SBK mondiale 2019, italiani “out”? Non confondere l’effetto con la causa

La SBK si prende due mesi e più di ferie ritrovandosi in pista con più interrogativi di prima e con nuvoloni gonfi di incognite che non lasciano ben sperare in un futuro migliore.

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Adesso, con Marco Melandri e Lorenzo Savadori forse a piedi dal 2019, tutti a gridare che la SBK è in crisi. Ma il mondiale delle cosiddette derivate di serie non è in crisi perché i nostri due attuali principali piloti non hanno (al momento) una moto ufficiale per la prossima stagione. E’ caso mai il contrario. La crisi della SBK produce anche questi effetti: adesso appiedando due piloti di cui si può dire tutto ma non che non fossero “protagonisti” alla pari di altri, presto convincendo due Case gloriose come Aprilia ed MV Agusta che il gioco non vale più la candela, quindi mettendo in conto di dare forfait, forse addirittura dalla prossima stagione.

Tutto ciò dopo che tanti segnali, almeno in questi ultimi due-tre anni, indicavano lo stato di salute sempre più precario di un campionato privo di identità cercando di recuperare appeal e interesse con regolamenti-bluff e trovate da gare della ruzzola, con gli spalti desolatamente vuoti (come a Misano, ma come sostanzialmente ovunque in ogni altro Paese) e con un audience televisiva in continua erosione, se non a picco. Come noto, entrambi i massimi campionati di velocità (Motomondiale-MotoGP e Sbk) sono gestiti dallo stesso promoter (Dorna): ciò, invece di rappresentare un valore aggiunto ha via via penalizzato la SBK, ridotta a categoria di serie B, parente povero di una MotoGP da anni in espansione, con in pista i migliori piloti e le principali Case, grande pubblico negli autodromi e forti coperture mediatiche e audience tv e conseguentemente sponsor di nome e munifici e un Circus con “luminarie e cotillon” e soldi in abundantia.

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Il paddock della SBK è meno “guarnito” non per scelta, volendo far rivivere il passato di un motociclismo più… umano, bensì per necessità, perché girano meno soldi. Non bastasse, ci si mette pure un calendario … “scellerato”: dall’ultimo nono round di Misano al prossimo appuntamento di Portimao (14-15 settembre) la SBK si prende due mesi e più di ferie ritrovandosi in pista con più interrogativi di prima e con nuvoloni gonfi di incognite che non lasciano ben sperare in un futuro migliore.

Non servono pianti di coccodrillo e correttivi di facciata, ma svolta vera. Non torniamo su proposte più volte avanzate di cui attendiamo ancora risposte. Si deve partire da una constatazione: oggi la SBK non è né carne né pesce. Un passo “avanti” la porta a una copia della MotoGP, un passo “indietro” la porta a copia delle Superstock, forse lo sbocco necessario per aumentare partecipazione, interesse, show e per diminuire i costi.

C’è la questione del format rivisitando alcuni aspetti: una Superpole più caratterizzata, il riposizionamento delle due gare in due giorni diversi e, non ultimo, il costo del biglietto ecc. C’è, lo ripetiamo, una questione di “identità”: la SBK va ripensata e ridisegnata all’interno di una visione strategica più generale in un rapporto diverso (più diretto e complementare o tranciando ogni legame?) con la MotoGP.

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Come già scritto un mese fa: “Oggi la SBK ha scarsa visibilità perché ha scarso appeal e ridotta credibilità. Manca di un campione-star, il portabandiera, l’interprete mondiale della categoria. Se in MotoGP il testimonial è da anni Valentino Rossi, qui il pilota-campione espressione del campionato non c’è (più). C’è un problema di “riconoscibilità”, di “qualità” (anche dei suoi piloti), di “passione” collettiva.

Manca il filo conduttore che lega corsa e appassionato, pilota e fan, moto-marca e utente ecc. Chi, fuori dallo zoccolo duro degli aficionados, sa dire i nomi dei primi dieci piloti SBK? Chi conosce le loro carriere? Lo show-business-sport di massa ha le sue esigenze e le sue regole, altrimenti addio massa, addio sponsor, addio soldi, si spengono le luci”. Serve quindi un campionato delle derivate di serie “diverso”, “altro”, marcando la differenza fra le attuali SBK e le altre discipline di “contorno”, da ridurre anche di numero. Serve una rivoluzione portando aria nuova, nuovi (giovani) piloti, una diversa strutturazione e articolazione tecnica, di cilindrate ecc. In SBK arriva Alvaro Bautista in sostituzione di Marco Melandri? C’è chi spera anche nell’ingresso di Dani Pedrosa. Bene. Ma non è questo il supporto che ci si aspetta dalla MotoGP, non è questa la scossa per ravvivare una SBK in stato pre comatoso. Non è il momento delle scorciatoie né dei palliativi. Serve coraggio. Soprattutto la volontà di credere che la SBK sia ancora utile e abbia un ruolo e un futuro.

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