Phillip Island caos, la “bandiera nera” a Marquez riapre il mondiale. Gode Lorenzo. Rossi “recupera” il podio

Più che una gara mondiale della premier class, quella di Phillip Island è apparsa come il gioco della “ruzzola”, dove tutto può accadere, con le regole dell'ultima ora che si inventano ad uso e consumo non si sa di chi e di che cosa.

MotoGP Phillip Island 2013 - Qualifiche

Il GP d’Australia, con il suo carico di polemiche, è comunque un round pesante che, con Marquez forzatamente out e Lorenzo primo, riapre la corsa al titolo. Nel bailamme delle decisioni della direzione gara dovuto ai problemi di sicurezza per l’usura delle gomme Bridgestone alla fine la corsa è stata decapitata, da 26 giri a 19, con i piloti richiamati ai box tra il 9° e il 10° giro per cambiare moto, obbligatoriamente, saltando sulla seconda con gomme nuove.

E qui, come previsto, è successo il fattaccio, con Marquez rientrato ai box un giro dopo quello consentito da un regolamento raffazzonato ed evidentemente male interpretato. Da lì la bandiera nera per il rookie della Honda, il mesto rientro ai box, con conseguente zero punti in saccoccia e il titolo di nuovo da giocarsi alla prossima di Motegi o a Valencia l’8 novembre.

Una grave, madornale pacchianata della Honda? Una guasconata di Marc? Un regolamento da tresette con gli amici al bar? E chi lo sa! Certamente la MotoGP dimostra così il suo vero livello qualitativo, un castello di sabbia, un caos annunciato, stavolta per colpa dell’imposizione del monogomma, con la Bridgestone che la fa da padrone assoluto e riduce corsa e campionato in questo stato.

Corsa falsata, campionato falsato? Qui oggi si poteva chiudere la partita per il titolo della MotoGP consegnando alla storia il rookie Marc Marquez e così non è stato. Ma i valori in campo sono apparsi chiari, con la conferma di un grande Lorenzo, forse il pilota più completo, deciso a vendere cara la pelle fino all’ultimo e capace di battersi alla pari con Marquez, anche oggi straordinario e irruente al limite della … squalifica (il contatto con Jorge al rientro in pista dopo il cambio moto è stato davvero pericoloso), indubbiamente il pilota più impetuoso e battagliero, degno del titolo, con Pedrosa all’altezza del suo ruolo.

Il tris di diamante spagnolo ha un altro passo su tutti gli altri. A cominciare da Valentino Rossi, che racimola un terzo posto dopo una prestazione che lo pone inesorabilmente fuori dal poker d’assi, addirittura faticando sette camicie per avere la meglio su Bautista e Crutchlow, imprendibili senza l’aiutino del cambio moto. Rossi tiene duro, ma scivola pur se lentamente, dal ruolo di protagonista a quello di comprimario.

Lorenzo gode, Marquez manda giù il rospo. Ma, per il funambolo spagnolo della Honda, la festa è solo rinviata.

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