Luci verdi per Blood Bikers: normativa e motivi del diniego

Respinta la richiesta di luci verdi per i Blood Bikers nonostante migliaia di firme: si apre il dibattito su visibilità e iter normativo.

Luci verdi per Blood Bikers: normativa e motivi del diniego
M B
Marianna Bortevi
Pubblicato il 2 feb 2026

Una raccolta di 35.000 firme, una richiesta pressante di revisione normativa e una risposta ufficiale che, per ora, rimane negativa: questo è il quadro che si delinea attorno al dibattito sulla sicurezza dei volontari impegnati nelle consegne d’emergenza su due ruote. La mobilitazione dei sostenitori dei blood bikers ha acceso i riflettori su una questione che va ben oltre la semplice modifica di una regola stradale, toccando temi come la tutela della vita, la chiarezza dei segnali e la responsabilità delle istituzioni.

Una petizione da record e una risposta che divide

Tutto è partito dalla determinazione di migliaia di cittadini che, attraverso una petizione online, hanno chiesto alle autorità di consentire ai volontari delle moto adibite al trasporto di sangue e materiale sanitario di dotarsi di luci verdi. Secondo i promotori, questa modifica avrebbe garantito una maggiore visibilità su strada, riducendo i rischi di incidenti e permettendo agli altri utenti di riconoscere immediatamente la natura urgente della missione. Il messaggio è arrivato forte e chiaro agli organi competenti, che tuttavia, tramite la NABB (Nationwide Association of Blood Bikes), hanno ribadito la loro posizione: al momento, non sono previste deroghe alla normativa sulle luci di emergenza.

Le motivazioni dietro il diniego della NABB

La NABB ha riconosciuto il valore del servizio svolto dai volontari, ma ha sottolineato la necessità di mantenere una netta distinzione tra i segnali luminosi utilizzati dai veicoli di emergenza ufficiali e quelli di altre categorie. Il sistema dei colori sulle strade è infatti codificato e universalmente riconosciuto: introdurre il verde come segnale per i blood bikers potrebbe creare confusione, specialmente considerando che in alcune regioni il colore verde è già associato a specifiche figure professionali, come i medici di guardia. Il rischio di sovrapposizione semantica e operativa è concreto e potrebbe minare l’efficacia dei segnali d’emergenza, compromettendo la sicurezza stradale di tutti.

Il nodo normativo e la gestione della sicurezza stradale

Dal punto di vista legislativo, l’uso delle luci di emergenza è regolamentato in modo stringente proprio per evitare ambiguità e per preservare la priorità d’intervento dei veicoli ufficiali come polizia, ambulanze e vigili del fuoco. Le autorità si trovano così a dover bilanciare due esigenze: da un lato, proteggere chi opera in condizioni di rischio come i blood bikers; dall’altro, non compromettere la chiarezza dei segnali che regolano il traffico e gli interventi d’urgenza. Un cambiamento impulsivo rischierebbe di creare precedenti difficili da gestire e, soprattutto, di generare situazioni pericolose sulle strade.

Proposte alternative: oltre le luci verdi

Nonostante il diniego alla richiesta delle luci verdi, il dibattito ha portato alla luce diverse proposte alternative. Gli esperti suggeriscono di puntare su una strategia più articolata che vada oltre la semplice modifica cromatica. Tra le soluzioni prospettate ci sono corsi di formazione avanzata per la guida in situazioni di emergenza, l’adozione di dispositivi ad alta visibilità come giubbotti e caschi rifrangenti, e l’impiego di sistemi di segnalazione supplementari che non si sovrappongano ai codici istituzionali. Inoltre, si propone di intensificare le campagne di sensibilizzazione rivolte agli altri utenti della strada, affinché siano maggiormente consapevoli della presenza e del ruolo dei volontari in moto.

Uno scenario ancora aperto

Nonostante la posizione ufficiale della NABB, la questione rimane aperta e continua ad alimentare il confronto tra cittadini, istituzioni e addetti ai lavori. Il grande consenso espresso dalla petizione dimostra quanto l’opinione pubblica sia attenta al contributo dei blood bikers e alla loro sicurezza. Le istituzioni non escludono che, in futuro, studi tecnici e consultazioni settoriali possano portare a soluzioni condivise e innovative. Tuttavia, qualsiasi eventuale revisione normativa dovrà essere valutata con attenzione, passando attraverso fasi di sperimentazione e consultazione per evitare effetti collaterali indesiderati sulla gestione del traffico e sulla sicurezza stradale collettiva.

Il dibattito sulle luci verdi per le moto dei volontari resta quindi un tema caldo, specchio di una società che riconosce l’importanza del volontariato ma chiede, al contempo, regole chiare e soluzioni che garantiscano la sicurezza di tutti.

Ti potrebbe interessare: