Cheney Triumph Cub: mezzo secolo di gare con la stessa moto e lo stesso pilota
Nato negli Anni ’70 per sfidare le moto giapponesi, il Cheney Triumph Cub è ancora protagonista grazie alla passione del suo storico proprietario.
Nel motocross moderno è difficile immaginare una moto che resti competitiva per decenni. Ancora più difficile pensare a un pilota che continui a utilizzare lo stesso mezzo per oltre mezzo secolo. Eppure è esattamente ciò che racconta la straordinaria storia del Cheney Triumph Tiger Cub, una motocicletta unica che continua a essere protagonista grazie alla passione di Graham Watson.
Quella del Cheney Cub non è soltanto la storia di una moto da corsa. È un racconto che attraversa generazioni, unisce padre e figlio e rappresenta uno degli esempi più autentici di amore per il motocross classico britannico.
Nel 2026, nonostante le difficoltà fisiche che hanno costretto Graham a lasciare le competizioni, la moto continua a far parlare di sé e a conquistare gli appassionati nei paddock e negli eventi dedicati alle moto storiche.
Una moto nata per sfidare il dominio delle due tempi
Per comprendere il valore di questo progetto bisogna tornare alla metà degli Anni Settanta.
Il padre di Graham, David Watson, era convinto che una motocicletta britannica a quattro tempi potesse ancora competere contro l’avanzata delle sempre più diffuse moto giapponesi ed europee a due tempi che stavano dominando il motocross mondiale.
Con questa idea in mente iniziò la costruzione di una moto speciale.
La base era composta da un rarissimo telaio prototipo realizzato da Eric Cheney nel 1973 e da un motore Triumph Tiger Cub del 1964. Si trattava di una combinazione insolita ma estremamente avanzata per l’epoca.
David dedicò oltre diciotto mesi alla realizzazione del progetto, costruendo personalmente molti componenti e acquistando il resto soltanto quando il budget lo permetteva. In un periodo privo di internet e marketplace online, reperire determinati pezzi richiedeva tempo, pazienza e sacrifici.
Il risultato finale fu una moto che univa leggerezza, affidabilità e una ciclistica innovativa. Una macchina pensata esclusivamente per correre, senza alcun compromesso.
Cinquant’anni insieme tra gare e passione
Graham iniziò a gareggiare con il Cheney Cub nel 1977 e da allora la moto non ha mai lasciato la sua vita. Nel corso dei decenni il mezzo è stato costantemente aggiornato e mantenuto efficiente, senza però perdere la propria identità originale. Nuovi ammortizzatori, pneumatici, interventi sul motore e una manutenzione meticolosa hanno permesso alla piccola Triumph di continuare a scendere in pista.
Particolarmente importante è stato il rifacimento del propulsore completato tra il 2017 e il 2018 dal preparatore Chris Davies. Un intervento che ha restituito nuova vita alla moto e che Graham ricorda ancora oggi con grande affetto.
Nonostante l’età del progetto, il motore ha accumulato appena una trentina di ore di utilizzo negli ultimi anni, complice una partecipazione sempre più limitata agli eventi agonistici.
Ma il valore del Cheney Cub va ben oltre le prestazioni. Ogni graffio, ogni segno sul telaio e ogni cicatrice raccontano una parte della sua storia. Una storia costruita in cinquant’anni di gare, trasferte, cadute e soddisfazioni.
Il nuovo capitolo del Cheney Cub nel 2026
Negli ultimi mesi Graham ha dovuto affrontare una realtà difficile. Alcuni problemi di salute gli hanno impedito di continuare a gareggiare come in passato.
Per molti sarebbe stato il momento di chiudere definitivamente un capitolo lungo una vita. Ma non per lui.
In vista dell’Helsington Classic Scramble del 2026, il pilota britannico ha deciso di regalare alla sua inseparabile compagna di avventure un piccolo restauro conservativo.
L’obiettivo non era trasformarla in una moto da museo. Al contrario, Graham ha voluto preservarne la cosiddetta “patina”, ovvero quei segni del tempo che raccontano mezzo secolo di attività agonistica.
Sono arrivati nuovi parafanghi, una linea di scarico realizzata su misura, numeri da gara rinnovati, manopole nuove e un accurato controllo generale della meccanica. Il tutto completato da ore e ore di lucidatura manuale.
Il risultato è una moto che conserva intatto il suo fascino autentico. Durante l’evento, Graham ha avuto l’opportunità di effettuare alcuni giri dimostrativi sul tracciato. Un momento particolarmente emozionante, vissuto come un ritorno alle origini dopo mesi di incertezza.
Indossare nuovamente casco, stivali e protezioni gli ha permesso di rivivere sensazioni che temeva di aver perso per sempre. E anche se non si è trattato di una vera gara, quell’esperienza ha rappresentato qualcosa di molto più importante.
Per lui e per il suo Cheney Cub è stato l’inizio di un nuovo capitolo. Una storia che continua a emozionare appassionati e curiosi ogni volta che questa straordinaria moto compare in un paddock. Perché alcune motociclette non sono semplicemente mezzi meccanici. Diventano parte della famiglia, custodi di ricordi e simboli di una passione che resiste al tempo.
E dopo cinquant’anni, il Cheney Triumph Tiger Cub continua a dimostrare che certe leggende non hanno alcuna intenzione di fermarsi.