Moto Grand Prix, evoluzioni e rivoluzioni invernali. Dalla Morini di Provini e Agostini alle MotoGP di Marquez e Rossi …

Amarcord - Ancora un confronto con i GP del passato. Dalla Moto Morini di Provini e Agostini alle MotoGP di Marquez e Rossi. Analogie e differenze

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Proseguendo con i nostri post sulle differenze esistenti nel periodo invernale fra il motociclismo di oggi e quello di ieri e dell’altro ieri, un tema riguarda l’evoluzione delle moto da corsa da una stagione agonistica all’altra.

Oggi, in particolare nel motomondiale, specie nella MotoGP, le moto che useranno nel 2015 i vari Marquez, Pedrosa, Rossi, Lorenzo ecc. non sono quelle del 2014. Viste in velocità o davanti alla tv, quei bolidi – a parte la differente veste cromatica per gli abbinamenti di sponsoring - sembrano gli stessi della stagione precedente, ma non è così: sia di motore che di ciclistica i cambiamenti sono molti e sostanziali, se pur poco appariscenti e non stravolgenti (anche per l’imposizione dei regolamenti) i progetti di partenza.

L’evoluzione è forte e costante, tant’è che già dai primi test invernali e poi nelle prove ufficiali e in gara i tempi sul giro scenderanno inevitabilmente. Ciò riguarda non solo la MotoGP e non solo il motomondiale: ad esempio nel 2015 vedremo anche nel mondialino ex Cev e nello stesso Civ tricolore Moto3 evolute rispetto alla stagione precedente, con maggiori potenze dei propulsori, superiori velocità di punta, record sul giro frantumati. E’ sempre stato così nei decenni precedenti?

Tralasciando le evoluzioni prima del motomondiale, dal 1949 è successo di tutto, con periodi di “stanca” (cioè con moto praticamente non modificate per diverse stagioni) e altri periodi di vera e propria rivoluzione, cioè con moto rifatte dalla “a” alla “zeta”.

Non è questa la sede per approfondire un tema così complesso e articolato, ma si può ricordare moto Grand Prix “immutate” per anni (nella 500: Norton Manx, Ajs, Bmw, Gilera Saturno, o la MV Agusta 500 4 cilindri ufficiale post Surtees, sempre la stessa con Hocking, Hailwood, Venturi, Grassetti, Mendogni fino al primo anno di Agostini 1965, o ancora la Gilera 500 4 cilindri ripescata nel 1963 dal Team Duke con Minter e Hartle, le stesse moto del ’57 con la nuova carenatura non più a campana) e altre invece con modifiche radicali in poco tempo o addirittura nell’arco di una stagione o al massimo due (l’iter rivoluzionario delle Moto Guzzi, mono, bicilindriche, tricilindriche, 4 cilindri e infine otto cilindri 500; le Honda 125 4 t. da bicilindriche a 4 e poi a 5 cilindri, le Honda 250 da due cilindri a 4, poi da 4 a 6 cilindri fino alla fine degli anni ‘60; le Yamaha 125 bicilindriche passate a 4, così come le sorelle di 250 cc., per non entrare nell’era delle 500 2 tempi di Agostini, Roberts, Lawson,; le Benelli 250 dal bialbero mono alle 4 cilindri 250 evolute anno dopo anno dal 1962 (Grassetti) al 1969 (Pasolini, Villa, Lazzarini, Carruthers, Read) e poi le 350 e 500 sempre diverse nelle mani di Pasolini, Grassetti, Hailwood, Saarinen.

Ripetiamo, solo concentrandosi in brevi periodi si possono fare decine di esempi con moto totalmente rifatte e moto mai… toccate. Qui vogliamo ricordare una moto di grande valore, la cui Casa fu fedele – nel bene e nel male – al concetto dell’evoluzione e non della rivoluzione, con il titolare dell’azienda (parliamo di Alfonso Morini) legato alla ideologia del: “Meno pezzi, meno rotture”.

Dominante la MV Agusta nella quarto di litro (con Carlo Ubbiali e Tarquinio Provini), la Morini debutta con la sua nuova 250 al GP delle Nazioni di Monza nel settembre 1958 e, contro ogni previsione, trionfa con Emilio Mendogni e con Giampiero Zubani, primo e secondo. E’ la miglior moto costruita dalla Casa bolognese e passerà alla storia come il monocilindrico più veloce del mondo.

Motore monocilindrico “ultraquadro” (72x61 mm) disposto su un asse verticale, distribuzione a doppio albero delle camme in testa comandata da un treno di ingranaggi a destra, valvole inclinate e molle a spillo scoperte. Trasmissione primaria ad ingranaggi, frizione a secco, cambio a 6 rapporti, doppia accensione con due candele da 12 e da 10 mm, lubrificazione a carter secco; telaio a doppia culla continua, pneumatici di 2,50x19” davanti e di 2,75x18” posteriore, peso totale 108 Kg; 32 Cv iniziali a 10.500 giri (oggi la Moto 3 250 GP mono 4 valvole della modenese ORAL Engineering è sui 55 CV a oltre 15.000 giri! Anche se il regolamento impone un tetto minore al regime di rotazione), velocità oltre 210 Kmh. All’esaltante debutto monzese di fine stagione corrisponde un avvio modesto nel 1959.

La concorrenza vola con le nuove MV Agusta bicilindriche 4 t e le tedesche MZ 2 cilindri 2 t a disco rotante, mentre arrivano le inedite Honda 4 cilindri, così come la pluri frazionata Benelli. Morini corre ai ripari lavorando subito sull’aerodinamica (moto alta e grossa) e nel motore, presentando nel 1960 una moto “nuova”: telaio alleggerito e abbassato, carenatura a vitino di vespa, serbatoio rastremato, freni a 4 ganasce, motore spremuto ulteriormente dopo mille limature nei dettagli. Si arriva così a superare i 35 Cv a 11.000 giri, passando poi ai 38 CV, su su fino a valicare il fatidico muro dei 40 CV, record all’epoca per un 250 mono 4 tempi. Guidata magistralmente da Tarquinio Provini dominò per anni il tricolore e sfiorò il titolo mondiale nel 1963. Sulla stessa moto fecero cose egregie il debuttante Giacomo Agostini da fine ’63 al 1964, Silvio Grassetti, Angelo Bergamonti, Walter Villa, Bruno Spaggiari.

In sei-sette stagioni il motore guadagnò qualcosa come … 10 cavalli, girando a Monza dalla prima all’ultima apparizione 6 secondi più veloce sul giro! Dal 1960 in poi, per otto stagioni, la moto (apparentemente) era sempre la stessa. Nel reparto corsa bolognese, in inverno, sotto il sorriso burbero del Commendator Alfonso, Dante Lambertini e Walter Scagliarini (e pochi altri) lavoravano di lima fine, con il tornio, di olio di gomito, di fantasia e il resto era lasciato al manico dei piloti.

Cosa direbbero oggi Marquez, Pedrosa, Rossi, Lorenzo se alla prima gara del 2015 si trovassero in mano la moto riverniciata del 2014?

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