MotoGP, Rea l’anti Marquez in Ducati? Fantasie e realtà

Ducati rimasta con le pive nel sacco, dopo le mosse in MotoGP della Yamaha e della Honda, tenta la carta Rea in MotoGP?


In queste ore la notizia non riguarda i tempi della prima giornata di prove ufficiali del GP d’Australia SBK a Phillip Island e non ha niente a che fare con la tensione che c’è nel Circus del Motomondiale perché Doha inasprisce i controlli in aeroporto per il coronavirus in vista del GP del Qatar in programma fra una settimana. La notizia, si fa per dire, è l’annuncio di un possibile passaggio, dopo il 2020, del pluricampione del mondo Sbk Jonathan Rea, dalla Kawasaki derivata di serie alla Ducati MotoGP. Ci sarebbe stato solo un pourparler fra il pilota nord irlandese e la Casa di Borgo Panigale ma tanto basta per agitare le acque di un campionato (il WSBK) non privo di interesse tecnico e agonistico ma di scarso interesse mediatico e quindi di scarso valore commerciale, schiacciato com’è dalla MotoGP, considerata dallo stesso patron della Dorna titolare di entrambi i campionati, Carmelo Ezpeleta, la seria A del motociclismo. Se vale sempre il detto: “non è importante quel che si dice, l’importante è che se ne pali” ben venga anche quest’ultima “spifferata” come se non si sapesse che nel motociclismo, da sempre, tutti parlano con tutti anche se – è vero – non di rado con il tatto dell’elefante in cristalleria e anche dimenticandosi di collegare la lingua al cervello prima di parlare. Intendiamoci, tutto può sempre accadere. Peraltro Ducati, in quanto alla gestione piloti, non si è mai fatta mancare niente, per lo più azzeccando ben di rado la mossa giusta, tant’è che la Rossa (pur con moto a dir poco competitive…) non vince un mondiale SBK dal 2011 (a dire il vero la vittoria iridata arrivò con Carlos Checa-Team Althea) e non vince il titolo MotoGP dal 2007 con Casey Stoner.

Non torniamo qui su cose note e arcinote a tutti, a cominciare dalle aberrazioni del mercato piloti, con Ducati rimasta con le pive nel sacco, dopo le mosse in MotoGP della Yamaha e della Honda. Così, con i “number one” tutti accasati (Marquez-Honda addirittura insieme fin tutto il 2024!) e con Dovizioso in bilico e Petrucci dato per perso, è Ducati a brancolare nel buio, cercando di tirar fuori il classico coniglio dal cilindro. Ed ecco l’idea di Rea-Ducati! Lasciamo stare, per adesso, le eventuali ripercussioni in SBK sia rispetto agli attuali piloti Ducati sia rispetto al binomio Rea-Kawasaki che punta al sesto titolo mondiale consecutivo. Se il nordirlandese cogliesse anche la sua sesta corona potrebbe essere pago della Sbk e cercare altrove nuovi stimoli? La MotoGP? Perché no! Sapendo che la classe regina non è il dopolavoro del motociclismo né, a differenza di quel che è stato a volte per alcuni il campionato delle derivate, l’ospizio se non il cimitero degli elefanti. Nessuno può affermare che Rea non sia un signor pilota. Ma nessuno scommetterebbe un euro bucato su un Rea dominatore anche in MotoGP, specie su una moto “non facile” qual è la Ducati. La “prova” di Rea nel 2012 sostituto dell’infortunato Stoner sulla Honda HRC (ottavo e settimo posto a Misano e ad Aragon) lascia il tempo che trova e non fa testo. Chi si ricorda, inoltre, che due anni fa la notizia “clamorosa” fu quella dell’annunciato passaggio di Rea alla Honda-HRC al posto di Dani Pedrosa dal 2019? Come finì, si sa. Ora, Rea nel 2021 compirà 34 anni e anche a un “cannibale”, in MotoGP serve una stagione di apprendistato. Forse in campo non ci sarà più Valentino Rossi e magari anche altri: Crutchlow e lo stesso Dovi. Ma già da quest’anno non mancano i “giovani leoni” con gli artigli ben appuntiti: Quartararo, Vinales, Rins, Mir, Morbidelli, Marquez Jr e altri di cui già s’ode il ruggito nella foresta. Senza dimenticare il Re, anzi l’Imperatore: Marc Marquez, 27 anni, 8 titoli mondiali in saccoccia! A Rea non servono divagazioni. Per adesso pensi a… Redding&C. E Ducati alzi meno polvere e resti concentrata sul “pezzo”. Sia in Sbk che in MotoGP.

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