MotoGP Qatar 2018: Zarco, pole-record. I primi 10 in 7 decimi

Il transalpino Johann Zarco svetta con un giro-saetta da record (1’53.680) sulla sua Yamaha Tech 3 no factory detronizzando Dovizioso.

MotoGP Qatar 2018: Zarco, pole-record. I primi 10 in 7 decimi
Di Massimo Falcioni
No, non è la Moto3: è la MotoGP che negli ultimi istanti di qualifiche che più infuocate non si può manda in scena il … film thriller visto poco prima nel finale rocambolesco della classe cadetta. Anche qui è un outsider di lusso, il transalpino Johann Zarco a svettare con un giro-saetta da record (1’53.680) sulla sua Yamaha Tech 3 no factory, detronizzando Dovizioso, incredulo dopo i gran tempi dei valzer delle prove libere, precipitato addirittura quinto, nella nebbiolina di metà della seconda fila.

Già, c’è da sgomitare. Che gran ribaltone ragazzi! Che bel casino! Oggi la danza delle gomme fra la doppia media e la sola media davanti, domani top secret. Questione di vento, questione di tattica. Attacco o difesa? Non sarà – come pareva dalle “libere” la gara dei “millesimi” ma di certo sarà la “guerra dei decimi”. I primi tre (Zarco, Marquez, Petrucci) nel niente dei due decimi. I primi dieci (Crutchlow +0.392, Dovizioso +0.394, Rins +0.659, Pedrosa +0.688, Rossi +0.709, Lorenzo +0.751, Miller +0.767) nella goccia dei sette decimi.

Che significa? Che serve un vento freddo, non infuocato come tira qui, per raffreddare quel che domani accadrà in pista. Corsa aperta? Corsa in cui non si può dare niente per scontato. Vince chi taglia per primo il traguardo, è non è banale riaffermarlo. Solamente Marquez potrebbe, infilzando sin dallo start Zarco, tentare di involarsi e buonanotte ai suonatori. Marquez, si sa, è Marquez e la sua Honda respira bene in questo catino nel deserto.

Ma sapete chi è Zarco? Idem per il Dovi dal passo felpato ma proficuo con davanti, però, due colonne guastafeste come Crutchlow e Petrucci che stavolta sogna davvero il podio. In mezzo al fuoco sta peggio chi si agita troppo. Serve davvero manetta aperta ma cervello freddo e lucidità assoluta per una corsa dove alla fine la tattica giusta (gomme ecc.) farà la differenza. Chi sbaglia paga. Marquez fa da solo. Ducati, su un terreno favorevole, non può perdere l’occasione di prendersi subito un po’ di vantaggio anche perchè può (forse) gestire il gioco con tre punte. Yamaha sta così così, anzi così cosà, si trova con la lepre Zarco senza guinzaglio e Rossi e peggio ancora Vinales, costretto a passare per la Q1, (quello che nel 2017 qui centrò pole e trionfo!) nel difficile status di attaccare, difendendosi.

Quel che è certo, domani in corsa conterà poco il cronometro: sarà battaglia alla baionetta per un bel po’. E alla fine i duri faranno la differenza. Anche chi userà il fioretto. Il mondiale parte col piede giusto. Vietato perderla.

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