USA: dazi al 100% per le moto europee?

Scontro tra l'American Motorcyclist Association e le autorità statunitensi sulla proposta di dazi doganali del 100% sulle moto importate dall'Europa.

Harley Davidson motorcyclists ride through the streets of Barcelona during the Barcelona Harley Days on June 20, 2010. The three-day event gathers thousands of riders and fans from all over Europe. AFP PHOTO / JOSEP LAGO (Photo credit should read JOSEP LAGO/AFP/Getty Images)

E' scontro aperto negli Stati Uniti tra l'American Motorcyclist Association (AMA) e le autorità federali su una recente proposta di modifica ai trattati commerciali, una normativa che porterebbe al varo di un mostruoso dazio doganale del 100% o superiore sulle moto con cilindrata tra 51 e 500 cc importate dall'Europa.

La proposta è stata avanzata negli ultimi giorni del 2017 dall'Office of United States Trade Representative (USTR), ente responsabile dello sviluppo e del coordinamento del commercio internazionale degli Stati Uniti, delle materie prime e della politica degli investimenti negli altri paesi. Il capo della USTR è inoltre il principale consigliere, portavoce e negoziatare del Presidente degli USA in tutte le questioni commerciali di livello nazionale.

La norma proposta di dazi sulle moto europee sarebbe in pratica una 'ritorsione' degli USA nell'ambito della battaglia commerciale sulle carni americane trattate con ormoni, una faccenda delicata su cui USA e UE hanno battagliato anche nelle discussioni sul famigerato TTIP.

Quasi superfluo sottolineare come una tale legislazione, se approvata e messa in atto, rappresenterebbe un danno gravissimo e potenzialmente irreversibile per molte aziende del settore motociclistico, dai grandi costruttori fino alle piccole e medie imprese americane che si occupano di distribuzione e servizi per i marchi coinvolti.

Tra questi figurano marchi italiani come Piaggio, Vespa, TM, Beta (e per questi il 'colpo' sarebbe quasi mortale) Ducati e Aprilia, ma ci sarebbero grossi problemi anche per BMW, KTM, Husqvarna, Gas Gas, Montesa e Sherco, tanto per segnalare solo quelli più famosi.

Ovviamente l'AMA si è opposta con forza all'imposizione di questa clamorosa tariffa, obiettando innanzitutto che le controversie commerciali del settore agricolo non dovrebbero essere risolti con sanzioni commerciali in altri settori. Questi i primi commenti del suo "numero 1" Wayne Allard:

"Non vi è alcun collegamento logico tra moto e manzo, prendere anche solo in considerazione questa idea è assurdo. 'assurdo prendere in considerazione anche una tale mossa. Se la disponibilità delle moto dovesse essere ostacolato da queste sanzioni commerciali ingiustificate, molte concessionarie potrebbero chiudere lasciando molti americani senza lavoro"

"Gli effetti negativi delle sanzioni proposte non danneggerebbero solo il settore delle vendite di motociclette, ma si diffonderebbe poi nel settore del post-vendita, nelle vendite di equipaggiamenti correlati, nell'industria dell sport e così via."

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E non è tardata neppure la reazione del Vecchio Continente. Antonio Perlot, Segretario Generale di ACEM (Association des Constructeurs Européens de Motocycles) ha dichiarato:

"L'inserimento delle motociclette in un elenco di prodotti soggetti a dazi più elevati per l'ingresso negli Stati Uniti avrebbe un impatto negativo per tutte le aziende europee che producono motocicli fino a 500 cc, ma tale misura influenzerebbe negativamente anche il consumatore americano, economicamente e in termini di potenziale scelta."

"Non vi è alcuna giustificazione per una tale misura, non c'è ragione per cui il settore moto debba essere trascinato in dispute commerciali che riguardano prodotti alimentari. ACEM, come rappresentante dei costruttori di moto in Europa, sta ovviamente seguendo la questione molto da vicino."

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