Casey Stoner: "Nel 2009 Ducati mi ha pugnalato alla schiena"

Nella sua ultima biografia 'Pushing The Limits', Casey Stoner rivela nuovi retroscena del suo rapporto con la casa di Borgo Panigale, e come al solito non le manda a dire...

Casey Stoner al Top Gear Festival 2013 di Sydney

E' uscita da qualche tempo - purtroppo, per ora, solo in inglese - la nuova biografia ufficiale del due volte campione del mondo della MotoGP e oggi collaudatore Honda Casey Stoner, intitolata 'Pushing the Limits', e a giudicare dai brani estratti e pubblicati on line da Fox Sports Australia, sembra che il fuoriclasse australiano non abbia davvero esitato a 'vuotare il sacco' in merito a diversi aspetti della sua fulminante carriera in MotoGP.

Ne riportiamo alcuni passaggi particolarmente significativi relativi alla stagione 2009, la penultima delle quattro trascorse dall'australiano con il Ducati Team (con il quale centrò subito il titolo della MotoGP nel 2007). Come in molti si ricorderanno, a metà di quella stagione Stoner saltò alcune gare per occuparsi di alcuni problemi di 'stanchezza fisica' che lo affliggevano già da qualche tempo, e questa sua decisione di fatto lo estromise dalla lotta per il titolo di quell'anno (poi conquistato da Rossi su Lorenzo). Queste le parole di Stoner su quella vicenda, che in ultima analisi portò alla decisione di separarsi da Ducati:

"All'inizio della stagione 2009 ero in forma come mai lo ero stato prima. Avevamo avuto alcuni problemi di 'svezzamento' con la nuova Ducati, ma alla fine eravamo riusciti a sistemarla abbastanza bene. Sapevamo che quella moto aveva un potenziale reale, e dovevamo ancora andare sulle piste dove di solito eravamo forti, quindi pensavamo di avere una buona possibilità di rivincere il campionato. Poi qualcosa che non riuscivo a spiegarmi ha cominciato ad andare storta."

"Dopo la gara del Mugello ero molto più stanco di quanto mi fossi mai sentito dopo una gara. Ne ero rimasto sorpreso perché mi ero allenato bene, quindi non ho davvero capito cosa fosse successo ma liquidai il tutto come una cosa passeggera. Poi, nel warm-up della gara successiva di Barcellona, ero già sfinito dopo pochissimi giri. Ero così stanco che me ne tornai a letto e dormii per due ore. Fu nel pomeriggio di quello stesso giorno che le cose si fecero davvero serie, esattamente come hanno visto tutti in televisione. Non era uscito lentamente, la stanchezza mi ha colpito di colpo dopo circa cinque giri. Un minuto prima stavo bene, e poi improvvisamente mi sono ritrovato pochissima forza, tanto che in pratica mi sono fatto portare dalle moto fino al termine della gara. Ero così esausto che ero riuscito a malapena a scendere nel parco chiuso. Non riuscivo a camminare o a parlare, volevo solo vomitare, e sul podio sono quasi collassato.".

Nonostante il persistere di quel misterioso problema, Stoner continuò a correre anche nelle gare successive, ma il suo rapporto con Ducati era in via di deterioramento:

"Abbiamo continuato a lottare, ma alla fine di ogni gara facevo fatica persino a rimanere in piedi. Nessuno sapeva meglio di me che le cose non stavano andando bene, ma la tensione ha cominciato a crescere anche con la Ducati. Avevo visto ogni medico e specialista che hanno voluto che io vedessi, in Europa e negli Stati Uniti, e ho fatto ogni test possibile ed immaginabile. Mi sentivo come un puntaspilli, ma tutti me dicevano che era tutto nella mia testa e che avevo avuto uno squilibrio ormonale, che era una sciocchezza. C'erano molte teorie ma nessuna diagnosi, e niente di ciò che ho provato mi ha mai fatto sentire meglio."

"In Ducati non erano contenti ed io me ne ero accorto, ma quando hanno iniziato a rilasciare comunicati sulle mie condizioni senza il mio consenso mi hanno veramente deluso. Avevamo vinto un titolo insieme, ero rimasto tra i primi del campionato anche dopo Barcellona e avevo dato tutto me stesso per riuscire a farlo. In quel momento avevo bisogno che Ducati fosse dalla mia parte, ma invece mi sembrava che volessero abbandonarmi. Hanno iniziato a parlarmi dei miei allenamenti, mi dicevano cosa avrei dovuto fare per tornare in piena forma, ma nessuno di loro aveva idea di cosa stavo passando."

Dopo il 14° posto nel GP di Gran Bretagna di quell'anno, Stoenr arrivò alla decisione drastica di 'saltare' le gare di Brno, Indianapolis e Misano per tornare nel suo paese d'origine e concentrarsi al 100% sul proprio recupero fisico:

"La notizia che sarei tornato in Australia non fu digerita bene, mi arrivò una email da Claudio Domenicali, che era il CEO di Ducati Corse, che in pratica diceva: 'Spero che non ti aspetti di essere pagato per questo'. Fu estremamente deludente non avere il sostegno dei miei datori di lavoro in quello che era uno dei momenti più difficili della mia vita. Ma io sapevo che se non fossi andato alla radice del mio problema sarebbe potuta essere la fine della mia carriera. Le cose stavano semplicemente così."

"Poi ho passato una settimana a fare esami e radiografie. Due dei test che ho dovuto fare erano per l'intolleranza al lattosio e al glutine, delle procedure che richiedono anche due o tre settimane. Ho dovuto osservare una dieta rigorosa per cercare di individuare gli eventuali problemi legati all'alimentazione."

"In quel periodo non lo sapevo ancora, ma in Europa mi stavano piovendo addosso altre critiche, alcune delle quali da parte di persone che avrebbero dovuto sapere di che cosa stanno parlando. Ero sono fatto a pezzi dalla stampa, dai miei colleghi e da ex piloti. Tutti avevano una propria opinione. Mi ha dato una prospettiva migliore su quello che le corse significavano per me, su quello che la gente pensava di me e sulle persone di mi potevo fidare. Certamente c'erano persone di cui non mi potevo fidare in Ducati."

Stoner descrive poi qual è stata la 'goccia che ha fatto traboccare il vaso' e ha in pratica ha messo la parola 'fine' sulla sua esperienza in MotoGP con la casa di Borgo Panigale:

"Mentre ero via hanno offerto un contratto per sostituirmi a Jorge Lorenzo per il doppio del denaro che prendevo io. Quando avevamo firmato il contratto per il 2009 e il 2010 mi avevano detto che non avevano più soldi per me, che non avevano i soldi per lo sviluppo, e poi improvvisamente potevano permettersi di sborsare una cifra simile per un altro pilota? alla luce di quello che avevamo realizzato insieme non riuscivo a crederci. Sentivo che era stato pugnalato alle spalle dalla gente di cui mi fidavo, e che avrebbero dovuto fidarsi di me."

Anche se ancora non pienamente recuperato, Stoner tornò poi in Europa per correre all'Estoril, dove conquistò subito un secondo posto andando poi a vincere le gare di Phillip Island e di Sepang. Nel frattempo l'australiano aveva anche individuato in una forma di intolleranza al lattosio la causa dei suoi 'attacchi di spossatezza', ma il rapporto con Ducati era ormai compromesso:

"La cosa più importante era che avevamo salvato la mia carriera, e a quel punto potevo tornare a guardare avanti per cercare di vincere il campionato del 2010. Una cosa però mi era chiara: volevo vincere per me e per la squadra, non per l'azienda. Dopo il modo in cui si erano comportati, avevo praticamente deciso che avevo chiuso con Ducati, e anche se mi hanno proposto un nuovo contratto per il 2011-2012, sarebbe servito un gesto molto più grande per convincermi a restare."

"Dissi loro che volevo che mi mostrassero quello che significato per loro. Mi hanno risposto: "Cosa vuoi dire?", e io gli ho detto: "Quello dovete deciderlo voi.". Gli ho dato mesi di tempo per farlo, ma non è successo niente. Alla fine ho dovuto chiarirgli io il significato, e gli ho detto: "Strappiamo il mio attuale contratto e mostratemi quello che valgo per voi." Non l'hanno fatto, e questo mi ha svelato tutto quello che mi serviva sapere. Fino ad allora c'era ancora una possibilità che io rimanessi, ma quello ha reso la mia decisione molto più facile. Ho deciso di per seguire l'unico sogno che mi era rimasto nelle corse ed andare dove avevo sempre desiderato andare. Ho firmato il contratto per la stagione 2011 con Honda nel weekend del secondo round della stagione 2010, a Jerez."

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