MotoGP Simoncelli: il ricordo del padre a quattro anni dalla morte

Il mondiale ritorna in Malesia dove quattro anni fa esatti moriva Simoncelli, un pilota amato e ricordato, destinato a diventare la nuova icona della MotoGP in Italia.

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La MotoGP ritorna in Malesia e la mente di tutti gli appassionati e addetti ai lavori va a Marco Simoncelli. Sono passati quattro anni da quel tragico 23 ottobre 2011 in cui l'amatissimo pilota romagnolo perse la vita in un incidente durante una gara della proprio sul circuito di Sepang. Mick Doohan pochi giorni fa in un'intervista ha dichiarato che un Valentino Rossi vincente rappresenta un autentico patrimonio per tutta la MotoGP e l'industria delle moto, Simoncelli lo sarebbe stato a sua volta, sopratutto per l'Italia, non solo un grande campione, ma una vera nuova icona della moto.  

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Simoncelli muore a 24 anni a causa di un arresto cardio circolatorio, amatissimo per il suo talento in sella, la semplicità dei suoi modi, il sorriso e i capelli ricci che contribuivano a creare di lui un personaggio, oltre alla sua simpatia. Una folla immensa lo ha salutato allora per i suoi funerali a Coriano vicino Rimini, ma sono tante le iniziative per ricordalo in questi anni che hanno preso vita grazie anche alla fondazione che porta il suo nome. Iniziative tutte molto sentite e partecipate e in favore dei bambini e degli emarginati. 

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La fondazione è stata voluta dal padre Paolo Simoncelli, che ha creato anche un team per permettere ad altri ragazzi di correre in pista. "I ragazzi che iniziano a correre con me non pagano un euro", spiega Paolo a MotoSprint, "Gareggiano perché ho visto qualcosa in loro. Io ci metto la passione e la professionalità. Ho cercato di fare un team da MotoGP, per garantire il massimo ai ragazzi che corrono con me. Il mio rapporto con loro è quello che avevo in passato con i giovani. Cerco di usare la tecnica del bastone e della carota. I ragazzi vanno elogiati ma anche sgridati e soprattutto difesi quando hanno ragione, anche se nella cattiva sorte”. L'obiettivo del team è gareggiare nel mondiale Moto3 nel 2017 con l'intento di scorpire e portate nuovi giovani talenti al mondiale aiutandoli ad emergere grazie anche all'apporto di quelli che erano gli sponsor di Marco.

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Commovente il resto della testimonianza e del ricordo di Paolo lasciata a Motosprint: “O decidi di mettere la testa sotto terra o trovi qualcosa da fare per non pensare. Ed io ho scelto di fare quello che mi piace. Non per far quadrare i conti o meno. Ma per vivere, per parlare di Marco. Io voglio parlare di Marco e quando lo faccio sorrido, perché lo ricordo”.

Lo sguardo del padre è malinconico, ma in qualche modo positivo e prova a superare il dolore, "non ho nessun rimpianto. Rifarei tutto quello che ho fatto. Marco viveva per le corse e ha fatto ciò che amava. Ci sono dei giorni buoni, dei giorni meno buoni, però vai avanti. Anche questo significa essere genitori. E ti assicuro che noi non siamo quelli che soffriamo di più. Io sono spesso a contatto con i genitori dei bambini che hanno problemi seri. Quei genitori sono i veri super eroi, perché vivono una quotidianità durissima. Io direi addiritura ingiusta”.

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