con passaggi tecnici e discese tre le rocce. Senza contare che dalla cima ci si può gettare in picchiata fino al fondo, per una discesa lunghissima, una vera botta di adrenalina. Perfetto anche per chi è alle prime armi.

La Thuile, Valle d'Aosta
Panorami mozzafiato dove si snodano sentieri e discese molto tecniche. Qui si è disputata una tappa del Freeride World Tour. I percorsi di discesa non sono adatti a tutti. Le discese sono molto ripide e ricche di passaggi tecnici. Ci sono anche percorsi adatti a tutti, ma i più interessanti sono quelli impegnativi. Il park si sviluppa su un’ampia area che, a partire da quota 2.600 m ai piedi delle creste del Chaz Dura, scende per oltre 1.200 m di dislivello fino al paese di La Thuile. Bne 220 km di sentieri e itinerari percorribili.

Pila, Valle d'Aosta
E' uno dei più celebri d'Italia, su queste discese si disputa, quasi ogni anno, una tappa della Coppa del Mondo di Dowhill. Il tracciato è lungo 2,6 km ricchi di passaggi tecnici e adrenalinici. Quattro i percorsi per downhill e freeride con diversi gradi di difficoltà per oltre 10 km di discese. Dalla cima si può scendere fino alla cabinovia di Pila a valle percorrendo un sentiero lungo 15 km.

Bardonecchia, Piemonte
Il Kona bikepark di Bardonecchia dispone di due seggiovie e una cabinovia in due aree distinte con diversi percorsi larghi, molto divertenti e perfettamente preparati per un totale di 400 km di sentieri di diversa difficoltà, compresi tra i 1.300 e 3.000 metri. Questa località è adatta anche a chi pratica mountain bike e preferisce avventurarsi lungo percorsi panoramici e pedalabili, ma anche per chi vuole scendere a tutta velocità senza guardarsi troppo intorno concentrandosi solo sulla discesa.

Campo Felice, Abruzzo
Lo Swup Bike Park di Campo Felice è sicuramente uno dei più attrezzati in Italia. Sei i tracciati a disposizione degli appassionati: uno per le gare, uno più tecnico e lento, uno da freeride con rampe e drop e poi la Rock Way, un percorso con 400 metri di curve ricavato nel letto di un torrente. Presente anche un percorso per bambini.

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