SBK Imola 2017: sette bandiere rosse. Qualcosa non va...

Una maggior "educazione" per i giovani, una accortezza maggiore su una pista come quella del Santerno. E perchè non pensare alla safety Car come nel British Superbike?

IMOLA, ITALY - MAY 13:  Lorenzo Savadori of Italy and Milwaukee Aprilia leads the field during the Race 1 during the FIM Superbike World Championship - Race 1 at Enzo and Dino Ferrari Circuit on May 13, 2017 in Imola, Italy.  (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Parli di Imola e non puoi fare a meno di emozionarti. Poco da dire, le rive del Santerno sono l'espressione del motorsport. Ma se la Formula Uno ha da tempo abbandonato l'Enzo e Dino Ferrari, la Superbike è tornata dal 2009, dopo un periodo di beghe in seguito a quel capolavoro di corsa che si mostrò nel finale di stagione 2002. Imola è una pista da Superbike, inutile girarci intorno. Prima della domenica di gare, l'articolo più consono sarebbe stato quello di un pubblico ben presente fin dal sabato, con tribune piene e festanti.

Insomma, uno spot eccezionale per le derivate di serie che - intendiamoci - non stanno vivendo il periodo più florido. E' evidente come il circuito del Santerno sia in grado di far esprimere al meglio l'animo di questo Mondiale, oramai da (troppo) tempo combattuto tra Kawasaki e Ducati. Già, sarebbe stato un articolo che avrebbe richiesto anche una Imola di nuovo sul finire della stagione. Poi però...sette bandiere rosse. Sette stop che fanno il paio con quanto già visto in alcune manche passate di questa stagione. Tante cadute, ma sopratutto già troppi trasporti in ospedale.

Ed allora una riflessione sembra necessaria, a partire dal presupposto che "Motorsport is Dangerous". Lo sappiamo, ne siamo coscienti.

Anzi, il rischio è parte integrante delle due ruote e ne esalta il fascino. E' indubbio però che se in una giornata si arrivi a sette bandiere rosse, qualcosa non va. Sicuramente un circuito del genere, pur rispettandone i parametri, non ha quegli standard di sicurezza elevatissimi che le ultime costruzioni hanno, così come sicuramente la direzione gara avrà cercato una via più prudente dopo il brutto incidente di Eugene Laverty al sabato, con la moto che alla Rivazza è letteralmente esplosa. Già ma se ogni evento fa storia a se, c'è una ripetitività che ultimamente sta diventando forse "troppo ripetitiva" (perdonateci il gioco di parole).

Il pensiero va ad esempio alla disavventura di Luca Marconi (ancora in osservazione all'Opsedale di Bologna, ma con una Tac fortunatamente negativa e fratture escluse), investito in Stock1000, dopo l'episodio di Marvin Fritz ad Assen. Due bandiere rosse in Stock1000 dove molti giovani cercano di mettersi in mostra, talvolta eccedendo in "entusiasmo", altrettante in Supersport, con Rolfo sfortunato protagonista. E che dire anche della rossa in Superbike dove un pilota esperto come Badovini ha letteralmente esploso il motore inondando la pista dalla variante alta alla Rivazza, attirandosi anche le critiche di Sykes. Ecco, chi ha corso ad Imola, sa che in un tratto del genere togliersi "di mezzo" è veramente complicato. Con una gomma inondata e sporca, uscire di tratiettoria di colpo, oppure spostarsi siginifica, con estrema probabilità, innescare una scivolata multipla, una carambola. Anche perchè, bisogna prendere una decisione in pochi istanti. Questo da l'idea di una pista come Imola.

Un conglomerato di situazioni pericolose e "scomode" che hanno quindi spezzato lo show, al netto degli infortuni che tengono sempre con il cuore in gola. Per quanto riguarda lo spettacolo dunque, cosa fare? C'è chi ha proposto la Safety Car, già presente nel BSB ed in Formula Uno, ed in effetti non sembrerebbe essere un'idea malsana. Per situazioni come le cadute in gara in Supersport alla variante bassa e alla Tosa o come l'olio di Badovini, sarebbe stato un toccasana anche per saggiare fin da subito le condizioni della pista ed elimiare anche la situazione da stress da "ripresa".

Il fatto che la Safety Car sia presente in Inghilterra nel British Superbike non è casuale, e non per la spericolatezza dei piloti - su quello ci torneremo - ma proprio per la natura di molti circuiti, alla fine non così dissimile da quel che rappresenta Imola. Ed allora? L'ultimo round è stato sicuramente un caso estremo, ma è anche vero che tutte queste bandiere rosse hanno da un lato rovinato lo spettacolo per pubblico a casa ed in pista, abbia comportato uno stress enorme per tutti i piloti, oltre al fatto che, nel caso di incidenti, la bandiera rossa è stata figlia di eventi a cui bisogna cercare di ovviare il più possibile, rimanendo consci della pericolosità del motorsport.

In Stock 1000 non si può avere - al netto della casualità degli imprevisti - due piloti in ospedale in due gare. Non si tratta di voler "castrare" i piloti, quanto forse educarli maggiormente, cosa sottolineata nel recente passato anche per i giovanissimi della Supersport300. In Moto3 si notano piloti - seppur giovanissimi - comunque più maturi. In Moto2 durante le primissime stagioni, le carambole pericolose erano all'ordine del giorno. Ora c'è una maggior maturità della classe, grazie anche ad interventi ed una selezione maggiore, senza però aver perso in termini di spettacolo.

Non abbiamo di certo la bachetta magica, ne la presunzione di pensare di avere la soluzione. Queste sono solo riflessioni a margine di un evento e di una pista come Imola che detiene lo spirito della Superbike e che quindi, sorvegliando sulla sicurezza, devono rimanere protagoniste del Mondiale Superbike. E le tribune di Imola, non ce ne voglia una Aragon, erano pronte a dimostrarlo.

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