Randy Mamola striglia Iannone: "Deve darsi una mossa, e pure in fretta"

L'ex pilota americano bacchetta Iannone: "Sembra abbia altro in testa, basta guardare i suoi profili social". E Davide Brivio, team manager Suzuki, ammette "Ci aspettavamo un adattamento più veloce"

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Quando Randy Mamola parla non ci va tanto per il sottile. L'ex-pilota americano, famoso per le sue doti di funambolo (e di cascatore...) è uno che dice quello che pensa, anche a costo di uscire dal politically correct: magari si può non essere d'accordo con lui, ma bisogna riconoscergli che la schiettezza e la sincerità di certo non gli mancano.

Da qualche tempo a questa parte Randy cura un suo personale spazio su Motorsport.com, in cui commenta le vicende della MotoGP e da cui, all'occorrenza, tira stoccate anche ai più quotati top rider.

Questa volta, a finire nel mirino del buon Mamola, è stato Andrea Iannone: il pilota di vasto sta effettivamente deludendo alla sua prima stagione in Suzuki, e se comparati con quelli del suo predecessore Maverick Viñales i risultati dell'italiano sono effettivamente molto sottotono. Sotto accusa anche le doti da collaudatore di "The Maniac", che non sarebbero secondo Mamola all'altezza delle aspettative della casa di Hamamatsu:

"Suzuki ha ingaggiato Iannone come sostituto di Viñales [...] con la convinzione che l'italiano potesse continuare a far crescere la GSX-RR. La moto ha vinto nel 2016 ed è salita sul podio quattro volte, permettendo a Viñales di piazzarsi 4° nel Mondiale. L'intenzione della Suzuki sarebbe stata quella di utilizzare l'esperienza di Iannone in MotoGP per arrivare a lottare alla pari con Honda, Yamaha e Ducati.Dopo il primo terzo di stagione, possiamo dire che l'evoluzione della moto si è fermata: Andrea è 15esimo in classifica, con appena 21 punti all'attivo"

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I vertici della casa giapponese, dunque, avrebbero tutto il diritto di iniziare a spazientirsi:

"In una situazione complicata come questa, entrambe le parti sono chiamate a fare qualcosa e la prima cosa che farei è parlare direttamente con il pilota, per capire che momento sta attraversando. E dovranno farlo con i dati in mano: non è normale che a Barcellona, Iannone ha girato per la maggior parte della gara sull'1'49"5, poi quando Sylvain Guintoli lo ha ripreso al 20esimo giro, ha iniziato a girare sei decimi più forte, staccandolo nuovamente. Se fossi il capo del team, andrei direttamente al punto e chiederei spiegazioni, perché a prima vista non esiste alcuna giustificazione. Iannone non sembra troppo felice alla Suzuki e il primo passo dovrebbe essere capire se la distanza tra le due parti si può colmare o meno"

"La Suzuki deve dargli modo di dimostrare che il campionato è ancora la sua priorità. Ma chiariamo una cosa: è lui che deve mostrare il meglio di sé. E deve farlo in fretta. Nel caso in cui non dovesse riuscire a farlo, i vertici della Suzuki devono iniziare a pensare come rompere il contratto di due anni firmato l'anno scorso"

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L'ex-pilota americano non nega che la Suzuki GSX-RR abbia, effettivamente, alcuni problemi: ritiene però che Iannone non stia dando il massimo né per risolverli né per tirare fuori il massimo possibile dalla sua moto: gli mancherebbero, insomma, la grinta e le motivazioni necessarie.

"Anche se sono convinto che Andrea non si sente a proprio agio su quella moto, e che i problemi di adattamento siano reali, non sono così sicuro che stia lottando con tutte le sue forze per uscire da questa situazione. La griglia della MotoGP è piena di combattenti [...] non vedo questa stessa grinta in Iannone, e questa invece è l'attitudine che la Suzuki deve chiedere ad un pilota che ha scelto per essere il suo leader"

Non risparmia, poi, una frecciatina riguardante il fidanzamento con Belen Rodriguez, colpevole secondo Mamola di influire in maniera sensibilmente negativa sulla concentrazione e sulla professionalità di Iannone: "Molti credono che il cuore e la mente di Andrea siano concentrati su altri aspetti della sua vita, o almeno questo è quello che traspare dando un'occhiata ai suoi social media".

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Lo stesso Davide Brivio, intervistato da Crash.net, ha ammesso tra le righe una certa delusione per l'avvio di stagione dell'ex-pilota Ducati, rivelatosi più difficile del previsto. Da buon team manager, però, ha pubblicamente cercato di difendere il suo pilota:

"Ad essere onesti, non ci aspettavamo che l'adattamento di Andrea alla Suzuki avrebbe richiesto così tanto tempo, anche perché a Valencia eravamo partiti bene e lui era contento della moto anche se aveva subito evidenziato la necessità di lavorare sull'elettronica [...] Poi sono arrivate le gare e abbiamo incontrato delle difficoltà. L'elettronica è una delle aree in cui Andrea ritiene sia più urgente fare dei passi avanti, ma viene da una moto che ha una delle elettroniche più avanzate e noi certamente non siamo a quel livello"

"Siamo un team ancora giovane, dobbiamo recuperare 15 anni di esperienza... ma è quello che stiamo cercando di fare [...] il reparto corse sta lavorando molto, molto duramente. [...] Credo, comunque, che molti dei problemi che ci stanno affliggendo derivino dal fatto che Andrea è da solo come pilota. Alex Rins si è infortunato, e noi non abbiamo un team satellite, e questa è forse la nostra più grande debolezza al momento: le altre case, gli altri team, possono condividere informazioni"

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