Ciao, Silvio. In ricordo di un campione, in ricordo di un amico

Chi scrive queste note, sin da ragazzo coi pantaloni corti, ha seguito in pista e fuori le gesta non lineari ma sempre esaltanti, di Silvio, ammirandolo per passione e talento e per la sua determinazione nel non mollare mai...

Motomondiale 2019, 50 anni prima la Benelli “4” conquista l’iride 250 con Carruthers

E’ già passato un anno da quando, dopo l’ultimo pit stop in ospedale l’8 settembre 2018, nella notte del 9 settembre Silvio Grassetti se ne è andato. Il “leone di Montecchio”, il paese natale fra Pesaro e Urbino, fino alle ultime ore di vita aveva lottato a testa alta e con dignità con il suo male, come aveva fatto sempre in pista nei tanti anni di corse in Italia e nel mondo.

Fino al giorno prima, apparentemente in forma (in effetti fisicamente aveva mantenuto, 82enne, la postura del corridore e la stessa mentalità del guerriero che era stato in pista) Silvio mi aveva parlato del futuro, di nuovi progetti, di quando l’avrei accompagnato in pista per salire su una … MotoGP. Le corse erano state la sua vita. Le corse continuavano ad essere la sua vita.

Silvio ha lasciato un grande vuoto perché è stato per quasi due decenni un’icona del motociclismo de “I giorni del coraggio” e perché, dopo la lunga appassionata e appassionante parentesi agonistica, non si è chiuso nell’amarcord: uomo sempre attivo, umile e saggio, di grande umanità. Un campione di grande talento animato da autentica passione per la moto, per la tecnica, per le corse, per le sfide dando sempre tutto se stesso nel rispetto degli avversari e del pubblico che amava e ne era ricambiato. 18 stagioni di grandi corse da protagonista dal 1956 al 1974, giornate di festa e di gloria e giornate difficili e spesso nella tenaglia della Dea bendata, con la Signora in nero sempre pronta a ghermirlo, fortunatamente invano.

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Silvio ha corso ufficialmente con le più grande Case ufficiali (Benelli 125, 250, 350; Bianchi 350 e 500; MV Agusta 500; Morini 250; Gilera 500; Jawa 350; Morbidelli 125; MZ 250 e 350 gareggiando anche con successo con le Yamaha 250 e 350), compagno di squadra di molti fuoriclasse (Duke, Dale, Spaggiari e poi Pasolini alla Benelli in due epoche diverse; Hailwood e poi Agostini alla MV Agusta; ancora Agostini alla Morini; Caldarella alla Gilera; Brambilla Tino e MC Intyre alla Bianchi; Findlay alla Jawa; Rosner, Bartusch, Braun alla MZ), in lotta con i più grandi piloti mondiali di epoche diverse, fra cui Ubbiali, Provini, Agostini, Venturi, Mendogni, Phillis, Redman, Taveri, Hocking, Hailwood, Mc Intyre, Minter, Artle, Read, Ivy, Duff, Ito, Gould, Dodds, Pasolini, Bergamonti, Villa, Parlotti, Carruthers, Saarinen, Sheene, Nieto, Lansivuori su su fino a Kenny Roberts! Campione senza corona fra i più prestigiosi e amati in Italia e all’estero Silvio ha disputato 218 gare nelle 125, 250, 350, 500, conquistando 72 podi, 42 vittorie.

E’ partito in gara dalla prima fila 180 volte battendosi in corsa per il podio e per la vittoria 170 volte, quindi quasi sempre. Purtroppo, 104 ritiri, di cui 90 per problemi tecnici alla moto. 22 podi iridati, 3 vittorie in gare mondiali, vice campione del Mondo 1969 delle 350 su Jawa ufficiale 4 cilindri 2 tempi dietro ad Agostini (MV Agusta). 4 volte campione d’Italia assoluto nelle 125 (Benelli), 250 (Yamaha e Mz), 350 (Benelli), 500 (MV Agusta) perdendone almeno altrettanti solo per sfortuna.

In apertura del suo numero 5 del maggio 1963 la principale rivista nazionale di settore “Motociclismo” dedicava la sua copertina a colori con una immagine in corsa del pilota pesarese sulla grigio-verde metallizzata Benelli 250 4 cilindri scrivendo: “Fra i piloti italiani su macchine d’alta velocità, si va sempre più affermando la personalità di Silvio Grassetti, pilota ecclettico, di eccelsa classe, ardimentoso e battagliero, cui manca solo un po’ di fortuna per assurgere ai più alti fastigi della celebrità internazionale”.

Già. Chi scrive queste note, sin da ragazzo coi pantaloni corti, ha seguito in pista e fuori le gesta non lineari ma sempre esaltanti, di Silvio, ammirandolo per passione e talento e per la sua determinazione nel non mollare mai, anche quando – magari in un lettino d’ospedale dopo i postumi di una grave caduta - anche la speranza sembrava inutile. Per me e per tanti tanti altri Silvio si era guadagnato il rispetto sul campo, in pista e fuori. Grazie Silvio per quello che sei stato e per quello che hai dato alla tua meravigliosa famiglia, ai tuoi appassionatissimi tifosi, al motociclismo tutto e anche al sottoscritto. Ciao, Silvio, sempre nei nostri cuori.

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