Phil Read, le 7 corone iridate del baronetto “fil di ferro”

L’inglese 7 volte campione del Mondo compie oggi 80 anni...

Phil Read, le 7 corone iridate del baronetto “fil di ferro”

Inglese non legato a sentimentalismi imperiali ma con il chiodo fisso della “corona “iridata”, nato a Luton l’1 gennaio 1939, compie oggi 80 anni Phil Read, sette volte campione del mondo nelle 125, 250, 500 (iridato anche del TT-F1 750 nel 1977), uno dei più grandi ed eclettici campioni di tutti i tempi. Pilota vincente in ogni cilindrata, a proprio agio su ogni tipo moto (a 2 e a 4 tempi, monocilindrica o pluri frazionata) e Marca: Emc, Bsa, Norton, Ajs, Matchless, Gilera, Yamaha, Benelli, Ducati, MV Agusta, Suzuki, Honda.

I risultati più eclatanti Read li ha ottenuti con le sibilanti pluricilndriche bianco-rosse 2 tempi (125, 250) dellaCasa dei tre diapason e con i bolidi (350 e 500) di Cascina Costa. La leggenda narra che Phil, col biberon in bocca, sprizzasse gioia da tutti i pori udendo il rombo cupo dei motori dei caccia bombardieri che in quei primi anni di guerra, senza sosta, salivano e scendevano dal vicino aeroporto militare.

Crescendo si arrabattò fra officine e motorini truccati, senza curarsi troppo dei grippaggi e delle ... cadute. Aveva in testa il chiodo fisso delle corse. A 17 anni, emulo del mitico Geoff Duke, il debutto in patria e l’anno dopo, nel 1958,il primo colpaccio a Mallory Park, battendo il più quotato 30enne scozzese volante Bob Mc Intyre che l’anno precedente aveva lottato per il titolo mondiale delle 500 con Libero Liberati (entrambi sulle Gilera 4 cilindri), titolo conquistato poi dall’asso ternano.

Da lì, per altre due-tre stagioni la classica carriera del centauro-zingaro del Continental Circus, con il salto nel Motomondiale nel 1961, quando a 22 anni compie il primo dei suoi tanti exploit battendo con una Norton privat nel “Junior TT” dell’Isola di Man un certo… Gary Hocking sulla MV Agusta 4 cilindri. Nel 1963, insieme a Derek Minter e a John Artle sale sulle Gilera 4 cilindri 500 rispolverate e riportate in pista dalla Scuderia Duke, dopo l’amaro forfait del 1957.

Phil Read, le 7 corone iridate del baronetto “fil di ferro”

Con i bolidi di Arcore Read infila tre podi iridati: terzo al TT, due volte secondo ad Assen e a Spa. Tanto basta per convincere Yamaha (la terza Casa del Sol Levante entrata nel mondiale seguendo le orme di Honda e Suzuki) a mettere sotto contratto l’inglese (125 e 250), in coppia con Fumio Ito e poi con Bill Ivy, Mike Duff ecc.

Io ho visto Read in azione per la prima volta nella 350 mondiale di Monza, proprio a fine ’61, in una dura bagarre fra una decina di indiavolati fra cui svettarono alla fine il 22enne inglese su una fior di Norton monocilindrica e il 24enne Silvio Grassetti sulla bianco-celeste bicilindrica Bianchi ufficiale. A fine gara Silvio si congratulò con Phil e poi nel box disse che l’inglese era davvero un osso duro e che sarebbe diventato presto campione del Mondo.

Già. L’asso pesarese e il fuoriclasse inglese incroceranno in seguito più volte le loro lame e i rispettivi destini, come ad esempio nella mitica corsa iridata 350 di Imola 1969 o nel mondiale 1971, in una 250 da bomba H: titolo vinto alla fine da Read dopo battaglie memorabili proprio con Grassetti (MZ) e con un nugolo di Yamaha capeggiate da Jarno Saarinen, Rod Gould, Barry Sheene, Teuvo Lansivuori ecc. Serbo tanti ricordi personali di Read, specie nelle sua corse in Italia: nel 1964 a Imola nella 500 con la sua Matchless quando per una imbarcata alla Rivazza nell’ultimo giro perse il podio a favore del mastino Mike Duff (i due si ritroveranno poi insieme alla Yamaha) in una corsa dominata dal tostissimo minuscolo argentino Benedicto Caldarella (Gilera 4 cilindri) davanti al coriaceo finisseur spoletino Remo Venturi (Bianchi bicilindrica).

Phil Read, le 7 corone iridate del baronetto “fil di ferro”

Nel 1968, nella serpentina di Ospedaletti, quando Phil passò gran parte della notte prima della gara nella hall dell’hotel ad armeggiare con il fido e mitico meccanico Ferry Brouwer sulla poderosa e scorbutica Yamaha 250 4 cilindri 2 tempi, dominando poi la corsa, l’indomani. Nel 1969, al TT, quando nella trattativa con il Conte Nardi Dei “tirò” fino all’impossibile sull’ingaggio per gareggiare con la Benelli 250 4 cilindri e, non del tutto soddisfatto, non… brillò in corsa, a differenza del compagno di squadra Kel Carruthers vincitore quel giorno e poi alla fine iridato sulla pluri frazionata pesarese.

Nel 1970, quando prima a Rimini sotto il diluvio cadde in staccata nella 250 infilandosi esamine nella variante del Gran Hotel e pochi giorni dopo a Cervia Milano Marittima minacciando di non prendere parte alla gara per problemi di … moneta e alla fine, partito per ultimo, trionfa con un inseguimento monstre, spinto da due ali di folla. Ci fermiamo qui, per questioni di spazio. In ogni situazione, sugli altari o nella polvere, Phil ha sempre mantenuto il proverbiale aplomb inglese, tale e quale a oggi, con gli stessi occhi birbi e fulminanti dei tempi d’oro, lo stesso sorrisino beffardo di chi ne ha appena combinata una delle sue, la stessa indomabile voglia di superarsi e di stupire.

Phil Read, le 7 corone iridate del baronetto “fil di ferro”

Sì, non parliamo di un “signor nessuno” ma di Phil “Fil di ferro”, all’epoca dei suoi trionfi infilato nel paddok a bordo della sua Rolls Royce e chiuso dentro una pelliccia da orso anche sotto il sole battente, un pilota duro in pista come pochi altri, e come pochi altri geniale e imprevedibile, sempre pronto all’abbordaggio decisivo. Un pilota che, in pista, dava poco valore alla propria pelle e a quella dei suoi avversari: baionetta fra i denti pronta all’uso e non sempre in modo ortodosso contro chi gli chiudeva la porta verso la vittoria, il tutto impreziosito da un non comune bagaglio tecnico derivato dal lungo apprendistato nelle corse locali e dalla gavetta del privat, da uno stile adatto per ogni moto da corsa - da “serpente”- da un talento e da una voglia di emergere da boia chi molla!.

Un talento naturale, un fuoriclasse. Si è misurato con Surtees, Hocking, Hailwood, Redman, Mc Intyre, Hartle, Minter, Phillis, Ito, Taveri, Ubbiali, Provini, Grassetti, Pasolini, Villa, Bergamonti, Gould, Bryans, Carruthers, Parlotti, Ivy, Agostini. Di Ago, in MV Agusta, nel 1971 fu … “gregario”, in una sarabanda di colpi e contraccolpi che quelli di 40 anni dopo fra Rossi e Lorenzo-Marquez possono paragonarsi a.. carezze per educande.

Phil Read, le 7 corone iridate del baronetto “fil di ferro”

All’epoca, la Casa varesina voleva dar la “sveglia” ad Agostini un po’ … rilassato e Read era quel che ci voleva in sella alla nuova 4 cilindri italiana. Si adattò così bene con la pluricilindrica di Cascina Costa da battere Mino e vincere due mondiali 500 nel 1973 e 1974 mancando quello del 1975 solo per un guasto meccanico.

Read è stato uno dei più grandi al Tourist Trophy inglese. Chiuse con le corse nel 1982 al TT, a 43 anni dopo 145 Gran Premi disputati, 52 vinti, 121 podi e qualche ruzzolone da cui ne uscì sempre miracolosamente. Oggi, quasi 50 anni dopo la “guerra” in pista, Agostini e Read si salutano con abbracci fuggenti nei revival, ma resta l’antica diffidenza reciproca. “Phil era molto aggressivo – ricorda il 15 volte iridato di Lovere – non guardava in faccia a nessuno.

Forse è l’atteggiamento giusto, però ci vuole anche rispetto. Invece lui se le cercava…”. “I don’t know”, ribatte il Baronetto fingendo di non conoscere la lingua italiana. Un “by-by” veloce fra i due super assi, da lontano, e ognuno va per la propria strada. Come se mezzo secolo non fosse passato. Tanti auguri, grande Phil! Il “fil di ferro” non ha neppure un filo di ruggine.

Phil Read, le 7 corone iridate del baronetto “fil di ferro”

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