Aprilia, WSBK addio per la “conquista” della MotoGP: giusta scelta o salto nel buio?

Aprilia lascia ufficialmente il Mondiale Superbike per concentrare le forze sulla MotoGP. Avrà fatto bene?

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Si dice, “morto un papa se ne fa un altro”, ma nelle corse non è così, né per i grandi piloti né per le grandi Case. Qui ci riferiamo all’Aprilia, assente dal 2016 – a meno di un miracolo – dal Mondiale SBK. A perderci, per questo annunciato forfait che per i più ha il sapore del tradimento, è innanzi tutto il campionato iridato delle derivate di serie perché, appunto, la Casa di Noale non solo rappresenta nella categoria - con la Ducati - l’eccellenza del Made in Italy ma ne interpreta magnificamente storia e identità avendo vinto sette mondiali nelle ultime sei stagioni.

Perché Aprilia dà l’addio alla SBK? La risposta di fondo è nota: a differenza di Ducati, Kawasaki, Yamaha, Honda, BMW, MV Agusta (fra loro diversamente motivate e impegnate) il gruppo Piaggio, detentore del marchio di Noale, ritiene che in SBK oramai il gioco non valga la candela non essendoci più (data anche la perdurante congiuntura sfavorevole e la debacle delle vendite delle supersportive) un rapporto soddisfacente fra l’investimento necessario per essere vincenti in pista e il ritorno di mercato.

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A Pontedera si è quindi deciso di dire addio alla WSBK cambiando decisamente strategia: dopo i recenti assaggi nella “classe regina”, si vuole puntare al top giocando esclusivamente, da protagonisti, la carta pesante della MotoGP, perché lì c’è il vero scontro agonistico, tecnologico, industriale con i colossi dell’industria motociclistica mondiale e da lì arriva il grande ritorno di immagine internazionale, utile per un gruppo protagonista nel mercato globale qual è Piaggio.

In tal senso va la dichiarazione di pochi giorni addietro al Salone EICMA di Milano del presidente Roberto Colaninno: "Abbiamo due anni di duro lavoro per ripetere in MotoGP i successi della Superbike. L'obiettivo è quello di vincere e di battere i concorrenti: a me piace questo, non la quarta o quinta posizione, noi vogliamo la prima".

E per raggiungere questi obiettivi, ambiziosi quanto difficili, Aprilia concentra tutte le proprie forze (Romano Albesiano responsabile generale, drivers Alvaro Bautista e Stefan Bradl, tester Mike Di Meglio, team manager Fausto Gresini): già tutti a testa bassa nel reparto corse per portare in pista nei primi veri test di febbraio, non una RS-GP rivisitata ma un inedito prototipo MotoGP completamente riprogettato, realizzato e sviluppato in casa.

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Una stagione, quella 2016, ricca di aspettative per Aprilia, ma, oggettivamente, non priva di interrogativi, anche per le novità regolamentari con le nuove gomme Michelin e la nuova centralina elettronica Magneti Marelli, due elementi in grado di rimescolare le carte in tavola. Questo il quadro.

Ma alcune domande si impongono. La prima: perché abbandonare da subito la SBK, come voler togliere un dente malato, con la “quattro cilindri” tutt’ora competitiva? Problemi tecnico-organizzativi (la difficoltà di seguire contemporaneamente i due principali mondiali) o finanziari? Perché non impegnarsi ancora – dando una svolta anche sul piano della comunicazione - riportando in pista come pilota ufficiale unico Max Biaggi o, in alternativa, affidando proprio al “corsaro” la gestione di un Team “autonomo” e “autogestito” con il supporto tecnico della Casa di Noale, così come nel 1976 fece – a dire il vero non con eccessiva fortuna - Giacomo Agostini con la MV Agusta 350 e 500 sostenuto da munifici sponsor?

Ancora domande: se l’obiettivo è quello di puntare tutto sulla “classe regina”, non nel ruolo di Casa cenerentola ma già dal 2016 in quello di moto da vertice, sono state prese bene le... “giuste misure”? Le perduranti difficoltà della Ducati a… svettare, non sono un monito di cui tenere conto? C’è davvero un budget adeguato all’obiettivo? Sono in grado Bautista e Bradl di far fronte a piloti quali Lorenzo, Rossi, Marquez, Pedrosa, Iannone, Dovizioso?

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Queste domande sottendono un dubbio di fondo: che in Aprilia (o ai vertici Piaggio) si ritenga “automatico” riprodurre in MotoGP i successi della SBK, di fatto sopravalutando le proprie forze attuali (quantitativamente e qualitativamente) e sottovalutando quelle degli avversari in campo. Da ciò pare assai arduo pensare che una moto tutta nuova, pur con il contributo della stagione 2015, possa davvero essere competitiva sin dal debutto, nel 2016.

Non vogliamo certo fare gli uccelli del malaugurio, tanto meno... gufare. Ma, nel caso di (probabili) difficoltà iniziali, con risultati sotto le aspettative, c’è la necessaria tenuta culturale e psicologica, il ... “fiato lungo” per proseguire non rimettendo tutto in discussione?

Ecco. Il tentativo dell’Aprilia merita tutta l’attenzione e l’appoggio dovuta a una Casa che “sa” cosa sono le corse. C’è da sperare che, questa volta, il passo non sia più lungo della gamba e che la scelta “esclusiva” della MotoGP non sia un salto nel buio,

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