MotoGP e dintorni, quel “ginepraio” dei contratti fra piloti e Team

La fretta, si sa, produce i gattini ciechi e con ben altra attenzione e ponderatezza forse si sarebbero evitati clamorosi divorzi, ad esempio quello fra Ducati e Lorenzo.

MotoGP e dintorni, quel “ginepraio” dei contratti fra piloti e Team
Nelle corse comandano i soldi. Quante volte lo abbiamo sentito dire dentro e fuori dei circuiti? E le trattative arzigogolate e da sfinimento per firmare un contratto fra pilota e Team-Casa-Sponsor? Dalla MotoGP all’ultimo dei campionati minori tutto gira attorno ai soldi perché il motociclismo resta sport complesso e costoso.

Una volta il rapporto fra pilota e Team (Casa) era sancito da una stretta di mano. Oggi – per i piloti professionisti (oramai tutti i partecipanti al Motomondiale lo sono) è gestito da schiere di avvocati e professionisti di varie discipline perché ogni particolare conta e va analizzato sotto ogni risvolto: di qui clausole di ogni tipo, anche cervellotiche per essere tutelati ed evitare … trabocchetti.

Tuttavia, ciò non garantisce l’obiettivo di un rapporto sano e proficuo per le parti, tant’è che spesso i contratti – per diversi motivi – saltano. Quindi c’è anche il problema delle clausole di rescissione con o senza … multe. Oramai c’è un ginepraio legale dove il rapporto fra i protagonisti è così complesso da non poter più tirar fuori il famoso bandolo della matassa.

C’è anche (o soprattutto) la spada di Damocle delle tasse, per cui ognuno cerca scorciatoie per avere meno brutte sorprese (di varia natura) possibili. La questione si complica perché nei Paesi ci sono regimi fiscali diversi. Le questioni contrattuali fra piloti e Team-Case sono una componente sempre più importante nel motociclismo degli ultimi anni. Per decenni, i piloti che firmavano un contratto sostanzioso anche sotto il profilo economico con una Casa diventando corridori “ufficiali” si contavano nel mondo sulle dita delle due mani e i piloti italiani inquadrati con compensi e diritti-doveri erano mosche bianche. Ciò perché la “torta” era scarsa e il motociclismo (campionato mondiale e campionati nazionali) viveva grazie agli investimenti fatti dalle Case (che pagavano tutto di tasca propria, spesso fino alla benzina per i loro bolidi…), dagli ingressi del pubblico nei circuiti, dai sussidi (scarsissimi) della Fim e delle Federazioni nazionali. L’osso aveva quindi poca polpa che andava ai pochissimi campioni lasciando a tutti gli altri solamente briciole.

La rivoluzione – una copia più o meno riuscita della Formula 1 automobilistica - è arrivata con la gestione “privata” della Dorna che ha imposto, fra l’altro, un Motomondiale a numero chiuso, con solo tre categorie, con la MotoGP volano del Circus. E’ nato così il motociclismo show-business retto sostanzialmente dagli introiti dei diritti televisivi e supportato da grandi sponsor, una torta sostanziosa divisa dalla Dorna con fette ai Team in funzione dei risultati (e non solo…) e con benefici per tutti o quasi nel giro del Circus.

Più volte abbiamo affrontato la questione, non priva di buchi neri e contraddizioni, per un motociclismo a mo’ di triangolo, con una piccola punta dorata (girano grandi interessi e montagne di soldi) e una base ampia economicamente sempre più sguarnita fino alla situazione nota dei “piloti con la valigia” – una maggioranza - senza i quali le corse e i campionati come li vediamo oggi, non esisterebbero. Nel ginepraio delle corse corrisponde il ginepraio contrattuale.

La medaglia ha sempre due facce e, per esempio, il grande pilota che firma un contratto economicamente sostanzioso con “diritti” da … sceicco, deve però sottostare a “doveri” che ne limitano il proprio modo di agire (e di dire ecc.) dentro e fuori le corse. I premi e i benefit contrattuali incidono sulle entrate del pilota e derivano non solo dai risultati in pista perché a volte basta una intervista sbagliata a sforbiciare il budget. In alcuni sport – F1 in testa – i contratti sono depositati alla FIA così che è la federazione a fare da “garante” fra piloti e Team.

La stessa federazione, in tal modo, conosce tutti gli aspetti contrattuali fra i protagonisti del campionato. Ciò vale anche per il gestore del Campionato F1 che quindi – conoscendo ogni particolare contrattuale – ha un potere che fa spesso valere incidendo sulle fortune dei piloti e delle squadre. In maniera minore succede anche nel Motomondiale dove Dorna “dice la sua” incidendo direttamente e indirettamente nell’accasare piloti e nel definire schieramenti. Nel Motomondiale, ad esempio, c’è la questione spinosa dei contratti firmati dai piloti troppo in anticipo, anche molto prima di metà del campionato in corso. Riguarda anche i big, come dimostrato quest’anno da Rossi, Vinales, Lorenzo, Marquez, Bagnaia ecc. Una pratica estesa anche alla Moto3. La fretta, si sa, produce i gattini ciechi e con ben altra attenzione e ponderatezza forse si sarebbero evitati clamorosi divorzi, ad esempio quello fra Ducati e Lorenzo. Sono questioni importanti che riprenderemo presto.

MotoGP e dintorni, quel “ginepraio” dei contratti fra piloti e Team

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