Amarcord: quando nel ’69 il “canguro” Kel Carruthers riporta l’iride 250 alla Benelli con la “ciliegina” del TT

1969, l’anno magico della Benelli “fregata” dai… regolamenti

Ci si ricorda raramente di Kel Carruthers, pilota di poche parole ma di fatti, australiano iridato 1969 con la Benelli 250 “4” che pochi giorni addietro, il 3 gennaio, ha compiuto 79 anni magnificamente portati. Karruthers, oltre che ottimo e versatile pilota, fu anche tecnico certosino e uno dei primi Team manager con l’occhio lungo tanto da scoprire e lanciare, prima negli Usa poi nel Motomondiale, un fuoriclasse come Kenny Roberts.

Kel cominciò sin da ragazzino ad armeggiare sui motori nella concessionaria paterna di Sydney dove facevano bella mostra foto di assi australiani: Hinton padre e figlio, Ken Kavanagh, Jack Ahearn, Jack Findlay, Tom Phillis, Keith Campbell. Così chiese e ottenne dal padre una Honda 125 iniziando non ancora sedicenne la carriera del corridore. I primi anni solo in patria dove colse allori a ripetizione: ben venti titoli di campione d’Australia in tutte le cilindrate su Honda 125 bicilindrica, Honda 250 “quattro” valida anche per la 350, Norton Manx mono 500.

Poi, a 28 anni, il gran passo sbarcando da emigrato nel 1966 in Europa per il debutto del fuoco al TT dell’Isola di Man: decimo posto nel “senior” e settimo nel “Lightweight” 125 meritandosi le Aermacchi “Casa” – una signora moto monocilindrica 4 tempi aste e bilancieri anche se non competitiva per la vittoria – con ottimi piazzamenti nella 250 fino al terzo posto nel mondiale 350 nel 1968.

Kel era il classico esponente del “Continental Circus”, centauro-tuttofare, sempre indaffarato nel paddock, mani impregnate di grasso e sorriso aperto, venuto da Sydney per calcare le affascinanti e insidiosissime piste europee, con tanto di roulotte, moglie Jan e i due pargoli, e almeno tre moto per cimentarsi in 3-4 cilindrate diverse, per acciuffare meglio un piazzamento e ripagarsi le … spese. Uno “zingaro” delle corse in cerca di una manciata di soldi e di uno scampolo di gloria. Umile ma orgoglioso, non bussava alle porte di nessuna Casa. “Se mi vogliono – diceva in tutte le lingue – sanno dove cercarmi”.

Fu la Benelli a cercarlo, dandogli l’arma vincente. Come tante altre volte, la sfortuna di un pilota fa la fortuna di un altro: in questo caso le cadute di Pasolini diedero all’australiano l’opportunità di salire sulla 4 cilindri grigio-verde oliva e Kel non si fece sfuggire l’occasione d’oro.

Quindi, nel 1969, l’anno di grazia, con la conquista del titolo iridato della quarto di litro e la ciliegina sulla torta del trionfo al TT inglese: l’apoteosi per la Benelli che grazie al “canguro” si riprendeva la corona d’oro della duemmezzo 20 anni dopo l’exploit di Dario Ambrosini perito ad Albi riportando a Pesaro anche l’ambitissimo “Mercurio alato” dopo quelli conquistati all’Isola di Man con Ted Mellors nel 1939 e undici anni dopo, appunto, con Ambrosini.

Nel 1969, la Benelli era partita alla grande, battendo con Renzo Pasolini, per ben cinque volte nelle gare d’apertura italiane, la MV Agusta di Giacomo Agostini nella 350 e vincendo nella quarto di litro tricolore. La Benelli e Pasolini puntavano ai mondiali delle due categorie più attese e combattute, 250 e 350. Ma le grandi speranze si frantumarono presto, per le due pesanti cadute di Pasolini all’esordio iridato di Jarama e poi di Hockenheim, con il conseguente forfait del grande riminese. Dopo il tentativo fallito di Le Mans (Walter Villa e Eugenio Lazzarini chiamati pro tempore dalla Casa di Pesaro non riescono a “coprire” l’assente Pasolini), la Benelli cerca di rispondere alla cattiva sorte ingaggiando al TT dell’Isola di Man il pluri iridato Phil Read (30 anni) e, appunto, il collaudato Carruthers (31 anni), pilota passista, da punti e da bagnato.

L’inedito binomio dominò la prestigiosa corsa: ma mentre il pluri iridato inglese fu costretto al ritiro all’ultimo giro – quand’era secondo – per problemi al cambio, l’australiano trionfò riaprendo la classifica generale fino al trionfo dell’ultimo GP di Abbazia. Carruthers, dopo battaglie memorabili, ebbe la meglio su Herrero, Andersson, Read, Gould, Grassetti, Braun, Dodds, Rosner, Jansson, Lansivuori, Saarinen, Villa, Parlotti e Pasolini ecc.

Quella stagione fu l’ultima per il motomondiale con moto 250 “libere”: dal 1970, i nuovi regolamenti FIM imposero una formula limitativa, fra cui il massimo dei due cilindri fino alla classe 250, una iattura per la Benelli, con la “quattro” vincente e lanciata nel progetto del duemmezzo GP … otto cilindri.

Così Carruthers tornò “privat”, seppur di lusso, intascando decorosi ingaggi nelle gare internazionali specie in Italia, facendosi onore con le sue due splendide Yamaha 250 e 350 bicilindriche. Ancora una stagione poi il “casco al chiodo” e l’inizio della nuova carriera da manager (ma anche da meccanico) fino all’addio delle corse per tornare alla sua antica passione, lo sci nautico. Dopo Carruthers, altri australiani si faranno onore: Dodds, Hansford, Mc Coy, Bayliss, Corser, Goddard, Gardner, Martin, su su fino a Doohan e a Stoner.

Oggi, nel motociclismo sport-spettacolo e dello show-business, piloti come Kel, non se ne trovano più.

Foto: 1969 Kel Carruthers e Renzo Pasolini entrambi piloti ufficiali Benelli

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