Harley-Davidson, il piano lacrime e sangue per evitare il collasso
Harley-Davidson annuncia revisione strategica con tagli e riorganizzazione operativa dopo quattro anni di vendite in calo.
La tempesta che si è abbattuta su Harley Davidson non lascia spazio a interpretazioni: l’iconica casa motociclistica americana si trova ad affrontare una delle crisi più profonde della sua storia recente. Gli ultimi dati finanziari sono un campanello d’allarme che risuona in tutto il settore: nel quarto trimestre, il colosso di Milwaukee ha registrato perdite per 279 milioni di dollari, mentre le vendite globali sono precipitate del 12% e i ricavi hanno subito una drastica contrazione del 28%. Numeri che costringono l’azienda a mettere in campo una ristrutturazione senza precedenti, fatta di tagli, ripensamenti e strategie difensive.
Lo scenario che emerge dai dati ufficiali tratteggia una situazione a dir poco preoccupante. Le vendite al dettaglio di motociclette si sono fermate a 132.535 unità, segno di una domanda che fatica a riprendersi. Su base annua, i ricavi sono scesi del 14%, confermando un trend negativo che sembra difficile da invertire nel breve periodo. Ma il vero nodo critico è rappresentato dall’inventario: negli Stati Uniti restano invendute circa 80.000 motociclette, una montagna di scorte che testimonia quanto la politica produttiva sia stata scollegata dalle reali esigenze del mercato. Questo surplus ha trasformato il comparto retail in una vera e propria polveriera, con effetti a catena sull’intera filiera.
La situazione si è fatta insostenibile soprattutto per i concessionari, molti dei quali si sono trovati sommersi da stock ingestibili e da margini di profitto ormai ridotti all’osso. Alcune realtà storiche, come Hoosier Harley-Davidson in Indiana e High Country Harley-Davidson in Colorado e Wyoming, sono state costrette a chiudere i battenti, lasciando un vuoto significativo nelle rispettive comunità. Le testimonianze raccolte tra i dealer mettono in luce una realtà fatta di vendite insufficienti e costi operativi crescenti, che hanno reso impossibile la sopravvivenza di molte attività locali.
In risposta a questa crisi, il nuovo amministratore delegato Artie Starrs ha avviato una revisione completa della struttura organizzativa e dei costi aziendali, affidandosi anche a consulenti esterni per identificare le aree su cui intervenire. Non a caso, sono già in corso colloqui con il sindacato United Steelworkers per gestire una serie di licenziamenti che interesseranno sia il personale direttivo che quello operativo. La dirigenza sostiene che queste misure siano imprescindibili per ristabilire l’equilibrio economico e produttivo dell’azienda, ma il prezzo umano e sociale di tali scelte resta elevato.
Le difficoltà di Harley Davidson non si limitano però ai confini nazionali. Il marchio fatica sempre più ad attrarre le nuove generazioni di motociclisti, mentre le tensioni commerciali internazionali continuano a penalizzare la competitività dell’azienda sui mercati esteri. Gli analisti concordano: senza un profondo rinnovamento della gamma prodotti e delle strategie commerciali, la ripresa appare lontana. Proprio per questo, il coinvolgimento di consulenti e l’avvio di una revisione a tutto campo del modello operativo suggeriscono che l’azienda non intende limitarsi a interventi tampone.
L’obiettivo dichiarato è un riassetto strutturale che includa la riduzione delle capacità produttive, il riallineamento della rete wholesale alla reale domanda retail e una possibile rinegoziazione dei rapporti con i concessionari. Non a caso, è già previsto per maggio 2026 un piano dettagliato che dovrebbe chiarire le nuove linee guida per il futuro del brand. Nel frattempo, la dirigenza mostra fiducia nella possibilità di riconquistare la redditività una volta completata la trasformazione, ma il malcontento tra i rappresentanti sindacali e i dealer coinvolti resta palpabile.
A preoccupare ulteriormente sono le scelte industriali del passato, in particolare la gestione dei volumi produttivi e le strategie di espansione che non hanno saputo adattarsi al progressivo calo della domanda. Restano inoltre aperte le domande sulla reale volontà della casa madre di fornire strumenti concreti ai dealer per alleggerire il peso dell’inventario e mitigare l’impatto della transizione in atto. Il futuro di Harley Davidson dipenderà dalla capacità di reinventarsi senza perdere la propria identità, in un mercato che richiede oggi più che mai flessibilità, innovazione e ascolto delle esigenze dei motociclisti di domani.