Bruno Spaggiari, “re senza corona” che lanciò la Ducati

Uno dei più forti piloti del motociclismo de: “I giorni del coraggio”

Amarcord – Bisogna approfittare delle ricorrenze dei compleanni per ricordare gli assi del passato come Bruno Spaggiari, nato a Reggio Emilia l’11 gennaio 1933, oggi 84enne ancora col fisico di quando calcava le piste da metà anni 50 a metà degli anni ’70. Oggi tutti conoscono la Ducati impegnata attivamente da anni in MotoGP e nel Wsbk ma pochi ricordano che fu proprio Spaggiari fra i primi piloti a dar lustro alla Casa di Borgo Panigale – di cui era collaudatore sin poco più che ragazzo e poi protagonista delle corse Gran fondo – portandola con la sua 125 monocilindrica 4 tempi alla vittoria nel 1955 sul circuito di Cosenza poi, su su, nel 1956 con i trionfi alla 24 del Montijuich in coppia con l’altro eccelso ducatista l’impepato biondino bergamasco Alberto Gandossi e l’anno successivo – oltre al titolo tricolore delle ottavo di litro – all’exploit iridato di Monza (l’unica corsa mondiale vinta da Bruno) con le nuove desmodromiche 125 dell’ing. Taglioni giunte in trenino ai primi cinque posti (Spaggiari, Gandossi, Villa, Chandwick, Taveri nell’ordine)!

Chi scrive queste note ricorda di aver visto per la prima volta in gara Spaggiari nel 1958 al circuito di Alessandria quando il ducatista, in testa, cadde rompendosi la clavicola ma risalì in moto con il braccio destro penzolante riuscendo a vincere in volata davanti a Carlo Ubbiali e a Tarquinio Provini! Svenuto dopo il traguardo, Spaggiari fu portato in trionfo dolorante ma fu costretto a saltare tutti gli appuntamenti iridati della stagione, con il compagno di squadra Gandossi che perse poi il titolo iridato a favore di Ubbiali per una caduta nell’ultima curva all’Ulster. Quindi, a fine stagione, il grande rientro monzese e il trionfo al GP d’Italia. Che tempi, ragazzi!

Spaggiari è stato uno dei “Re senza corona”, pilota di poche parole, di fatti, di grandi corse, 21 anni sui circuiti e moto di tutti i tipi (dal debutto nel 1953 su Gitane 2 tempi all’ultima stagione del 1974 su Ducati 750 SS): in primis Ducati, ma anche MV Agusta, Benelli, Morini, Mototrans. Spaggiari chiude la sua brillante carriera a 41 anni compiuti (come Max Biaggi) in sella alle maxi moto di 750 cc, dopo belle stagioni con le 500, prima ancora con le 350 e 250, ma i suoi migliori acuti sono venuti in sella alle moto di 125 cc., classe nella quale coglie – come già sopra scritto – con la Ducati ufficiale desmodromica a Monza, al debutto nel 1958 fra i big, l’unica vittoria mondiale.

La tenacia, la preparazione tecnica, la voglia di vincere di Bruno non vengono premiati nel 1959, con la Ducati verso il disimpegno agonistico e neppure nel 1960 passato alla MV al posto di Provini, alla Morini, anche perché a Cascina Costa decidono poco dopo di abbandonare la 125 e la 250. Spaggiari approda allora a Pesaro, insieme a Silvio Grassetti sulle Benelli 250 mono e 4 cilindri, rischiando molto, spesso a terra, pochi risultati.

Quindi l’emigrazione in terra spagnola con belle vittorie con le Ducati e dal 1964 di nuovo in Italia sulle fide Ducati Desmo 250 e 350, moto stupende ma non certo competitive di fronte alle superfrazionate italiane e giapponesi, con partenze brucianti, splendide corse, molti podi e titoli italiani che all’epoca avevano grosso peso.

Spaggiari è passato alla storia soprattutto per le sue 200 Miglia, specie la prima, quella del 1972, dominata per … 320 chilometri e persa a pochi metri dal traguardo a favore del compagno di squadra Paul Smart, per mancanza di benzina sulla sua Ducati 750 bicilindrica desmodromica. Un secondo posto che si ripeterà nell’edizione successiva del 1973, stavolta brillante scudiero di un incontenibile Jarno Saarinen, che purtroppo perirà insieme a Renzo Pasolini due settimane dopo nel terribile groviglio di Monza. Terzo nella 200 Miglia 1974, quindi, come scritto, l’addio alle armi.

Spaggiari è stato un pilota “tecnico”, ottimo stilista, meticoloso e certosino, alla Provini, ma con la logica da volpe del “cinesino” Ubbiali, non disdegnando tuttavia giri al cardiopalma e gare alla baionetta, a volte concluse … a terra. Un corridore d’altri tempi, di forte tempra, inossidabile: forse doveva osare di più, non in pista, ma sulle sue scelte strategiche, nel passaggio fra una Casa e l’altra, in un motociclismo difficile, con le Case italiane al tramonto. Tanto di cappello, di fronte a un gentleman, a un pilota protagonista per 20 anni di un motociclismo che non c’è più.

“Di corridori – diceva Spaggiari – ce ne sono di tre tipi: quelli che per correre devono pagare, quelli che corrono per niente, quelli che corrono e sono stipendiati. Gli ultimi non partono mai battuti, vogliono vincere. Io ero fra questi, anche quando correvo gratis”. Considerazioni di grande attualità. Oggi si fa, giustamente, un gran parlare dell’Academy di Valentino Rossi.

Già oltre 40 anni fa, precisamente nel 1974, Bruno Spaggiari metteva su un proprio Team, nucleo di una vera e propria scuola di pilotaggio da cui usciranno fior di piloti, a cominciare dal recanatese Franco Uncini, poi iridato della 500 nel 1982. Quando la storia si ripete.

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