Le 12 moto che hanno cambiato il mondo

Il sito australiano Drive celebra le 12 moto che, per innovazione, efficienza e successo hanno realmente cambiato il modo di concepire la motocicletta. I nomi di queste creazioni suonano potenti nel mondo del motociclismo, sono autentiche icone della passione e della mobilità su 2 ruote e non c’è modo migliore per celebrarle, se non metterle


Il sito australiano Drive celebra le 12 moto che, per innovazione, efficienza e successo hanno realmente cambiato il modo di concepire la motocicletta.

I nomi di queste creazioni suonano potenti nel mondo del motociclismo, sono autentiche icone della passione e della mobilità su 2 ruote e non c’è modo migliore per celebrarle, se non metterle assieme ed elevarle ad autentici miti.

Ducati 916
Probabilmente è l’icona del motociclismo moderno, colei che è riuscita a sfidare le 4 cilindri sul loro habitat naturale, le alte prestazioni, con un bicilindrico a L di 90° raffreddato a liquido, erede naturale delle Ducati 851-888 che nei precedenti anni ha sbancato il campionato delle derivate di serie.
I suoi punti forti: una elevata coppia che i vari plurifrazionati non potevano pareggiare, una guida efficace e una rapidità di inserimento in curva e manovrabilità eccellenti. per non parlare dell’estetica che ha proiettato questo modello 10 anni avanti alla concorrenza, lanciando nuove tendenze stilistiche e facendo del suo designer, Massimo Tamburini, un artista a tutti gli effetti spianandogli la strada per altri splendidi capolavori. A questo modello seguirono gli upgrade 996 e 998: stessa estetica e architettura di base, ma ogni volta un’evoluzione che ne migliorava le grandi qualità.

Ducati 916
Honda Cub
Honda CB750-Four

Kawasaki Z900
è il 1972 quando venne lanciata la corsa alle superpotenze e il filone delle “bare volanti”. Kawasaki fu la prima con un progetto che portò avanti il principio del 4-in-linea raffreddato ad aria, lanciato dalla honda con la CB750-four, ma condendolo con una dose esagerata di potenza e ben 900cc che resero il motore addirittura sovradimensionato per la ciclistica del tempo, questo faceva di lei un’autentica bestia indomabile. Questa “cattiva fama” però fu il suo successo, avere una Zeta era il massimo per chiunque in quegli anni. Kawasaki cercò di ripetere il successo stilistico negli anni novanta con la Zephir, che però non riuscì a ricalcare il carisma della Zeta.

Honda Cub
questo è davvero uno fra i mezzi a due ruote più rivoluzionari di sempre. nel 1952, anno della sua presentazione, le strade giapponesi erano attraversate da 7000 cubs, ovvero il 70% del parco moto dell’intero Giappone. Prima della Vespa quindi l’esempio di moto per tutti era proprio lui.
Le ruote alte lo rendono maneggevole, le gambe delle signore in gonna sono protette in modo eccellente dallo scudo ed è facile vedere qualche nonna in sella al Cub. Perchè parlo al presente? perchè questo straordinario mezzo è ancora in produzione! 20 milioni di Cub prodotti dagli anni 50 ad oggi e ancora mezza Asia si muove su questo scooter. Quando si dice un mezzo indovinato.

Honda CB750-Four

Quando si affacciò sul mercato, questo era popolato da motori di vecchia concezione, come gli Harley Davidson, e da veloci bicilindrici paralleli inglesi, che un giorno funzionavano e l’altro no. La CB-four fu una ventata di freschezza nel panorama delle “Heavy Bikes”, poteva contare su un motore potente e con 4 grossi cilindri, e grande novità, era davvero affidabile. Le 4 cilindri già esistevano, come gia esistevano moto prestazionali, ma nessuna prima di lei riusciva a conciliare le due cose, senza lasciare laghi di olio nel garage ogni 2 giorni. Oggi tutte le 4-in-linea moderne devono ringraziare lei.

Harley Davidson VRSCA V-Rod

Una Harley Davidson raffreddata a liquido e con doppio albero a camme in testa può considerarsi un’HD? Quando La factory di Milwoukee incontra la Porsche questa idea si concretizza con il progetto Revolution, l’unico ostacolo è convincere il mondo che questa è una vera Harley.
Come detto HD collabora con Porsche nella progettazione del motore(che mantiene l’architettura del twin a 45°), che appare molto morbido e pulito nelle linee, incredibilmente potente ed elastico. Il sound non è lo stesso del big twin ad aria, ma lo ricorda molto. Il risultato di questa moto dal design davvero innovativo, taglia di netto con quello che è stata Harley in tutti questi anni, è davvero radicale, La V-Rod o la si ama o la si odia. L’obbiettivo degli yankee però è stato raggiunto: metter su strada la cruiser del nuovo millennio.

Bmw R80GS
Nel 1980, fra le auto, ancora non esistevano i SUV, ma il concetto di mezzo che sta bene sia dentro che fuori la strada, l’aveva appena applicato Bmw con la sua GS. In sostanza questa moto non era il massimo della bellezza, ma una ventata d’aria fresca, perchè ha inventato una nuova categoria di moto, le moto on-off appunto. Un po di elementi da fuoristrada (ruote, sospensioni alte e parafango alto), un po di touring (sellona comoda, posizione di guida, possibilità di montare borse), shekerate, condite il tutto con un bicilindrico boxer raffreddato ad aria e potenza quanto basta. Questa è la ricetta di un successo che mai si è fermato fino a oggi (R1200GS) e ha contaminato il mercato globale inventando le “moto intelligenti”.

Bmw R80GS
Suzuki GSX-R 750
Vespa 125U


Honda Goldwing

Pare un po strano che il concetto di moto da viaggio sia stato concepito solo nel 1975, prima di allora infatti era quasi impossibile percorrere lunghe distanze senza fermarsi a sgranchirsi o a far sfreddare la moto. Ci ha pensato la Honda a creare un mezzo per coprire lunghe distanze, con la Goldwing, che grazie al suo motore 4 cilindri boxer (come quello del Maggiolone) e il raffreddamento a liquido dava la possibilità di attraversare interi paesi senza fermarsi. In più aggiungete sellona comoda e serbatoio gigante, e la honda creò le grand tourer. Curiosità: il catalogo honda non prevedeva borse, bauli o poggiaschiena per questa moto.

Suzuki GSX 750R
Arrivò come un fulmine a ciel sereno a scioccare il mercato di metà anni 80, proponendosi come la prima moto stradale derivata dalle corse. In effetti la componentistica che la equipaggiava vedeva un telaio in alluminio, ruote da 18 pollici, doppio freno a disco e pinze a quattro pistoncini, tecnologia allora riservata solo alla pista. Sotto le carene pulsava un 4-in-linea raffreddato ad olio da ben 100cv. Dopo di lei, le race-replica fioccarono nei listini, e ancora lei sopravvive nelle varie versioni, sempre nuova, sempre più performante, sempre più GSX-R.

Piaggio Vespa
La seconda guerra mondiale ha distrutto tante città e gli animi di tante persone, la voglia di libertà era forte, e un certo Corradino D’Ascanio disegnò quello che fu il simbolo della rinascita del nostro paese: la Vespa.
Ma non era solo un simbolo, era un mezzo di trasporto innovativo e pratico con soluzioni tecniche di tutto rispetto come il motore posizionato alla destra della ruota posteriore, la ruota di scorta, la sospensione anteriore monobraccio (derivata direttamente dagli schemi dei carrelli degli aerei, che fino a pochi anni prima Piaggio costruiva) o il cambio al manubrio.
Milioni di unità prodotte fino a oggi la innalzano a status-simbol e, a conti fatti, la Vespa ha messo in moto un intero paese.

Suzuki GSX1300 Hayabusa
Un’altra Suzuki GSX, ma questa è decisamente diversa dalle altre. La Hayabusa è atterrata nel nostro pianeta nel 1999, con un obbiettivo ben preciso: andare più veloce di tutti. Così quel motore da 1300cc fu progettato per avere un allungo stratosferico e il suo peso e quell’estetica un po goffa, per stabilizzare la moto ad andature superiori ai 300km/h. Tutto il potenziale di questa moto è praticamente impossibile da sfruttare su strada. è conosciuta pure per essere una gran mangiatrice di pneumatici posteriori (circa 3000 km e siete alla frutta) e di catene di trasmissione (10000 km se siete fortunati). Ma è il prezzo da pagare per avere una moto capace di portarvi oltre il muro dei 300 all’ora!

Honda CBR-Fireblade
Nei primi anni 90 le supersportive rientravano nel limite dei 750cc, le cilindrate più alte erano privilegio delle grand tourer, almeno fino a quando non comparve la Fireblade. Infatti si presentò al pubblico come una moto road-racing da ben 900cc, ma con pesi e dimensioni del tutto simili alle rivali dirette con 150cc in meno, inutile dire che diventò il riferimento nella categoria. In Europa e America, in breve tempo, divenne la moto da avere per tutti quei cattivi ragazzi in cerca di adrenalina. Le soluzioni tecniche adottate erano al top e Honda era già da anni una garanzia di affidabilità e qualità costruttiva. Con gli anni la moto ha ricevuto numerosi aggiornamenti, fino agli attuali 1000cc e una carriera ancora lunga davanti.

Yamaha DT-1

Fino al 1968 le moto da fuoristrada non erano altro che moto da strada con il manubrio largo, quindi si viaggiava con 2 e più cilindri anche lontano dall’asfalto.
DT-1 fu la scoperta di Yamaha che fece innamorare non tanto l’Europa, quanto l’America per quelle linee semplici e leggere, il motore monocilindrico (che venne riconosciuto come il motore ideale per l’off-road) e le grosse gomme tassellate.
La capacità di muoversi su qualsiasi terreno fu un grande biglietto da visita, tant’è che le 12000 unità, ottimisticamente previste per il commercio americano, esaurirono in pochissimo tempo.

Honda CBR 900 RR
Honda Goldwing
Kawasaki Z900
Suzuki Gsx1300 Hayabusa
Harley Davidson VRSCA V-Rod
Yamaha DT-1

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