SBK crisi, la “ricetta” di Chaz Davies

Il 31enne asso gallese ha una idea tutta sua su come ravvivare il sempre più spento mondiale SBK...

SBK crisi, la “ricetta” di Chaz Davies

Chiuso male a Losail il mondiale SBK dominato per la quarta volta consecutiva dal binomio Rea-Kawasaki, si guarda avanti cercando di capire cos’è che non va di questo campionato che perde colpi e come porvi rimedio. Al capezzale del malato c’è un andirivieni di chi, per professione o solo per passione, tenta la diagnosi proponendo terapie che per lo più sono la classica toppa peggio del buco.

L’ultimo – in ordine di tempo - a scendere in campo nella ardua tenzone è il pilota ufficiale Ducati Chaz Davies. Il 31enne asso gallese ha una idea tutta sua su come ravvivare il sempre più spento mondiale SBK, di fatto tagliando le ali a chi vola più alto per essere raggiunto da chi non gliela fa a salire. “Le corse sono diventate noiose – chiosa Chazperché la Kawasaki fa una gara a parte. C’è una Casa che ha tutte le carte in mano, se non fanno qualcosa continueremo a non divertirci”.

Che fare, dunque? Davies lancia l’allarme e avanza la sua ricetta:

“Bisogna riequilibrare il campionato. Innanzi tutto si deve impedire alla Kawasaki di omologare per il 2019 il nuovo modello ZX-10R negli ultimi anni è la quarta volta che succede. Ducati, dal 2013, ha sempre corso con la stessa moto”

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E’ davvero così? Da sempre nelle corse si cerca di tirar fuori dal motore e dallo moto il massimo di potenza e di velocità, per andare più forte, abbassare il tempo sul giro, vincere. Certo, ciò nell’ambito dei regolamenti, cui spetta il compito di evitare eccessi di vario tipo. Quei regolamenti più volte adoperati anche in SBK e che proprio per la stagione appena conclusa sono stati usati con l’accetta per “rallentare” la dominatrice Kawasaki con il tetto dei giri (1.000 giri in meno), 20 CV in meno di potenza ecc.

Addirittura si sono avuti regolamenti extra tecnici – che dire farlocchi è poco – quali ad esempio l’inversione della griglia in Gara 2 per i primi tre classificati di Gara 1. Il risultato? Niente di niente. Leggere oscillazioni. Tutto come prima, con il dominio ripetuto di Rea-Kawasaki. E’ una storia nota. Il campionato 2018 si è chiuso con Rea (Kawasaki ufficiale) primo con 520 punti davanti a Davies (Ducati Casa) 348 punti, a V. Der Mark (Yamaha) 324 punti, a Sykes (Kawasaki ufficiale) 294, Melandri (Ducati Casa) 286 punti. Numeri come pietre. Rea ha fatto (ancora) la differenza. Senza Rea la pur fortissima “Verdona” non avrebbe vinto il titolo iridato, tanto meno avrebbe dominato.

La controprova viene (anche) dai risultati di Sykes. Ducati ha chiuso in sordina l’era del bicilindrico Panigale, moto datata, ma “gran moto”, sempre competitiva, capace ancora di vincere (lo hanno fatto anche quest’anno Melandri e lo stesso Davies) scontando un po’ di jella e soprattutto gli “alti e bassi” dei suoi due piloti ufficiali.

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Lo stesso Davies, al di là dei postumi di infortuni da cadute, ha alternato (poche) prestazioni di assoluto rilievo con (molte) altre sbiadite, alcune da dimenticare. Non sono forse mancate in più di una occasione motivazione e convinzione? Ecco. La soluzione non sta nel mettere altra zavorra a chi va più forte (Kawasaki) ma fare quel salto di qualità che da Ducati ci si aspetta con l’ingresso della attesissima inedita Panigale V4 R, già in pista per i prossimi test di metà novembre.

Che ne pensa Chaz della nuova Rossa? “La moto nuova da sola non è abbastanza”. Un segnale di scarso entusiasmo? Perché? E’ questo il miglior approccio per l’avvio della nuova avventura? Melandri se ne va ma a Borgo Panigale arriva col vento in poppa quell’Alvaro Bautista reduce dalla gran prova di Phillip Island sulla Ducati MotoGP dell’infortunato Jorge Lorenzo. Sarà questo, per Chaz, il problema?

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