Coordinamento Italiano Motociclisti: incentivi anche alle due ruote!

TEST Yamaha EC-03

Qualche giorno fa abbiamo parlato di incentivi riportando la nota diffusa dall'Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori). Incentivi che non sarebbero stati inspiegabilmente previsti per le due ruote. Oggi tocca ai Cittadini In Moto (Coordinamento Italiano Motociclisti) rivendicare il proprio ruolo essenziale nello sviluppo della mobilità sostenibile e chidere quindi che gli incentivi non siano riservati alle sole auto.

Il testo unificato adottato lo scorso 24 maggio dalle Commissioni Trasporti e Attività Produttive della Camera e che dovrebbe essere votato in Aula già nel mese di giugno, prevede infatti contributi statali fino a 5.000 euro per l'acquisto di autovetture elettriche e a basso impatto ambientale. Il provvedimento, finalizzato allo "sviluppo della mobilità sostenibile", dimentica completamente i veicoli elettrici a due ruote, che sono i primi e migliori "alleati" nell'ottica di ridurre e fluidificare il traffico e naturalmente contribuire in maniera determinante al miglioramento della qualità dell'aria e della viabilità/vivibilità delle metropoli italiane.

Il Coordinamento Italiano Motociclisti, da sempre è impegnato nella tutela dei diritti degli utenti delle due ruote, evidenzia nella propria nota, quanto sia importante l'uso della moto o dello scooter come aiuto alla riduzione del traffico nelle aree urbane, e ritiene che escludere questi veicoli da una norma che incentiva la mobilità ecosostenibile nelle nostre città, sia solo l'ennesima dimostrazione di incoerenza da parte dei nostri Legislatori.

Il Coordinamento Italiano Motociclisti chiede quindi che sia prevista una incentivazione anche dei mezzi a due ruote, e che vengano attivate ulteriori iniziative volte alla promozione dell'utilizzo di moto e scooter nelle aree urbane, come maggiori possibilità di avvicinamento ai centri storici, parcheggi protetti in aree centrali, utilizzo regolato delle corsie preferenziali. Il positivo esempio dell'Area C di Milano (ma potremmo anche citare quello di Londra) non deve rimanere un caso isolato.

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