SBK, Bautista-Ducati divorzio annunciato. E Rea gode

Bau-Bau alla Honda. Dunque, la corda tesa si è spezzata e fra Bautista e Ducati le strade si sono divise


Dunque, la corda tesa si è spezzata e fra Bautista e Ducati le strade si sono divise. Di sicuro c’è stato una questione d’ingaggio (cioè di soldi) ma anche una gestione arruffata incentrata sull’orgoglio reciproco, con pilota e Team che hanno mostrato i muscoli arroccati nelle rispettive posizioni. Bautista ha alzato il tiro forte di suo piano B (Honda) e Ducati, forte della sua presunzione, si è chiusa nel suo “prendere o lasciare”, perdendo alla fine il pilota cui aveva affidato la inedita V4 del riscatto in Sbk. Va anche detto che hanno indubbiamente pesato i risultati negativi di Bautista nella seconda fase del mondiale – di fatto il nuovo vessillifero della Rossa ha buttato al vento con un filotto di errori (cadute) un mondiale dato con eccesso di ottimismo al limite dell’ingenuità già per vinto – che hanno reso meno disponibile Ducati nel concedere al pilota quel che chiedeva contrattualmente: in sostanza un ingaggio biennale “pesante” economicamente, pari a quel che Kawasaki concede al suo pluri iridato e leader (a sorpresa…) del campionato Rea.

Ducati doveva allargare la “borsa” esaudendo (in parte) le richieste (economiche) di Bautista? Sì, ma solo se a Borgo Panigale credevano davvero (ancora) nel “valore aggiunto” di Alvaro sulla V4 Rossa in Sbk. Altro discorso se invece qualche dubbio è sopravvenuto, soprattutto riguardo alla tenuta del pilota in condizione di pressione e di stress da leader del campionato e a “quanto va” davvero il pilota in una condizione particolare ma tutt’altro che rara, quella della corsa sul bagnato. Adesso, chi ride sotto i baffi (che non ha) è Jonathan Rea che con il passaggio di Bautista dalla Ducati alla Honda ha la strada spianata per incassare il suo quinto titolo iridato Sbk e con il probabile arrivo sulla Rossa-Casa dello scoppiettante (nel BSB) Scott Redding può già pensare al titolo numero sei nel 2020.

L’affermazione di Vespasiano: “Pecunia non olet” vale anche per Bautista che, a 35 anni, ha preferito un assegno sostanzioso (una cifra a sei zeri… più benefit) del colosso giapponese a un compenso della Casa bolognese più o meno pari (dicitur…) a un buon pilota del mondiale Moto3. Una vicenda gestita male e finita peggio, quanto meno per la Rossa che dopo aver perduto un pilota di valore, comunque all’inizio stagione fin troppo pompato dallo stesso staff di Borgo Panigale, rischia di perdere anche la faccia. E’ lungo l’elenco dei piloti in MotoGP e in Sbk giunti con la fanfara a Borgo Panigale e poi usciti a testa bassa e con strascichi polemici soprattutto con danni d’immagine per la Casa bolognese. Per mandar giù meglio il rospo, in Ducati dicono che Bautista ha scelto Honda per una “questione di soldi”. I soldi, si sa, contano e nelle decisioni spostano l’ago della bilancia anche per un pilota di valore che però, come in questo caso, non può non avere avuto assicurazioni sulle reali intenzioni della Casa dell’Ala dorata in Sbk. Quali intenzioni? Tornare in forza e riconquistare quel titolo delle derivate come accadde nel lontano 2002 con Colin Edwards. Moto e motore (4 cilindri in linea) nuovi non sono più solo sulla carta anche se altre volte agli annunci roboanti e ai propositi bellicosi non sono seguiti i fatti. Si vedrà. Alla fine del campionato 2019 mancano ancora quattro gare e Rea (433 punti) è pronto a fare il pieno. Spetta ad Alvaro Bautista (352 punti) e alla Ducati chiudere in bellezza, lasciando da parte screzi e … musi lunghi. In pista si scende per vincere. Sempre.

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