Amarcord: Honda Pacific Coast 800

Il modello Amarcord di questa settimana non fu certo un best seller in Italia, ma in Europa ebbe un discreto successo ed è rappresentativo dello spirito dinamico e innovativo che animava all’epoca le case costruttrici, sentimento che oggi sembra un tantino sopito. La Honda Pacific Coast 800 rappresenta un punto di incontro tra le moto da turismo e i maxi scooter, con una visione prettamente motociclistica e una linea in controtendenza.

La moto scooter di casa Honda del 1989

Il motivo per cui in Italia ebbe un tiepido successo è presto detto: si sa che il motociclista italiano è troppo sensibile alla moda, e la PC 800 non era certo una moto di moda. A questo si aggiunga nell’immaginario collettivo il classico stereotipo di guidatore della PC, il tedesco attempato con la panza. Insomma non era certo una moto con cui fare i fighi al bar.

Proprio per questo forse fu una moto “Intelligente” e fu capita anche e soprattutto dai mototuristi più accaniti, in particolare in nazioni dove i motociclisti badano più al sodo e non ai fronzoli, come in Germania o in Francia, dove tra l’altro la PC comparve anche tra le pagine del fumetto Joe Bar. C’è anche da dire che questo modello subì pure la “concorrenza interna” della ST1100 Pan European, presentata nel 1990 e prodotto fino al 2002, quando venne sostituito dall’attuale ST1300.

La Pacific Coast, nome che traeva ispirazione dalla Pacific Coast Highway californiana, abbreviato nella sigla PC800 venne presentata alla fine del 1988 ed entrò in commercio nel 1989. La sua caratteristica principale era il “bagagliaio” posteriore in un pezzo unico, che si sollevava proprio come quello dei maxi scooter, categoria ci cui Honda in quegli anni era pioniera con il futuristico CN250 del 1988.

Altra caratteristica distintiva era la strumentazione dal look automobilistico. All’epoca del suo debutto era disponibile la radio opzionale. Era disponibile nelle colorazioni bianco perlato, grigio e rosso.

Fu costruita in Giappone ma venne progettata dal reparto R&D di Honda America specificatamente per il mercato statunitense, dove ottenne un discreto riscontro e dove nel 1989 costava 7.700 dollari. Per questo modello vennero prodotte diverse campagne pubblicitarie con immagini molto evocative e pay off altrettanto suggestivi come "Introducing the Pacific Coast, from Honda. It is the beginning of a new day."

Il vano bagagli da 50 litri della PC si apriva mediante una leva posta all’interno del vano di rifornimento, protetto da serratura, tramite un dispositivo meccanico coadiuvato da pistoni idraulici, utilizzando in pratica lo stesso sistema dei cofani motore delle auto. La carrozzeria, era realizzata con diversi pannelli di plastica amovibili singolarmente per la manutenzione, visto che il motore era praticamente “sigillato” e quindi invisibile.

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Si trattava di una unità bicilindrica a V da 800 cc (alesaggio 79,5 mm, corsa 80,6 mm) derivata da quella dei modelli Shadow con V tra i cilindri di 45° (tipicamente la VT800, la VT1100 e le prime 750) e non di 52° (come sulle 600 e sulle più recenti 750). La distribuzione era monoalbero a camme in testa con tre valvole per cilindro.

Era alimentato da due carburatori Keihin CV da 36 mm e sviluppava una potenza di 58 CV a 6.750 giri e una coppia massima di 65,7 Nm a 5.500 giri, epr una velocità massima prossima ai 190 km/h. Il cambio era a cinque marce con trasmissione finale ad albero.

Per il raffreddamento degli organi meccanici la carrozzeria presentava diverse prese d’aria ed estrattori, compresi quelli per i dischi anteriori, anch’essi carenati. Dietro invece un semplice tamburo da 180 mm frenava la ruota posteriore.

A proposito della ciclistica, la PC800 era dotata di forcella Showa da 41 mm con 145 mm di escursione, dietro due ammortizzatori Showa regolabili su quattro posizioni e con 130 mm di corsa. Due i freni a disco da 276 mm con pinze a due pistoncini, mentre il tamburo posteriore era da 180 mm.

Le ruote da 17 e 15 pollici montavano pneumatici Dunlop K555 120/80-17 e 140/80-15. Il peso a secco era di 262 kg, che salivano a 278 in ordine di marcia. Le altre misure vitali erano: lunghezza di 2.290 mm, interasse di 1.555 mm, altezza sella di 765 mm e luce a terra di 140 mm.

Il serbatoio era di soli 16 litri, cosa che limitava un po’ le doti granturistiche di questo modello, che aveva un consumo di circa 15 km/litro e una conseguente autonomia compresa tra i 250 e i 300 km. Dal 1991 al 1993 vennero interrotte per tre anni le vendite negli Stati Uniti, che ripresero nel 1994 e che invece continuarono in Giappone e nel Vecchio Continente.

Nel 1997 la PC800 subì un leggero restyling che includeva una carenatura lievemente ridisegnata, il parafango anteriore tradizionale e non più carenato, la sella più bassa di 5 mm (760 mm) e dettagli come l’eliminazione dello spegnimento automatico delle frecce. La produzione terminò definitivamente nel 1998.

A quell’epoca negli Stati Uniti, dove venne adottata anche da diversi corpi di Polizia, il suo prezzo era di 8.699 dollari. In totale ne furono venduti 14.000 esemplari tra Nord America, Europa e Giappone. In Italia ne furono vendute circa 250. Oggi si trova qualcosa sul mercato dell’usato a prezzi introno ai 3.000 euro, ma il suo valore è molto variabile, considerando che una moto molto particolare.

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