Marquez: “Con questa moto siamo obbligati a rischiare”

Marc Marquez si prepara al GP di Spagna di Jerez de la Frontera, nella consapevolezza che il pacchetto tecnico di Honda HRC non è ancora al 100%

Anche se prima del GP delle Americhe lo stesso Marc Marquez tentava di non mettersi addosso troppa pressione per la gara statunitense, la realtà è che il risultato di Austin è stato una vera e propria boccata d’aria fresca per campione di Cervera e per il suo team.

Dopo un avvio di stagione decisamente preoccupante, si può dire che il Gran Premio texano sia andato nel migliore dei modi per il 24enne alfiere della Honda HRC: Marc ha vinto su un tracciato dove è ormai da anni l’indiscusso dominatore, e il suo rivale Maverick Viñales ha chiuso la corsa con un ruzzolone in una via di fuga. Risultato: Marquez ha parzialmente ricucito lo svantaggio che lo separa dal pilota-rivelazione di questo 2017.

Alla vigilia della terza gara stagionale il 93 è terzo in classifica con 38 punti: 12 in meno del connazionale della Yamaha e 18 in meno di un Valentino Rossi che pur senza una vittoria è riuscito a conquistare la vetta grazie a due secondi e un terzo posto. Un bottino certamente non soddisfacente per Marquez, che l’anno scorso con una moto sulla carta inferiore aveva iniziato con un passo ben più consistente:

“E’ difficile trovare una spiegazione, perché il pre-campionato era stato peggiore di quello di quest’anno, ma invece le prime due gare erano andare meglio. Ma quello che è successo è quello che temevamo, che con questo nuovo motore avremmo dovuto adattare le cose. Non solo il motore, ma anche il set-up è molto diverso, mentre nel 2016 abbiamo avuto una base su cui più o meno abbiamo lavorato su ogni circuito. Ora stiamo ancora cercando quella base. In Qatar ero competitivo per lottare per il podio, ma per varie circostanze non ci siamo arrivati, e in Argentina sono caduto quando ero in testa”

Un gap che obbliga il pentacampeòn a spingere molto, ad osare anche oltre le proprie possibilità: si è visto in Argentina, dove Marc è caduto mentre era in testa nel tentativo di prendere vantaggio sugli avversari.

“La moto è al livello che avevamo alla fine dell’anno scorso, non è migliorata. Alcune sono migliori delle nostre e fa la differenza, perché questo svantaggio ci obbliga ad andare al 100%, rendendo più facile sbagliare. Quella di Termas è stata una caduta strana. Ancora non capisco cosa sia successo. Stiamo lavorando sul set-up per cercare di capire dove sia il limite. E’ sufficiente verificare il numero di cadute dei piloti della Honda e di quelli della Yamaha: le nostre sono il triplo. Questo riflette la criticità della moto”

Marc, di fatto, punta il dito contro una RC213V che non sembra agevolare il lavoro dei piloti: al contrario, difende a spada tratta il suo team, squadra verso il quale, ai microfoni di Motorsport.com, si è lanciato in una vera e propria dichiarazione d’amore:

“La mia squadra è intoccabile. Ora sono in Honda e, nonostante non stiamo passando il nostro miglior momento, mi sento molto bene qui. Credo che ogni pilota vorrebbe trovarsi come mi trovo io con la mia squadra. Abbiamo tutti lo stesso obiettivo alla domenica ed è quello di vincere. Ma se succede che cadi, la vita va avanti, perché domani è un altro giorno. Arrivare alle gare anche per una chiacchierata con i ragazzi del tuo team, e non solo per la moto, ma tante altre cose, non ha prezzo”

Come il suo superiore Livio Suppo, anche Marc non è del tutto sorpreso nel vedere un Viñales così veloce e competitivo fin da subito con la YZR-M1: il talento del giovane pilota dei Tre Diapason si era già palesato nelle scorse stagioni, bisognava solo aspettare che esplodesse.

“Dopo quello che ha fatto nel pre-campionato, si, lo immaginavo che sarebbe stato forte. Durante l’inverno l’unico che più o meno aveva il suo ritmo ero io. Comunque pensavo che in Qatar avrebbe vinto più facilmente e con più vantaggio. Ma non è una sorpresa, Maverick l’anno scorso ha vinto una gara, conquistato altri podi e chiuso quarto in campionato”

Un futuro campione, forse ancora più temibile e costante di quel Jorge Lorenzo che con la Yamaha ha vinto ben 3 Titoli Iridati.

“Dipende da quale periodo di Jorge stiamo parlando. Quando Lorenzo è in uno dei suoi momento positivi, è sempre molto veloce. Maverick forse è più regolare e non attraversa quei momenti di crollo che a volte ha Jorge. Maverick probabilmente è più costante”

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