MotoGP: Marc e Jorge nuovo binomio vincente?

Con due piloti di questo livello la Casa dell’Ala dorata intende ribadire il segnale qualitativo del proprio impegno nelle corse e anche un messaggio di svolta strategica alla sua presenza in MotoGP .

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Il passaggio di Jorge Lorenzo alla Honda-HRC ufficiale quale compagno di Marc Marquez non è una bomba, è una bomba atomica. Il Motomondiale ne è da subito scosso non solo per il valore della notizia, ma perché con due piloti di questo livello la Casa dell’Ala dorata intende ribadire il segnale qualitativo del proprio impegno nelle corse e anche un messaggio di svolta strategica alla sua presenza nella MotoGP modificando a proprio favore in modo netto gli attuali rapporti di forza con gli avversari.

Con i regolamenti restrittivi che sostanzialmente appiattiscono la competitività delle moto è oggi il pilota, pur con l’invadenza dell’elettronica, che fa la differenza. In squadra servono, anche per indirizzare e gestire uno sviluppo sempre più complesso e sofisticato, due grandi campioni con caratteristiche di guida e di mentalità molto diverse fra loro quali sono appunto Marquez e Lorenzo. Così si fa. Così, da sempre fanno le grandi Marche impegnate nel gioco costoso, complesso e delicato delle competizioni mondiali, portandosi in casa il meglio che c’è sia sul piano tecnico che su quello fondamentale dei piloti.

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Non è facile, non è mai stato facile, gestire “due galli” nello stesso pollaio, ma le grandi Case, sempre, per ottenere il massimo in pista e in Campionato, hanno cercato il top nel mercato piloti acquisendo i migliori. Qualche esempio storico: nella 500 Gilera aveva Duke e Liberati, MV Agusta Surtees e Hocking, poi il rodesiano insieme a Hailwood, quindi Mike con Agostini e Ago con Read ecc. Sono sempre state situazioni di difficile gestione, ma (quasi) sempre i binomi del massimo livello hanno prodotto grandi risultati. Ciò, sostanzialmente, perché due grandi piloti si “stimolano” vicendevolmente e entrambi spingono alla massima concentrazione e al massimo impegno tutta la squadra in un vortice dove ognuno è portato a superare se stesso.

Senza queste spinte c’è il “calo di tensione” che porta all’assuefazione, all’auto compiacimento, alla sconfitta. E’ questa visione strategica che manca tutt’ora alla Ducati – una grande Case capace di produrre moto di altissimo livello – per passare da protagonista a vincente nel mondiale che conta, quello della MotoGP. A Borgo Panigale sono passati anche piloti come Stoner, Rossi e adesso Lorenzo e, nella loro diversità di risultati e di trattamento, c’è stato un filo conduttore di inadeguatezza nella loro gestione.

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Non è bravo il pilota che dice Signorsì e si adegua. Serve il campione che sa dire NO e impone alla Casa quel che ritiene indispensabile per la vittoria. Senza questa visione da number one, si può vincere una battaglia, ma non la guerra. Honda sa meglio di tutti come si fa: per chi ha dubbi basta guardare l’Albo d’Oro del Motomondiale. Lorenzo, pilota di classe con le ombre, ha trovato quel che cercava. Marquez, fenomeno senza briglie, se ne frega di chi si trova accanto nel box. Spetta a chi di dovere, in quel team, trasformare le eventuali sbavature e arroganze, in valore aggiunto utile ai singoli piloti e a una Casa capace di valorizzare e investire quel che serve, ma anche pronta a dare il benservito. Agli avversari, quel che Honda fa oggi, può servire da lezione per domani. Ma non sarà così.

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