Intervista a Troy Bayliss, campione del mondo SBK (2a parte)

troy bayliss motodays 2009

Dopo le prime domande, ecco la seconda parte dell’intervista a Troy Bayliss durante il Motodays 2009 di Roma.

La stagione 2008, progetti presenti e futuri

D: Hai chiuso la stagione 2008 con una doppia vittoria a Portimao (sedicesima in carriera a pari di Carl Fogarty, ndr), cosa ne pensi di questo circuito anche paragonato ad una pista fantastica come Phillip Island?
R: "Portimao è una grande pista, molto impegnativa visti i numerosi scollinamenti e curve cieche. A tutti i piloti piace girarci ed una volta memorizzato è molto divertente. Inoltre è un tracciato adatto per i test, grazie alla sua conformazione. Phillip Island è un posto speciale per me, come anche Monza e Misano, dato che ho iniziato la mia carriera su questo circuito. Certo sulla pista di casa non ci sono state solo giornate positive ed anche se li ho vinto molte volte, fortunatamente la gente tende a non ricordarsi che ci sono state gare molto negative per me. Se parliamo del tracciato in se posso dire che la superficie non è perfetta soprattutto in alcuni punti dove ci sono delle piccole buche e malgrado sia stata riasfaltata più volte tornano sempre fuori. Ma a parte queste piccole cose rimane sempre un gran bel posto per girare e molti piloti europei adorano andare li. Per girare forte non ci sono dei veri e propri segreti, bisogna solo andare e conoscere bene il circuito."

D: Dopo la decisione di lasciare le corse, come occupi le tue giornate?
R: "Diciamo che cerco di passare molto tempo con la mia famiglia, preparo i bambini per andare a scuola e mi occupo di alcune faccende domestiche. Continuo ad allenarmi con la bici dato che ho provato per un mese a non fare nulla ma non fa per me, in fin dei conti sono uno sportivo e voglio allenarmi. In linea di massima cerco di condurre la stessa vita che ho sempre fatto, l’unica differenza è che ora ho molto più tempo."

D: Parliamo dei tuoi progetti futuri, gareggerai con le auto quest’anno?
R: "Si esattamente, farò dei test nella serie australiana V8 Supercars con la vettura che ha vinto il titolo e sarebbe fantastico poter gareggiare con questo team. Per il momento è solo un test senza impegno, giusto per capire se posso far bene anche li o se non sono portato per quel tipo di corse. Se le cose dovessero andar bene potrei fare qualche gara come wild card, ma nulla di più perché sono già impegnatissimo. Non voglio assolutamente girare le spalle al mondo della SBK, quindi sarò nei paraggi durante l’anno."

Lo stile di guida, il numero 21, il mestiere del pilota ed il rapporto con il pubblico

D: Parlaci del tuo stile di giuda, qualche consiglio tecnico?
R: "E’ difficile da spiegare, molto è basato sulle sensazioni che ogni pilota ha nella propria guida. Posso dire che molti piloti usano poco o nulla il freno posteriore, mentre io l’ho sempre usato tantissimo, soprattutto a centro curva e nelle uscite. Infatti molto spesso avevo bisogno di pasticche posteriori maggiorate, per l’uso intensivo che ne ho sempre fatto. Anche perché puoi usare il freno posteriore quanto vuoi, ma non riuscirai mai solo con quello a fermare le potenze delle attuali moto da corsa, quindi è solo una tecnica per bilanciare la moto e correggere le traiettoria."

D: Come mai hai corso con il 21? Un numero particolare?
R: "Quando arrivai in SBK per sostituire Carl Fogarty che si era infortunato, Davide Tardozzi mi chiese quale numero preferivo ma io gli risposi che volevo solo correre ed il numero non mi interessava. Così mi chiese di iniziare con il numero 21, che poi risultò essere quello giusto per tutta la mia carriera. Mi sarebbe piaciuto correre anche in MotoGP con quel numero, ma alla fine ho dovuto scegliere il 12, per mantenere la stessa combinazione di numeri."

D: La tua storia è la realizzazione di un sogno, quel sogno che tanti piloti aspirano ad ottenere ma che non sempre si riesce a realizzare. Cosa consiglieresti a chi vuole approcciare il mondo delle corse?
R: "Cercatevi un altro lavoro! (ride, ndr) E’ davvero un percorso lungo e difficile, in cui devi costantemente credere in te stesso ed andare avanti anche nei momenti meno entusiasmanti. Devi essere convinto ogni giorno al 100% che è quello che vuoi fare, altrimenti ci si arrende facilmente. Non ci si puo’ mai rilassare troppo, ci deve essere molta costanza soprattutto a livello mentale. E’ davvero molto dura, anche se a volte non sembra, ma alla fine è un gran bel lavoro. Guidare le moto più belle e veloci del mondo non è poi così male."

D: L’ultima domanda non puo’ che riguardare il tuo splendido rapporto con il pubblico, è davvero fantastico vedere l’energia con cui la gente ti viene incontro. Che sensazioni ti da?
R: "E’ bellissimo ed ogni pilota vorrebbe avere sempre più fan in tutto il mondo. E’sicuramente stancante, soprattutto nei week end di gara, ma alla fine bisogna pensare che queste sono le persone che pagano per vedere le corse e quindi ho sempre cercato di dedicarmi il più possibile agli appassionati."

Il team di motoblog augura al talento australiano nuovi ed entusiasmanti traguardi nelle sue prossime avventure. Grazie Troy!

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