Otto Iron Butt con una Janus 250: l’impresa di Spencer Anderson

Spencer Anderson ha completato otto Saddle Sore 1000 in un solo anno con una Janus Halcyon 250 da 229 cc: oltre 12.875 km percorsi.

Otto Iron Butt con una Janus 250: l’impresa di Spencer Anderson
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Marianna Bortevi
Pubblicato il 28 ago 2026

Una Janus Halcyon 250, otto giornate in sella e almeno 8.000 miglia percorse. Circa 12.875 chilometri, con una particolarità: ognuno degli otto viaggi doveva superare le 1.000 miglia, equivalenti a 1.609 km, ed essere completato entro 24 ore. È l’impresa realizzata nel 2025 da Spencer Anderson, motociclista di Lafayette, in Louisiana, che ha portato una piccola monocilindrica artigianale americana là dove normalmente ci si aspetterebbe di vedere grosse tourer cariche di tecnologia.

La sfida si chiama Saddle Sore 1000 ed è certificata dalla Iron Butt Association. Già portarne a termine una significa trascorrere praticamente un’intera giornata in moto, gestendo chilometri, rifornimenti, traffico e stanchezza. Anderson l’ha fatto otto volte nello stesso anno. E soprattutto ha scelto una moto che, almeno sulla carta, sembra costruita per fare esattamente il contrario.

Otto Saddle Sore 1000: cosa significa davvero

Il regolamento alla base di una Saddle Sore 1000 è molto semplice da comprendere: bisogna percorrere almeno 1.000 miglia, cioè 1.609 km, entro 24 ore consecutive.

Semplice da spiegare, decisamente meno da fare. Il cronometro infatti non si ferma quando il motociclista scende dalla sella. Rifornimenti, soste per mangiare, eventuali imprevisti e momenti di riposo fanno tutti parte delle 24 ore disponibili. Questo trasforma la sfida in un esercizio di pianificazione oltre che di resistenza.

La velocità assoluta conta relativamente. Molto più importante è riuscire a mantenere un passo costante, evitare perdite di tempo e scegliere con attenzione il percorso. Anche pochi minuti sprecati a ogni sosta, moltiplicati per numerosi rifornimenti, possono diventare preziosi quando il margine sul traguardo finale si riduce.

Anderson lo sa bene. La sua prima prova, nel giugno 2025, si è conclusa dopo 1.003 miglia percorse in 23 ore e 58 minuti.

Appena due minuti dentro il limite. Era partito da Lafayette dirigendosi verso ovest, passando da Shreveport e attraversando Texas e New Mexico. Durante il viaggio si era fermato anche a Fort Sumner, dove si trova la tomba di Billy the Kid. Quello che era iniziato come un lungo viaggio si è trasformato strada facendo nella prima Saddle Sore certificata della sua carriera.

Non sarebbe rimasta l’unica.

Una Janus Halcyon 250 è quasi l’opposto di una tourer

A rendere l’impresa particolare è soprattutto la moto scelta. La Janus Halcyon 250 non è una Honda Gold Wing, una BMW da turismo o una moderna crossover pensata per attraversare continenti. Non ha un grande parabrezza elettrico, sospensioni semiattive, cruise control o una sofisticata strumentazione dedicata ai grandi viaggi. La filosofia è volutamente essenziale.

Il cuore della moto è un monocilindrico quattro tempi raffreddato ad aria da 229 cc, abbinato a un cambio a cinque marce. La potenza dichiarata è di appena 14 CV a 7.000 giri/min, mentre la velocità massima indicata dal costruttore è di circa 70 mph, poco più di 110 km/h.

Poi c’è la ciclistica, ancora più particolare. La Halcyon 250 utilizza un’impostazione ispirata alle motociclette di molti decenni fa e non dispone di una tradizionale sospensione posteriore. Il telaio è rigido, mentre una sella ammortizzata contribuisce a isolare il pilota dalle irregolarità dell’asfalto. Davanti troviamo invece una particolare sospensione di tipo leading-link che contribuisce fortemente all’aspetto rétro della moto.

Il peso a secco è contenuto in circa 119 kg. Insomma, pochi elementi suggeriscono una vocazione da divoratrice di autostrade. Ed è proprio questo contrasto a rendere la storia interessante.

Con una moderna maxi tourer, 1.600 km in un giorno rimarrebbero comunque una prova estremamente impegnativa. Con una moto piccola, priva di protezione aerodinamica importante e dalla velocità di crociera inevitabilmente inferiore, diventa anche una questione di pazienza.

Per Anderson, però, proprio la semplicità sembra essere parte del fascino.

Da 1.003 miglia in 23 ore e 58 minuti alla nona sfida

Dopo la prima Saddle Sore, Anderson ha continuato. Nel corso del 2025 ha affrontato altri lunghissimi trasferimenti attraversando diverse zone degli Stati Uniti. Tra gli itinerari percorsi ci sono tratte attraverso Iowa, Minnesota, Wisconsin, Montana, South Dakota e Indiana, oltre a una sfida completata interamente all’interno della Louisiana.

In un’altra occasione il viaggio ha seguito parte della Route 66, arrivando fino alla costa californiana e al Santa Monica Pier.

L’ottava prova è stata completata il 24 dicembre 2025, chiudendo un anno nel quale le sole otto Saddle Sore hanno significato almeno 8.000 miglia di percorrenza, equivalenti a circa 12.875 km.

E parliamo esclusivamente dei chilometri necessari alle otto sfide certificate, non dell’intero utilizzo annuale della motocicletta.

La storia diventa ancora più curiosa considerando che Anderson non sembra intenzionato a considerare concluso l’esperimento. Una nona Saddle Sore è già nei suoi programmi, ancora una volta con partenza dalla Louisiana e con la Florida tra le destinazioni previste.

Naturalmente la moto dovrebbe essere sempre la stessa Halcyon 250. La vicenda mette in discussione anche una convinzione molto comune nel mondo delle due ruote: che per fare grandi viaggi servano necessariamente grandi moto.

Una cilindrata superiore, una sella più comoda, una buona protezione dall’aria e una dotazione tecnologica completa rendono certamente più semplice macinare centinaia di chilometri. Nessuno degli otto viaggi di Anderson dimostra il contrario.

Dimostrano però una cosa diversa: la capacità di viaggiare non dipende esclusivamente dalla scheda tecnica.

Con 14 CV, una velocità massima poco superiore ai 110 km/h e un telaio rigido, la Janus Halcyon 250 sarebbe probabilmente una delle ultime moto da indicare per percorrere 1.609 km in meno di un giorno. Anderson ne ha invece fatto una sorta di improbabile specialista delle lunghe distanze.

E dopo otto Iron Butt nello stesso anno, il risultato più sorprendente forse non sono nemmeno i 12.875 km accumulati nelle sole giornate di sfida. È sapere che, una volta terminata l’ottava, il proprietario ha deciso di prepararne un’altra.

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