Honda Monkey 125 diventa chopper: 104 kg, Springer e fiamme
Una Honda Monkey 125 del 2024 è stata trasformata da REZ Industries in un autentico mini chopper, verniciatura con fiamme.
Una Honda Monkey 125 trasformata in chopper può sembrare una di quelle idee destinate a funzionare meglio sulla carta che nella realtà. Le proporzioni sono minuscole, il motore è un 125 e la ciclistica originale nasce per tutt’altro. Eppure REZ Industries è riuscita a portare fino in fondo il progetto senza cancellare completamente il carattere della piccola Honda.
Il risultato si chiama GeeGee Chop ed è stato costruito a Taiwan partendo da una Monkey 125 del 2024. La forcella rovesciata originale è sparita, sostituita da una Springer allungata. Davanti compare una ruota a raggi da 14 pollici, il manubrio sale verso l’alto in perfetto stile ape-hanger e dietro spunta un piccolo sissy bar.
Il bello, però, è che il telaio e la sospensione posteriore a doppio ammortizzatore sono rimasti. Una scelta precisa: invece di costruire l’ennesimo piccolo hardtail con un motore Honda, i preparatori hanno voluto che la moto restasse immediatamente riconoscibile come una Monkey.
Honda Monkey 125 Chopper: davanti cambia praticamente tutto
La trasformazione più importante interessa l’avantreno. Di serie la Monkey utilizza una forcella rovesciata e ruote da 12 pollici. Sulla GeeGee Chop il gruppo originale lascia spazio a una forcella Springer vecchia scuola, per di più allungata per modificare sensibilmente le proporzioni e la posizione di guida.
La ruota anteriore passa invece a un cerchio a raggi da 14 pollici. Non enorme in termini assoluti, naturalmente, ma sufficiente a cambiare l’impatto estetico di una moto così compatta.
L’avantreno rialzato viene completato da manubrio ape-hanger, piastre dedicate e doppio faro anteriore. Il risultato riproduce in miniatura buona parte degli elementi tipici di un chopper tradizionale.
REZ Industries non ha però seguito alla lettera una certa scuola custom che sacrifica la funzionalità in nome del look. Il freno anteriore è rimasto, ed è stato addirittura potenziato. Il progetto utilizza pinze Crab e dischi flottanti pieni, mentre posteriormente compare un disco maggiorato con particolare finitura a specchio.
Una modifica tutt’altro che secondaria considerando che la moto è stata pensata per essere utilizzata nel traffico taiwanese e non soltanto esposta durante gli eventi.
Telaio originale e due ammortizzatori: perché non è diventata hardtail
Forse la decisione più interessante riguarda ciò che non è stato modificato.
Trasformando una moto in chopper sarebbe stato naturale eliminare la sospensione posteriore e realizzare un telaio rigido. REZ Industries avrebbe potuto farlo, ma ha scelto deliberatamente di conservare la struttura originale della Monkey e i suoi due ammortizzatori.
La ragione è soprattutto identitaria. Costruire un nuovo hardtail e inserirvi semplicemente il piccolo monocilindrico Honda avrebbe prodotto una mini chopper, certo, ma probabilmente avrebbe eliminato buona parte degli elementi che permettono di riconoscere la moto di partenza.
Mantenere il retrotreno originale permette invece alla Honda Monkey 125 Chopper di conservare il proprio DNA. In più ci sono vantaggi pratici: la sospensione continua a lavorare normalmente e la moto rimane più confortevole sulle strade reali.
È un punto importante perché il progetto nasce per un cliente che non voleva soltanto qualcosa di particolare da fotografare, ma una moto da utilizzare.
Le impressioni di guida riportate dal costruttore parlano infatti di una moto ancora leggera e agile, ma con una postura più rilassata proprio per effetto dell’avantreno allungato. Sella e sospensioni, insieme ai freni aggiornati, contribuiscono a mantenere un comportamento adatto anche al traffico urbano.
Fiamme, glitter e una sella king & queen in miniatura
Se la ciclistica cerca un compromesso tra estetica e utilizzo, la carrozzeria non fa praticamente nulla per passare inosservata. Il serbatoio originale Honda è stato mantenuto, ma la sua verniciatura cambia completamente. La base è argento glitter, decorata con le classiche fiamme da custom americana. Lo stesso tema prosegue sui fianchetti, sul parafango posteriore e persino sulla sella attraverso le cuciture.
Quest’ultima è una delle componenti più curiose del progetto. Visivamente riprende le tipiche king & queen seat delle chopper, con la parte posteriore rialzata, ma è stata realizzata esclusivamente per un solo occupante. Del resto le dimensioni della Monkey non lasciano molto spazio per inventarsi un vero divano a due posti.
Al posteriore trova posto anche un sissy bar costruito appositamente, mentre davanti è stato realizzato un piccolo parafango dedicato. A completare il pacchetto c’è poi uno scarico artigianale a tromba, altra modifica che rafforza ulteriormente il collegamento con il mondo delle chopper tradizionali.
Il motore resta quello da 9,4 CV
Con tutte queste modifiche, la meccanica è quasi la parte più normale della moto. Il monocilindrico della Monkey rimane infatti sostanzialmente il piccolo propulsore Honda da 124 cc raffreddato ad aria, capace nella configurazione di serie di erogare 9,4 CV a 6.750 giri/min. Honda dichiara per il modello 2026 anche 10,7 Nm a 5.500 giri/min e un cambio a cinque rapporti.
Per la special REZ Industries vengono dichiarati 9,4 CV e 104 kg di peso. Numeri che fanno sorridere se confrontati con le maxi custom da oltre un litro di cilindrata, ma è proprio questo il punto. La GeeGee Chop non prova a essere una Harley-Davidson in scala ridotta sul piano delle prestazioni. Vuole riprendere le proporzioni e l’atteggiamento di quel mondo mantenendo la semplicità della Monkey.
E con poco più di 100 kg da spostare, 9,4 CV assumono comunque un significato diverso rispetto a quello che suggerisce il semplice numero.
Una Monkey che resta Monkey nonostante tutto
Il progetto di REZ Industries funziona soprattutto per una ragione: non ha cercato di nascondere completamente la moto di partenza. Ci sono forcella Springer, fiamme, ape-hanger, sissy bar e scarico a tromba, ma telaio, serbatoio e impostazione generale della Honda Monkey rimangono ancora leggibili.
È esattamente ciò che volevano ottenere i preparatori taiwanesi. La sfida non consisteva semplicemente nel costruire il chopper più piccolo possibile, ma nel realizzarlo facendo in modo che chiunque potesse ancora riconoscere una Monkey.
La scelta di mantenere la sospensione posteriore originale è probabilmente il dettaglio che fa la differenza. Permette alla moto di conservare le proprie proporzioni, evita di compromettere inutilmente il comfort e la rende qualcosa di più di un esercizio stilistico.
La GeeGee Chop rimane così una 125 leggera, con appena 104 kg dichiarati, ma cambia completamente atteggiamento. Piccola come sempre, solo che adesso davanti ha una Springer allungata, sopra un ape-hanger e sulla carrozzeria abbastanza fiamme da far dimenticare per un attimo che sotto c’è ancora una Honda Monkey.