Le Iene, le minimoto e quella ricerca al sensazionalismo..

Un servizio che ha raccontato solo uno spaccato di un mondo come quello delle minimoto, dipinto in maniera cattiva e senza scrupoli.

Che peccato. Difficile trovare ulteriori esclamazioni dopo aver visto quanto proposto da il programma di Italia Uno, le Iene, nella seconda serata di martedi 3 ottobre. Poteva essere un’occasione importante per mostrare i problemi di un movimento che cresce, ma anche il lato bello, passionale, didattico. Scusate, non vi abbiamo ancora detto a cosa ci riferiamo. Ed allora, riavvolgiamo il nastro:

In studio, a bordo di una minimoto, Teo Mammucari si presenta al cospetto di Ilary Blasi. Da poco è passato il bailamme mediatico generalista sulle condizoni della gamba di Valentino Rossi ad Aragon, che tanto scalpore ha creato in questa nazione di Ortopedici, che immediatamente parte una ulteriore “inchiesta” da parte del programma di Italia Uno: l’affascinante, romantico, mondo delle moto e delle competizioni nella sua fase più embrionale. E’ quella della passione, quella delle minimoto, di futuri campioni in erba e dei loro genitori, ancor più smaniosi di veder realizzati i (loro?) sogni nelle gesta dei figli.

Ora, su questo mondo ce ne sarebbe da parlare per ore e ore tanta è la vastità del discorso. Incuriositi dal servizio dunque, cerchiamo di capire con vivo entusiasmo, dove vuole andare a parare. Si analizzerà il rischio di questi giovanissimi? Si, chiaro. Si vorrà mostrare l’enfasi dei genitori? Certo indubbio. Però si farà vedere la passione, la velocità, la correttezza tra i bambini nel paddock che giocano. D’altronde, quante volte le reti generaliste hanno mostrato le belle sfide di Valentino Rossi da piccolo con la tartaruga ninja sul casco, o i duelli – duri ma corretti – tra Andrea Dovizioso e Marco Simoncelli da bambini? A ripetizione.

Certo, l’introduzione da studio, il cosidetto lancio, un po’ preoccupava: le gesta di Rossi a 20 giorni da un intervento con dei bambini. Cosa c’entra? La risposta non tarda ad arrivare.

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Il servizio inizia con le tabelle classiche de le Iene: Baby Fast and Furious. Ora, partendo dal presupposto che “fast and furious” era un film di macchine che nulla centra con le moto, si percepisce già il trattamento: si vuole far capire che si parlerà di un mondo fatto di piccoli demoni su due ruote, furiosi quanto veloci. Spregiudicati, spietati.

Il servizio analizza delle gare di minimoto in cui si fa capire come a questi ragazzini, campioni in erba, vivano sotto l’egida di genitori – e ci mancherebbe altro – che farebbero di tutto pur di farli diventare dei campioni. Dunque si prendono gli esempi di alcuni genitori – due, tre – e si fa raccontare a loro questa esperienza.

E’ un mondo che si apre quello delle minimoto dove viene dipinto un quadro che nemmeno nelle gare clandestine: “devi passare con le buone o con le cattive” “io da quando non vado più in moto vivo per le sue gare” “è caduto e si è fatto male? Fa nulla, risali in moto e corri”.

Ora, il servizio è a disposizione (a questo indirizzo il link se volete vederlo) dunque inutile ripetere troppo certe frasi.

Quel che dispiace vedere è però come questi bambini abbiano interiorizzato tutti questi preconcetti assolutamente pericolosi ed in taluni casi anche diseducativi. Concetti come “la vittoria ad ogni costo, anche puntando la pedana dell’avversario per farlo cadere”. Concetti come quello di un bambino che raccontava “eh ma anche se mi fa male il naso si corre. Papà mi voleva portare al pronto soccorso, mamma mi ha messo un po’ di ghiaccio e via” e via dicendo.

Ora, partendo dal presupposto che chiunque da bambino, cadendo si sia graffiato il viso, il naso, la testa con la bicicletta e non solo (non ultimo Enea Bastianini che ha corso con il volto graffiato dopo un incidente estivo in motorino), dobbiamo andare al nocciolo della questione.

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Nel servizio, un graffio sul naso diventa un fatto gravissimo, quasi da codice rosso. Come? Montaggio, tono…in gergo tecnico si parlerebbe di “trattamento della notizia”…

Allora sorge il dubbio: la realtà dipinta è la realtà effettiva?

La risposta è la seguente: si certo, altrimenti significherebbe che le Iene avrebbero raccontato il falso e questo noi non lo affermiamo, anzi. Le Iene raccontano la realtà si…ma quella non è la “unica e sola” realtà, ed è in questi puntini di sospensione che il programma – non tenuto a fare Informazione lo ricordiamo – ci ha ricamato per bene sopra.

Dicevamo, quella realtà dipinta che c’è ed è ben evidente: è quella degli enormi sacrifici di una scalata per certi versi impossibile di tutti questi piccoli campioni in erba. 600 ragazzini, di cui forse 10 capaci di diventare come gli idoli che vedono in televisione.

E’ quella realtà raccontata anche su facebook da celebri padri di piloti che corrono oggi il mondiale che hanno sottolineato come gasavano i figli fino al limite per farli andare più forte possibile, al limite del consentito in pista. Giusto o sbagliato che sia.

E’ di conseguenza la realtà di un bambino che ti dice “io quello lo butto fuori” e per chi vive il mondo delle minimoto non è una sorpresa. Brutta, ma non una sorpresa.

E pur vero però che, se ci fosse stato un servizio completo, approfondito, si sarebbe dovuta mostrare maggiormente – e non raccontando dei bambini che giocano nel paddock per pochi secondi – che come in tantissimi sport vi sono gli eccessi, gli estremi dei genitori, e dei figli.

No, qui no. Si è voluto raccontare la storia, in un certo frangente ed in certi momenti – il più delle volte concitati – di due-tre bambini e dei loro genitori come fosse la realtà totalizzante di un mondo intero. Qualcosa non torna..

Un bambino non può avere la percezione giusta, chiara e matura delle conseguenze, di cosa significhi un concetto del genere. Un bambino vuole vincere, e se viene “giustificato” nel compiere qualcosa al limite, ancora meglio. La legge – leggi i genitori – hanno dato il consenso, rimanendo nei limiti del regolamento. Se viene ripreso e mandato in onda praticamente solo questo (oltre ai giorni di scuola saltati ad inizio servizio) il gioco è fatto.

Della passione? “No, il 90% è frustrazione dei genitori”...buio sul servizio che va a nero per far rimanere più incisa la frase. E poi la descrizione: 100 km/h in moto (cosa non vera per quella età), il rumore “assordante” i sorpassi “spericolati”….

E’ un peccato che non abbiano parlato con istruttori e membri della federazione per dire. Ed allora, ci viene in mente la chiacchierata che facemmo con David Sassone, ex pilota e formatore della Federazione mesi orsono, quando ci parlava di “insegnamento alle regole” per i ragazzini che iniziano un percorso formativo, di rispetto all’avversario e per la pista, e del grande lavoro in tal senso quando questi ragazzini salgono sulle prime moto da “grandi” nel pre-moto3 per dire.

Ci vengono in mente le parole di madri e padri e di organizzatori che sui social hanno sollevato la loro rabbia, pronti a difendere uno sport che amano con sacrificio e dedizione verso i figli senza per questo giungere ad eccessi che con lo sport hanno poco a che vedere, pur mantenendo l’entusiasmo perfino eccessivo visto anche in quel servizio.

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Non è un capo d’accusa verso un genitore o un’altro, perchè sappiamo benissimo che un genitore farebbe sempre e comunque il bene per i propri figli. Non vogliamo assolutamente puntare il dito verso talune persone anzi, perchè – e questo punto è fondamentale – lo stesso papà del protagonista del filmato nel momento in cui il suo giovane pilota rientra ai box dopo aver perso una gara per un problema tecnico, lo incita immediatamente ad andare ad abbracciare il suo avversario.

Certo, momento marginale se sopra e sotto il servizio si continua a parlare di Baby Fast and Furious. E’ questa la disparità che non piace. La nostra critica va nel modo in cui una trasmissione ha dipinto esclusivamente la faccenda. No, questo sensazionalismo, questa luce proiettata esclusivamente su uno spaccato di una realtà non ci è piaciuta per niente.

Peccato. Si poteva raccontare la vicenda in maniera ben più aperta, raccontando alla stessa maniera queste problematiche – ben presenti e innegabili – ma anche alla stessa maniera la vita da paddock dei bambini, dei genitori, il ruolo educativo di una federazione in alcuni frangenti, la passione di questi bambini nell’emulare le gesta.

Perchè il mondo delle minimoto, come tutti i “mondi” ha i suoi lati oscuri certo, ma anche i suoi lati belli. Anche perché se si va sui campi di calcio giovanile ne succedono anche di peggio, anche se lì i ragazzini non rischiano la vita, certo. Ma l’atteggiamento di molti genitore è addirittura peggiore…

La FMI risponde a Le Iene

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La questione riguardante il servizio de il programma Le Iene ha attivato anche in prima persona la Federazione Motociclistica Italiana che, nella serata di ieri, ha voluto dissociarsi attraverso una nota ufficiale.

In seguito alla messa in onda del servizio sul mondo delle Minimoto trasmesso su Italia 1 in data 3 ottobre la Federazione Motociclistica Italiana prende le distanze da un servizio che fa apparire il mondo delle Minimoto come un “circo” senza regole e dove il rischio viene enfatizzato, addirittura imposto e portato a livello di spettacolo.

Nello specifico, lo stesso Giovanni Copioli ha voluto commentare l’accaduto:

Sono molto dispiaciuto ed amareggiato per l’immagine delle Minimoto scaturita da un servizio superficiale e non corrispondente alla vera realtà . Le Minimoto sono parte fondamentale del nostro sport e da anni è seguito e regolamentato in modo attento e professionale. Non a caso tutti i più grandi campioni hanno iniziato così. Ad iniziare da Rossi, fra l’altro chiamato in causa come “cattivo esempio” avendo corso con una recente frattura. Il mondo delle Minimoto, ripeto primo gradino fondamentale per far crescere nuovi talenti di un sport riconosciuto dal CONI, è stato certo raccontato meglio in altre occasioni.

Voglio ringraziare invece tutte le donne e gli uomini che di questo mondo fanno parte, per l’impegno e la passione che mettono sempre a disposizione per far in modo che dei giovani possano formarsi attraverso un’attività sportiva nella quale si apprendono sacrificio, lealtà e rispetto delle regole. Festeggiamo quindi i nuovi campioni italiani e guardiamo con ancora più impegno ed entusiasmo alla prossima stagione 2018

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